Autore Topic: Che libro state leggendo?  (Letto 511067 volte)

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Offline xkp

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Re: Che libro state leggendo?
« Risposta #5955 il: 20 Mar 2023, 08:20 »
Possessione
di Antonia Susan Byatt
1,5/5
Ci sono pochissimi momenti degni di nota nel libro, che annegano in una marea di "noiosita'" varie.
Certo ci vuole coraggio a scrivere non di uno ma di ben due poeti inventati e spacciarne addirittura uno come il migliore del proprio secolo, e non solo inventarne le storie ma anche le poesie.
Oddio, o coraggio o stupidita'.

Tra le altre cose, a chi ha l'edizione cartacea volevo chiedere una cosa.
Ma anche sul vostro libro verso pagina 359 c'e' questo pezzo:"il frutteto fradicio, il muro di pietra, affiorante in uno spesso muro di nebbia, con forme arrotondate, come pietre di nebbia."? Perche' io credo sia un refuso della mia versione elettronica che ha incasinato le parole.

L'acquaiola
di Carla Maria Russo
4/5
E' da un po' di tempo che mi incuriosiscono i racconti che narrano della miseria passata dei paesini del sud, chissa' forse nostarlgia piu' che dei luoghi dai quali sono felicemente scappato,quanto dai ricordi di un epoca ormai dimenticata se non nei lontanissimi ricordi dei racconti dei nonni o dei gentori.
E cosi' ho letto anche questo libro e devo dire che mi e' piaciuto molto.
L'unica piccola pecca e' che si ha l'impressione che le varie vicende del "destino" siano un po' troppo guidate dall'autrice, togliendo forse un po' di verosimiglianza alla storia.
Ma non e' detto che sia cosi', sappiamo bene quanto la realta' spesso superi la fantasia nelle umane vicende.
Detto questo devo aggiungere che sono grato al libro anche per un altro motivo: ho trovato mio padre nella descrizione finale di "Linu'" e del suo voler aiutare la povera gente del paese. Non tanto per il gesto in se quanto per la spiegazione delle motivazioni che la spingevano a farlo. Probabilmente erano le stesse di mio papa', essendo in pratica anche lui un figlio di NN o quasi.
E ovviamente di mio papa', leggendo quella parte, ho sentito ancora forte la mancanza.


Il vichingo nero
di Bergsveinn Birgisson
2,5/5
Sicuramente difficile da seguire, visto che per essere apprezzato pienamente richiederebbe una discreta conoscenza almeno dell'islandese e del norvegese antico, oltre che una dimestichezza che sicuramente non ho con la topografia dell'islanda (anche se in quest'ultimo caso il libro mostra delle cartine che aiutano un po').
Detto questo, se si riescono a superare le parti alla "Silmarillion" dove vengono elencati gli alberi genealogici di antichi vichinghi (parti sicuramente necessarie alla ricerca dell'autore ma decisamente noiose per il lettore) il succo del libro e' sicuramente interessante cosi' come la descrizione dei mille modi usati dall'autore per tentare di ricostruire le vicende del suo lontano antenato "pelle scura".


Un giorno come un altro
di Shirley Jackson
2/5
Mi piacciono i racconti come genere narrativo, trovo per certi tipi di situazioni siano molto piu' efficaci del romanzo.
Ed in piu', se e' difficile trovare in una raccolta racconti tutti di qualita' elevata, ce ne e' sempre almeno uno degno di nota.
Purtroppo non e' questo il caso perche' in tutti i racconti ho trovato almeno uno dei seguenti elementi che non ho affatto apprezzato.
Innanzitutto la presenza di una strana forma di "destino" che, dove non e' proprio magico, (in alcuni casi comprende fate e folletti), e' comunque in maniera cosi' esageratamente pilotata dall'autrice da risultare sempre troppo fasullo.
La descrizione di un ambiente sociale troppo"american dreams" che forse poteva apparire realistico all'epoca ma che, anche tenendo conto di qualcosa di invecchiato male, non mi sarei aspettato da una scrittrice diventata (giustamente?) famosa per un horror.
Infine la tendenza a lasciare il finale del racconto aperto, anche qui in maniera talmente esagerata che in pratica ad ogni fine pagina col punto ci si ritrova a sperare "fai che non finisca qui", e il fatto che questa sia l'unica traccia di tensione che la lettura sia in grado di dare non depone a suo favore.

Il miniaturista
di Jessie Burton
1,5/5
Ho gia' perso abbastanza tempo a leggerlo, non credo meriti anche del tempo per una recensione.
Anche se vi piacciono i romanzi storici, c'e', per fortuna, decisamente di meglio in giro.



Perfect day
di Romy Hausmann
3,5/5
Nessuna sbavatura dall'inizio alla fine. Storia ben congeniata e costruita, personaggi non banali. Consigliato sicuramente agli appassionati del genere.
Vabbe' non c'entra molto ma la canzone di Lou Reed la adoro, mi pare ovvio per quanto e' bella.


Fame d'aria
di Daniele Mencarelli
4,5/5
Crudo, duro, bello.
Una mezza stella in piu' per l'assoluta mancanza di qualsiasi tentativo di addolcire una pillola amarissima.
P.s.: spero questo libro mi aiuti anche a ricordare di comportarmi meglio con una persona verso cui sono stato troppo spesso, per mia superficialita', insofferente.

Canon Inverso
di Paolo Maurensing
4/5
Una mia amica ha detto:"e' un libro che avrei voluto scrivere io".
E' la stessa cosa che ho pensato io. Sono quindi molto felice di averlo almeno letto.


Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana
3,5/5
Ho provato, durante la lettura di queste lettere, non tanto a mettermi nei panni dei condannati, visto che sarebbe sin troppo facile provarci e sin troppo difficile, anzi impossibile riuscirci.
E neppure nei panni dei carnefici, troppo mi fanno schifo.
Ho provato invece a mettermi nei panni di quelli, e sono tanti, sono sempre di più, sono ormai maggioranza nel paese, che sostengono che in fondo non c'era poi così tanta differenza
tra le due parti in causa, che non c'era differenza tra chi difendeva un'idea di sopruso, violenza e morte e chi un'idea di giustizia e libertà, che non c'era e non c'è neanche oggi differenza tra invasore e invaso.
Il primo pensiero che si può fare mettendosi in questi panni è che ovviamente queste lettere siano state scelte, selezionate apposta dai "vincitori" per far apparire i partigiani in un certo modo, e falsando la realtà.
Ed io questo lo voglio anche ammettere come possibile.
Potrebbero aver falsificato qualche lettera, magari anche solo togliendo qualcosa?
Ok ammettiamo pure questo.
Quello che è impossibile è che le abbiano falsificate tutte, ci sono troppi nomi, cognomi, luoghi, eventi.
E se c'è qualcosa di particolare in questo libro che di lettere ne contiene centinaia, è che tutte si assomigliano, tanto da sembrare di leggere quasi la stessa lettera,
sebbene con le dovute differenze, quelle che si possono trovare quando chi scrive è un diciottenne (il più delle volte) o un uomo maturo, un contadino o un professore universitario.
L'effetto credo sia in parte dovuto alla comune e terribile situazione in cui tutti loro si trovano: a poche ore, talvolta pochi minuti dalla morte certa.
Ma ad avvicinarli, tra loro, e ad allontanarli a noi che li leggiamo, oltre alla prossimità della morte c'è una loro comune modo di sentire, che si riflette in ognuna di quelle lettere, e che non e' più il nostro.
Innanzitutto tutti, almeno quelli che hanno avuto tempo e modo di scrivere più di qualche frase, chiedono scusa a chi lasciano sulla terra, specie ai genitori anziani, ma anche alle mogli e ai figli.
Si scusano per il dolore che sta causando la loro prematura dipartita, per il fatto che non potranno essere di supporto a chi rimane.
Nessuno però si scusa per quanto fatto durante l'azione, anzi tutti si dichiarano onesti e "innocenti", dove l'innocenza è appunto il non aver fatto male a nessuno.
Alcuni di loro in effetti non sembra avessero agito in maniera diretta uccidendo, ma solo aiutando i partigiani, ma anche chi in azione c'era stato lo stesso si sente e si dichiara innocente.
Potrei dire una cattiveria, del resto meglio dirla che farla: si potrebbe quasi pensare che col dichiararsi innocenti essi seguano il principio (comprensibile specie per i tanti che prima di morire hanno subito indicibili torture): "l'unico fascista buono è quello morto".
Ma in realtà non è così.
Perché' le poche volte in cui le vittime parlano dei loro carnefici lo fanno per dire che li hanno perdonati.
Ed ecco qui un'altra cosa in comune in quelle lettere. Tranne rare eccezioni tutti si raccomandano a dio.
Tanto che viene da chiedersi: "ma allora dove sono tutti questi mangiapreti e mangiabambini bolscevichi la cui esistenza tanto è stata sbandierata per giustificare i crimini e i criminali fascisti (e talvolta anche nazisti?). Attenzione; questo non vuol dire che non fossero, nella maggior parte dei casi, comunisti. Anzi in loro l'idea era altrettanto forte. Ma i mangiapreti in italia non sono mai esistiti se non nella fantasia malata delle destre.
E ancora, un'altra cosa che viene attualmente usata per dire che le due parti erano in fondo in fondo uguali è il fatto che i partigiani erano insofferenti verso i civili visto che poi con le loro azioni sapevano benissimo che i nazisti e i fascisti avrebbero fatto rappresaglie (che e' un po' come dare la colpa alle vittime della vigliaccheria dei carnefici ma ci si aspetta questo ed altro dai revisionisti di tutte le ere).
Ecco la maggior parte dei partigiani di queste lettere sono stati tutti uccisi, loro, in seguito a rappresaglie per gesti compiuti dai loro compagni in azione (ripeto molti di loro non erano uomini d'azione).
E ovviamente c'è la certezza di aver agito per il bene comune, per tutti quelli che rimangono.
Tutti modi di sentire che oggi sembrano quasi "alieni" tanto siamo diventati indifferenti, insofferenti, materialisti ed egoisti.
Ma c'è un'ultima cosa che mi ha colpito in queste lettere. I tanti, siano essi colti che ignoranti, che citano i libri, la lettura, lo studio, la conoscenza come mezzo per crescere,
migliorarsi e riscattarsi, oltre che per fare in modo che quello che successe allora non accada più.
E questo anche purtroppo e' un modo di sentire sempre più raro tra le generazioni attuali, ma non per questo meno vero.

M.
Gli ultimi giorni dell'europa

di Antonio Scurati
3,5/5
Memore del contenuto dei due libri precedenti di Scurati su "M", ho voluto leggere apposta questo suo terzo, che avevo in attesa da tempo, subito dopo la lettura delle lettere dei partigiani.
Questo perche' gia' leggendo le lettere dei partigiani ed andando con la memoria ai ricordi di appunti, diari e lettere lette nei precedenti romanzi di Scurati mi sembrava che provenissero da due mondi completamente diversi.
E leggere questo libro ha solo reso evidente tale diversita' che diventa praticamente un abisso.
Perche' e' proprio un abisso quello che separa le parole degli uomini che, coscienti di stare a poche ore, se non addirittura pochi minuti dalla propria morte, hanno come unico immenso rammarico quello di lasciare i propri cari in balia degli eventi, ma sono fieri di quanto hanno fatto e rimangono fermi nelle loro idee, dai diari, le note, gli appunti dei protagonisti del libro di Scurati dove domina
la vigliaccheria, il servilismo, l'egoismo e il totale disprezzo per qualsiasi cosa non sia il proprio tornaconto personale.
Ma cosi' e' la "realpolitik" direbbero uomini come Ferrara e Giordano (che qui francamente alla parola uomini mi viene in mente sempre la citazionedi Sciascia della classificazione degli uomini ne "il giorno della civetta".
Sara'.
Ma quanto risultano piu' virili (uso apposta questo termine tanto caro alle destre) quei partigiani che nel momento dell'ultimo saluto chiamano "mammina" e "papino" i genitori che stanno precedendo nella morte, rispetto a questi patetici gerarchi da operetta che si atteggiano a conquistatori del mondo e che alla prima occasione in cui dovrebbero mostrare carattere per le decisioni che alla fine sono costretti a prendere, vigliaccamente si danno malati e si ritirano nelle loro ricche ville circondati solo da tirapiedi ossequiosi e mignotte a piangesi addosso, come fanno sia Galeazzo che Benito.
E se questo anche a voi ricorda le vicende di un tizio recentemente "assolto" non e' colpa mia, e non credo sia un caso.

P.s.: ennesima prova, semmai ce ne fosse bisogno, che chi si ostina a sostenere che le due parti in fondo erano uguali, mente sapendo di mentire, oppure mente non sapendo la storia.


Sette brevi lezioni di fisica
di Carlo Rovelli
3/5
Non so, per me imparare la fisica e' capire la matematica che c'e' dietro.
Ed infatti nei miei studi io mi sono fermato a capirla una volta arrivato al mio limite di comprensione della matematica.
Ora che ricordo poco o niente, speravo che questa lettura accendesse almeno qualche ricordo ma l'unico che e' riuscito ad accendere e' quello detto sopra: senza comprendere la matematica che c'e' dietro per me non c'e' comprensione.


Verderame
di Michele Mari
3/5
Mi incuriosivano i luoghi del romanzo, visto che sono sotto i miei occhi per tutta l'estate che trascorro sulla riva opposta del lago.
Ma essendo terrone, pensavo di non riuscire a comprendere il dialetto usato in parte dei dialoghi. Invece per fortuna non e' stato cosi'.
Detto questo, la storia e' intrigante, i personaggi azzeccatissimi ed interessanti, peccato per il finale che non ho capito,e per un racconto che si basa sull'accumularsi di misteri, non e' una bella cosa (anche se da quanto vedo mi trovo in numerosa compagnia).
Tra le altre cose il libro anche abbastanza dichiaratamente si ispira alle atmosfere di Stevenson, Poe, Lovecraft anche se devo dire che, almeno del sognatore di Providence che io amo, se ne nota solo un lievissimo sentore.
Una cosa invece che ho poco apprezzato e' l'utilizzo spesso di termini volutamente "alti" o complessi.
Anche se a narrare non e' direttamente il ragazzino ma un uomo adulto che racconta le sue avventure da ragazzino, quei termini stonano un po'.


L'estate che sciolse ogni cosa
di Tiffany McDaniel
3/5
E' noioso il sogno americano, tipica idea di una cultura che e' rimasta alla sua fase pre-adolescenziale.
E altrettanto noioso e' il risveglio dal sogno americano, di cui forse questo libro parla.
Pero' quando è che un libro diventa bello malgrado parti lente, apparentemente noiose o inutili? Quando ti accorgi che ogni sua parte, anche la peggiore, serviva a far risaltare meglio i momenti in cui ti si rivela in tutta la sua bellezza.
Per fortuna qui ce ne sono di tali momenti, anche se, forse, non abbastanza.
Sono sicuro che ne faranno un film. Rimane infatti un libro troppo americano, per non farlo.


Va', metti una sentinella
di Harper Lee
1,5/5
Non e' stato un caso se ho letto questo libro subito dopo "l'estate che sciolse ogni cosa".
Volevo ancora leggere del sogno americano.
In questo libro c'e', ma il confronto con l'"estate" (che pure non ho particolarmente apprezzato) e' deludente.
Sorvolo sul confronto con "il buio oltre la siepe", non mi piace sparare alla croce rossa.

E ti vengo a cercare
di Andrea Scanzi
2,5/5
Come del resto dice lo stesso autore, un "Battiato for dummies".

Offline xkp

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Re: Che libro state leggendo?
« Risposta #5956 il: 20 Mar 2023, 08:21 »


Mussolini il capobanda
di Aldo Cazzullo
4/5
Persino l'autore dopo un po' si stanca e chiede scusa per il lungo elenco di violenze e obbrobri che e' costretto a narrare durante le cronache della presa del potere dei fascisti. Ma anche i racconti degli anni successivi sono cosi' infestati dalla pochezza morale e dalla miseria umana fascista che preferisco ricordare questo libro con l'unica cosa bella che ho trovato.
Sono due lettere scritte da Ada Gobetti, la prima appena appresa la morte di suo marito 25 esule a parigi, avvenuta a seguito delle ferite riportate dai manganelli fascisti, la seconda, sempre postuma, da invece il titolo all'epistolario "Nella tua breve esistenza"

«Non è vero, non è vero: tu ritornerai. Non so quando, non importa, non importa. Ritornerai e il tuo piccolo ti correrà incontro e tu lo solleverai tra le tue braccia. E io ti stringerò forte forte e non ti lascerò più partire, mai più. È un vano sogno, tutto questo, una prova a cui hai voluto pormi: tu mi vedi, mi senti: e io saprò mostrarmi degna del tuo amore. Quando ti parrà che la prova sia durata abbastanza, tornerai per non più lasciarmi. Saranno passati molti anni ma immutati splenderanno i tuoi occhi e ritroverò le espressioni di tenerezza della tua voce. Mio caro, mio piccolo mio amore, ti aspetterò sempre: ho bisogno di attenderti per vivere».

«Nella tua breve esistenza c’è stato tanto ardore, tanto lavoro, tanta gioia, da farla più ricca e felice di tante altre lunghissime vite: e non c’è stato in essa nulla di laido, di imperfetto, di malsicuro. È stata tutta luce: parabola breve, dall’intensità luminosissima. E penso che tu non vorresti che ti si piangesse, ma si considerasse la tua vita un capolavoro e un esempio»


C'e' solo una parte che non mi trova d'accordo del libro. Nella conclusione, quando prova a spiegare le motivazioni per cui ancora oggi (2022) in tanti guardano con sospetto l'antifascismo,
una delle motivazioni che viene addotta e' che tanti in famiglia hanno avuto un parente, un nonno fascista e quando sentono che "anche l'antifascismo ha le sue colpe" pensano "era mio padre, era mio nonno, quindi aveva ragione?"
Ecco mio nonno era fascista.
Non l'ho mai conosciuto anche se ho una foto di lui in alta uniforme. Dicevano di lui: "era un signore, ha fatto la guerra in africa, faceva il dottore".
Ho provato a chiedere (troppo tardi purtroppo perche' mio papa' era gia' scomparso), mi pare di aver capito che non abbia fatto la seconda guerra mondiale, come ho sempre pensato, ma la "campagna d'africa".
Medico, durante la campagna di guerra piu' vile del fascismo. Puo' non aver saputo delle atrocita'? Non credo. So pero' che e' rimasto fascista. E anche i suoi figli lo erano anche dopo la guerra hanno votato sempre MSI. Eppure tutti noi, figli dei suoi figli, siamo profondamente antifascisti. E anche mio papa', l'uomo piu' buono che io abbia mai conosciuto, quando gli feci notare che per tutta la sua vita era stato vicino ai poveri e ai contadini aiutandoli a far valere sempre i loro diritti e che per questo non poteva dirsi fascista, un giorno mi sorprese con la sua prima tessera del PD.
Morale della favola? No, non e' perche' tutti abbiamo avuto un fascista in famiglia che l'antifascismo non e' un sentimento comune nel paese.
Per quanto riguarda il giudizio sul libro, questo come altri simili andrebbe fatto leggere nelle scuole, o quantomeno prima di far giurare qualsiasi ministro della repubblica, nel caso qualcuno avesse busti di stupratori in casa senza saperlo.

La luce delle stelle morte
di Massimo Recalcati
1/5
Cominciamo dal titolo:"La luce delle stelle morte".
L'autore cita quello che chiama "uno strano fenomeno astrofisico" dovuto al valore finito della velocita' della luce, per cui la luce che vediamo quando alziamo gli occhi al cielo ha impiegato anni a raggiungere noi che la osserviamo.
Ma da questo "fenomeno" arriva a dire che gran parte della luce che vediamo viene da stelle gia' morte.
Ora ovviamente a lui questa immagine serve per poter illustrare le sue tesi sul lutto, ma e' ovviamente una immagine sbagliata.
La maggior parte se non tutti gli oggetti che noi vediamo in cielo sono stelle che per essere visibili distano al massimo qualche migliaio di anni luce dalla terra(gli oggetti piu' lontani sono difficilmente visibili ad occhio nudo e anche quando lo sono risultano debolissimi rispetto alle stelle e ai pianeti). E la vita di tali stesse si misura in milioni se non in miliardi di anni.
Ergo: le stelle che vediamo sono ancora tutte vive, semmai e' vero il contrario: quando la luce che le stelle stanno emettendo ora arrivera' a noi, saremo noi ad essere sicuramente gia' morti.
Leggere un libro in cui l'autore non si e' preoccupato di appurare neanche la validita' di quanto dice nel titolo gia' e' un po' strano.
Ma l'ho letto lo stesso.

In breve:
risulta ripetitivo e acquafrescaiolo.

In dettaglio:
Per fare capire quanto sia profondo nell'uomo il senso di mancanza, il bisogno dell'altro, e di essere rassicurati quando chiediamo alle persone che amiamo "puoi perdermi?", sperando che la risposta sia "no non posso perderti", l'autore dice che questo bisogno comincia sin dal primo pianto appena nati, e si manifesta anche nella radicata abitudine a pregare (una entita', forse l'unica che non non possiamo perdere in quanto frutto della nostra illusione).
Il senso di lutto e' dovuto all'accadere (inevitabile) di questa perdita.
Il problema e' come affrontare ed eventualmente superare questo lutto.
Vengono quindi evidenziati i modi "malati" di farlo: rimanere prigionieri del ricordo o cancellarlo completamente.
Si conclude sostenendo che il modo migliore di affrontare il lutto e la perdita e' far vivere nel nostro ricordo, in maniera costruttiva, le persone che abbiamo perso (un po' come le stelle che illuminano la nostra notte sebbene siamo morte).
Peccato che gli esempi di casi "malati" sono di persone che nella perdita hanno subito veramente un trauma violento (tipo la perdita di un figlio), e nel caso sano c'e' lui che parla di come sopravvive nel suo ricordo un cantautore (non si capisce neanche se suo vero amico o meno) e un suo carissimo professore..
Un po' come confrontare le mele con le pere.
Ed infatti la verita' e' che la reazione al lutto, o al trauma, dipende da tanti fattori, non solo il tipo di lutto/trauma, ma anche da chi lo subisce.
E lo stesso individuo puo' affrontare una perdita in maniera costruttiva, ed un'altra in maniera patologico distruttiva. Perche' dipende, mio caro professore, dipende.
Quello che voglio dire e' che per l'ennesima volta rimango basito quando leggo qualcosa di psicologia, perche' secondo me i tentativi di trovare regole generali da applicare ai comportamenti di un singolo individuo e' una cosa vana, folle (vogliamo dire "malata") in partenza.
Le parti piu' assurde poi sono quando cita Freud. Ma veramente ancora oggi c'e' gente che crede che qualsiasi cosa noi si faccia dipenda sempre e solo dal nostro rapporto con mamma'?


Il più grande uomo scimmia del Pleistocene
di Roy Lewis
3,5/5
Gia' nell'introduzione si parla di libro "divertente".
In realtà non ci si sbellica dalle risate, forse a tratti c'e' dell'umorismo tipicamente inglese ma non essendo io inglese, non posso esserne sicuro.
Eppure il libro divertente lo e', dall'inizio alla fine.
Si narra la storia di una "immaginaria" famiglia di ominidi del pleistocene alle prese con la vita quotidiana.
E l'aggettivo "immaginaria" qui e' usato veramente a proposito, visto che l'opera stessa e' stata anche classificata come appartenente al genere fantascientifico.
Perche' in pratica questa famiglia nell'arco di una sola generazione si rende responsabile di alcune delle principali scoperte ed invenzioni che hanno caratterizzato l'evoluzione
umana ai suoi esordi.
Ovviamente e' lo stesso autore ad essere consapevole di non aver scritto nulla di realistico, come quando fa parlare uno dei protagonisti che si lamenta delle poche centinaia di vocaboli che usano nel loro linguaggio, quando in realta' per esprimersi usa termini ovviamente fuori dalla sua portata come "weekend", "cardiaco" e tantissimi altri, o quando dimostra di avere elevatissime conoscenze geologiche e biologiche, oltre che sociali e psicologiche.
Ma è proprio in questo paradosso di ominidi che parlano come professori di Oxford mentre si arrabattano per scoprire il fuoco o l'uso di utensili che sta il divertimento del libro.
Ed e' un divertimento sano, perche' leggendo ci porta anche a riflettere su alcune cose che pur provenendo dal nostro lontano passato sono ancora molto attuali.
Sarebbe interessante come lettura a scuola.


Il ragazzo del lago
di Marcello Foa
1/5
Diciamo la verita', io sono sempre stato e ancora sono di sinistra.
Talmente tanto che ogni rara volta, negli ultimi decenni, in cui qualcuno dei vari pc, pd, pe, pf e quante altre sigle hanno preso i partiti di sinistra in italia diceva qualcosa di sinistra,
io mi trovavo a dire un po' meravigliato: "ecco pare ci siano arrivati anche loro."
Ovviamente questo non impediva, le volte che accadeva sto miracolo, ai pochi conoscenti di destra che avevo di pensare che mi ero fatto influenzare dal "partito di sinistra" di turno.
Perche'questa introduzione. Per dire che anche durante le mie letture, quando trovo un libro mi accorgo abbastanza in fretta che chi lo ha scritto "potrebbe" essere di destra perche' provo un fastidio in quello che sto leggendo che potrebbe influenzare il mio giudizio sulla lettura (si, sono un tipo molto prevenuto).
Mi e' capitato con "American sniper" dove gia' nelle primissime pagine il protagonista arrivato in iraq dice che sente una puzza e aggiunge qualcosa del tipo "in realta' tutto l'iraq puzza".
Ecco ricordo che l'istinto mi disse di fermarmi li', che il libro sarebbe stato una americagata pazzesca, pero' lo lessi tutto.
Ovviamente qui non e' successa la stessa cosa, non in maniera cosi' plateale, ma c'era una sensazione di disagio costante.
Ad esempio ad un certo punto si narra delle vicende amorose del protagonista che si definisce e viene definito "sfortunato in amore".
Questo "sfortunato" si innamora di una splendida fanciulla, praticamente perfetta e che e' un ottimo partito fino a quando scopre che e' gia' mamma di un bimbo.
Tra le lacrime lei gli racconta come e' successo ma lo "sfortunato" la lascia.

Ecco come e' descritto il "concepimento":
Andiamo a prendere una boccata d’aria in giardino, ti farà bene”. Sembrava rassicurante, il maledetto. Camminammo fino al muro di cinta. La musica si affievolì. Lontani dalla villa nessuno ci vedeva e nessuno poteva sentirci. Mi baciò sulla bocca e non mi piacque, ma non dissi nulla: ero una ragazza perbene e non osavo ribellarmi. Mi baciò sul collo. Sentii la sua mano che scendeva lungo il mio corpo. Strinse la mia vita, i miei fianchi, alzò la gonna: “Otto, cosa stai facendo?”, ma era troppo ubriaco. “Sì che ti piace. Sei come le altre, piace a tutte” rispose ridendo sguaiatamente. Il suo alito puzzava di alcol, la sua camicia di sudore. Provai a respingerlo, ma era troppo forte e quel tentativo di resistenza lo eccitò ancor di più. Strappò le mie mutandine, gettandomi sull’erba. Mi bloccò le mani, mi baciò di nuovo sulla bocca, entrò dentro di me, si mosse ritmicamente, lo sentii gemere, tremare, rilassarsi e poi accasciarsi soddisfatto. Lo avevamo fatto, lo aveva fatto. Non ero più vergine. E me ne vergognavo. Non dissi nulla a mio padre, né a mia madre, ma dopo un mese le mestruazioni non vennero e il mio ventre iniziò a crescere.

E la giustificazione del protagonista:
Chi avrebbe accettato di sposare una giovane che aveva un figlio nato da una relazione clandestina con un uomo più vecchio di lei? Inimmaginabile, inaccettabile. Non mi fermai a riflettere che quella povera ragazza era stata brutalmente sedotta e che proprio per questo meritava ancor di più il mio amore e la mia comprensione.

Per carita' c'e' la giustificazione ("erano altri tempi" dira' il protagonista, "oggi mi sarei comportato diversamente") pero' anche le parole "attuali" fanno impressione.
Forse questo e' dovuto al fatto che comunque la narrazione e' sempre abbastanza piatta quindi non ci si puo' aspettare molto.
Del resto gia' nella prima parte del romanzo (sebbene sia una storia vera, come confermato anche dalle foto delle e da alcune testimonianze anche se il link al sito pubblicato nel libro ilragazzodellago.ning.com dia "error 404") la storia rassomiglia ad uno di quei film disney per famiglie tipo "il ricco e il povero", quindi forse far esprimere al protagonista (ma anche allo "scrittore") un giudizio piu' forte sarebbe stato chiedere troppo.
Pero', sia a causa di queste "sensazioni" che sono state frequenti durante la lettura, che dello stile piatto e privo di qualsiasi emozione che non vada oltre il piu' classico cerchiobottismo, il
racconto credo sia perfetto per uno "sceneggiato RAI" di epoca democristiana o meloniana, e niente di piu'.
Insomma il mio giudizio (sicuramente prevenuto) non puo' che essere negativo.



La bella confusione
di Francesco Piccolo
3,5/5
Mi e' sempre piaciuto leggere aneddotica sul cinema, quindi ho letto molto volentieri questo libro sebbene una delle mie gravi "colpe" di ex-cinefilo sia non aver visto quasi nessun film di Fellini
dopo "La strada" (lo dico? non mi e' mai piaciuto che Fellni facesse recitare gli attori in quel modo pessimo che credo neanche Truffaut apprezzasse visto che lo fa dire a Valentina Cortese in "Effetto Notte").
In compenso pero' adoro "Il Gattopardo", sia il libro che (un po' meno) il film e gia' solo che si parli di quell'opera magnifica gli fa meritare mezza stella in piu'..
E il libro di aneddoti e' pieno, tutti molto interessanti e ben narrati (e' riuscito persino a farmi vedere Sandra Milo sotto una luce completamente diversa).
Per questioni "affettive" ho pero' gustato maggiormente la parte su Visconti/Gattopardo.
Allo stesso modo ho apprezzato come il libro e' costruito e come vengono narrate le varie vicende.
Innanzitutto ci sono gli incastri ed i rimandi continui tra le narrazioni di Fellini e Visconti e delle loro troupe cinematografiche.
Ma poi, mentre racconta di questi due registi che con "8 e 1/2" e "Il Gattopardo" danno una svolta estremamente personale ed autobiografica (anche se Fellini lo aveva gia' fatto) alla loro cinematografia, aggiunge alla narrazione, come ulteriore gioco di incastri, anche la sua di autobiografia, con riferimento sia agli eventi che lo hanno portato a scrivere questo libro sia alle sue esperienze lavorative nel settore.




Offline Castalia83

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Re: Che libro state leggendo?
« Risposta #5957 il: 20 Mar 2023, 10:54 »
Come te ho voglia di libri che parlino di vita semplice, di terra. L'acquaiola lo avevi adocchiato e vista la tua recensione lo recupero.
Fame d'aria ne ho sentito parlare sempre benissimo, ho iniziato un altro libro di Mencarelli che ho abbandonato perché troppo surreale, magari un giorno, se mi capita di vederlo tra le offerte del Kindle lo prendo.
Di canone inverso ho visto il film ancora parecchi anni fa e me ne sono innamorata, quella musica mi è rimasta dentro...

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O capitano! Mio capitano! E davvero sei qua fra noi, fra noi, me e lui...

Offline EGO

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Re: Che libro state leggendo?
« Risposta #5958 il: 20 Mar 2023, 11:04 »
da domani in edicola

https://www.animeclick.it/news/97797-nuovi-capolavori-di-letteratura-giapponese-in-edicola-con-repubblica


se sapete indicare qualche titolo imprescindibile scrivete
Cavolo, mi interessa. Grazie per la segnalazione, e ben vengano consigli (ma sono solo 20 uscite, mi fiderei dell’offerta).
Spero solo che non siano tradotti da Cannarsi o qualche suo allievo  :D
preso qualcosa?

Sì Tetsuo, finora li ho presi tutti!

Secondo me non è stata una buona idea cominciare da Racconti di pioggia e di luna perché è una raccolta del 1768 e molti racconti sono ambientati in epoche molto antiche; lo stile è un po' troppo semplice per risultare avvincente.

Sotto la foresta di ciliegi in fiore è più godibile, ma contiene già un paio di racconti che mettono a nudo gli aspetti più perversi della mentalità e della società giapponese e sono sconvolgenti.

La belva nell'ombra, be', è Edogawa Ranpo, quello che ha dato metà del nome a Detective Conan, ed essendo autore novecentesco e giallista è decisamente più vicino alla sensibilità occidentale (pur non rinunciando a "giapponesità" molto impressionanti). Molto bello.

Ore d'ozio è perfetto. Una sorta di "zibaldone" da vecchio saggio orientale, bellissimo, rilassante, anche spassoso a volte. Molto semplice, ma credo che finora sia quello che più probabilmente un lettore italiano legge e pensa "proprio quello che mi aspettavo da un libro giapponese".

Racconti in un palmo di mano è un wottefak continuo. La mia faccia dopo aver letto i primi due o tre racconti doveva essere impagabile. E continuo a fare facce simili anche dopo molti racconti successivi (non ho ancora finito il libro, è molto corposo). Ma forse è ancor più sconvolgente che l'autore abbia vinto il Nobel per la letteratura. Sono racconti che spesso non raccontano niente, pieni di atteggiamenti, dialoghi, situazioni radicatissimi nel Giappone e a volte quasi incomprensibili per l'occidentale. Non aiuta il fatto che alcuni racconti abbiano una traduzione pericolosamente vicina all'ultimo Cannarsi, che arzigogola ancor di più i neuroni del povero lettore che già fatica a capire il senso e il fine di certi passaggi.

Maschere di donna è un altro romanzo pregno di perversità e psicologia giapponese. Molto inquietante e, francamente, non lo rileggerei una seconda volta.

Racconti del crimine l'ho iniziato da poco, ma mi sta piacendo tanto. È tradotto molto bene, e lo stile è avvincente.


Credo non sia un caso se finora quelli che mi sono piaciuti di più sono i volumi più "tradizionalmente giapponesi" (le massime di Ore d'ozio) e quelli più "occidentali" (i gialli). C'è una barriera culturale e sociale densissima da attraversare per poter comprendere la portata che alcune di queste opere devono aver avuto sui giapponesi. Siamo davvero agli antipodi della tradizione letteraria euro-americana. Le opere più "giapponesi" sembrano sospese nel tempo ma irrimediabilmente vecchie, mentre i gialli di Edogawa e Tanizaki sembrano sorprendentemente moderni anche se ambientati nel primo Novecento. Non è roba facile da digerire. E non è nemmeno facile decidere se l'approccio "cannarsiano" (pur senza gli eccessi degli "adattamenti" Ghibli) abbia il suo valore o se non sia invece meglio puntare all'adattamento vero e proprio. Sicuramente nel secondo caso la leggibilità e la comprensibilità del testo guadagna moltissimo. In Maschere di donna, a volte, non si riesce nemmeno a capire chi stia parlando, cosa che invece è sicuramente più comprensibile in originale per via delle inflessioni legate al sesso, al rango sociale e all'interlocutore. Nei testi tradotti più letteralmente emerge tutta la ridondanza e la ripetitività della lingua giapponese, che fa piuttosto orrore a un pubblico a cui a scuola viene insegnato ossessivamente a usare i sinonimi piuttosto che ripetere la stessa parola in poche righe.
« Ultima modifica: 12 Apr 2023, 22:01 da EGO »

Offline chirux

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Re: Che libro state leggendo?
« Risposta #5959 il: 22 Mar 2023, 15:51 »
Noto che c'è qualcuno che legge materiale giapponese. Bene, perché mi si è accesa la scintilla poco tempo fa. Parto da scopritore, con basi di conoscenza degli autori quasi a zero e della cultura leggermente di più.
Vado in Oriente per trovare profondità di scrittura che non trovo in Occidente, sperando di non sbattere troppo forte la testa nella lettura. Materiale più reale possibile, senza voli surreali o metafisici.
Ci provo. Scartato Murakami. Ho in lettura Kenzaburo OE con il suo Un'esperienza personale e mi piace, lento da rendermi partecipe allo scorrere delle azioni, al netto di qualche passaggio un po' oltre la mia comprensione.
Ho la possibilità di recuperare qualcosa postata da EGO: inoltre Mirko Kawakami e Natsume Soseki.

Offline Castalia83

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Re: Che libro state leggendo?
« Risposta #5960 il: 22 Mar 2023, 22:10 »
Ho recuperato l'acquaiola che è gratuito con Kindle Unlimited. Mi sa che l'ho già letto.
Ricordavo l'inizio ma pensavo di averlo abbandonato, invece man mano che vado avanti alcune scene mi tornano alla memoria.
Non ho idea di come vada a finire la storia ovviamente, però l'altra volta lo avevo valutato con 4/5, quindi mi era piaciuto

Una cosa del genere mi era successa ai tempi dell'università con City di Baricco.

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Offline Gold_E

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Re: Che libro state leggendo?
« Risposta #5961 il: 22 Mar 2023, 23:02 »
Io invece ho letto Furore di Steinbeck e lo consiglio vivamente a tutti perché è un capolavoro assoluto. Non mi capacito di come sia arrivato a 45 anni senza averlo letto... Stupendo. A breve inizio Uomini e topi dello stesso autore, ormai amo il suo modo di scrivere e voglio recuperare tutto.
GOLD EXPERIENCE REQUIEM POTERI:                         
Le sue emanazioni azzerano il potere, le azioni e la volontà di chi lo attacca. Chi resta colpito fisicamente da Requiem vede la propria morte riportata a zero, e continua a riviverla ogni volta.

Offline Tetsuo

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Re: Che libro state leggendo?
« Risposta #5962 il: 23 Mar 2023, 00:32 »
@EGO
molte grazie per le tue impressioni sui titoli

Offline EGO

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Re: Che libro state leggendo?
« Risposta #5963 il: 27 Mar 2023, 21:15 »

Racconti in un palmo di mano è un wottefak continuo. La mia faccia dopo aver letto i primi due o tre racconti doveva essere impagabile. E continuo a fare facce simili anche dopo molti racconti successivi (non ho ancora finito il libro, è molto corposo). Ma forse è ancor più sconvolgente che l'autore abbia vinto il Nobel per la letteratura. Sono racconti che spesso non raccontano niente, pieni di atteggiamenti, dialoghi, situazioni radicatissimi nel Giappone e a volte quasi incomprensibili per l'occidentale. Non aiuta il fatto che alcuni racconti abbiano una traduzione pericolosamente vicina all'ultimo Cannarsi, che arzigogola ancor di più i neuroni del povero lettore che già fatica a capire il senso e il fine di certi passaggi.
Per fare un esempio:




Offline chirux

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Re: Che libro state leggendo?
« Risposta #5964 il: 30 Mar 2023, 16:54 »
Dopo un centinaio di pagine dell' ultimo libro ripubblicato da Adelphi, scritto da Raymond Chandler, dal titolo Il lungo addio, posso dire che mi intrattiene piacevolmente come i due libri precedenti. Il protagonista detective Marlowe cerca di sputare in faccia a tutti gli ostacoli che incontra, rimanendo un buono nell'anima. I dialoghi e le scene non mi mollano quasi mai, soprattutto condite con l'umorismo di Marlowe.

Poi ho una mezza idea di tornare in Giappone con Racconti in un palmo di mano, considerando che, nella pagina del libro postata da @EGO, ho intravisto qualcosa di buono.....intravisto.....anche se le pagine sono tante.

Offline chirux

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Re: Che libro state leggendo?
« Risposta #5965 il: 07 Apr 2023, 17:45 »
Finito Il lungo addio di Raymond Chandler.
Rispecchia i due suoi libri che ho precedentemente commentato; questo è più lungo, magari qualche pagina in meno "pseudo ripetitiva" mi sarebbe piaciuta. Comunque bello denso e vario.

E ora non ho resistito alla copertina della prossima lettura:
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Offline chirux

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Re: Che libro state leggendo?
« Risposta #5966 il: 12 Apr 2023, 15:48 »
Finito Amore di Inoue Yasushi.
Poco più di cento pagine, divise in tre racconti.
Ciò che più ho apprezzato è lo stile: semplice, niente di sdolcinato o troppo romantico; due o tre personaggi in ogni storia, ambiente che comunica con loro e   in esso è possibile cogliere qualche tratto psicologico dei protagonisti, dialoghi che evidenziano le personalità.
Il tema del libro è sviluppato in tre contesti differenti. Il primo racconto lo definisco "classico" e mi è parso il più debole; il secondo ha un tema principale particolare e, a tratti, mi ha divertito; l'ultimo è il migliore, ampio ed il più emotivo, per me.
Comunque nel complesso niente di surreale o astratto.

Offline Castalia83

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Re: Che libro state leggendo?
« Risposta #5967 il: 12 Apr 2023, 21:16 »
Mi hai incuriosita, l'ho preso su Kindle e in lista lettura, grazie

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Offline Gaissel

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Re: Che libro state leggendo?
« Risposta #5968 il: 12 Apr 2023, 21:34 »
Sto leggendo Decluna. Mi piace.

Non cambierà la storia della narrativa nazionale, qua e là è ingenuotto più che altro nella forma, ma il sentore di Poe/Lovecraft calati nell'immaginario popolare/provinciale del Bel Paese c'è tutto, e tanto basta per renderlo intrigante.
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Re: Che libro state leggendo?
« Risposta #5969 il: 12 Apr 2023, 21:58 »
Racconti in un palmo di mano è un wottefak continuo. La mia faccia dopo aver letto i primi due o tre racconti doveva essere impagabile. E continuo a fare facce simili anche dopo molti racconti successivi (non ho ancora finito il libro, è molto corposo). Ma forse è ancor più sconvolgente che l'autore abbia vinto il Nobel per la letteratura. Sono racconti che spesso non raccontano niente, pieni di atteggiamenti, dialoghi, situazioni radicatissimi nel Giappone e a volte quasi incomprensibili per l'occidentale. Non aiuta il fatto che alcuni racconti abbiano una traduzione pericolosamente vicina all'ultimo Cannarsi, che arzigogola ancor di più i neuroni del povero lettore che già fatica a capire il senso e il fine di certi passaggi.
Finito.
Mamma mia che parto.
Non che prima ne dubitassi, ma ora sono certo che la giuria del Nobel dà i premi a caso, se questo fu un autore da Nobel.
Mi chiedo come mai i curatori della collana abbiano voluto pubblicare tutto intero questo malloppo, invece di limitarsi a una sola delle 3 raccolte di racconti comprese nel libro. A nessuno sarebbero mancate le altre due. Quasi 500 pagine di questa roba ai limiti del leggibile, mentre alcuni degli altri volumi pubblicati arrivano a malapena a 100 :no:
Per carità, una manciata di racconti (una manciata letterale, massimo 5) ti lasciano qualcosa, ma tutto il resto non ha capo né coda, e lo stile di scrittura singhiozzante è proprio l’antitesi del bel leggere.