Autore Topic: [NES] The Legend of Zelda  (Letto 6284 volte)

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Offline EGO

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[NES] The Legend of Zelda
« il: 05 Set 2003, 00:47 »
Arranco nella landa plumbea del videogioco moderno, cercando di raggiungere quel punto luminoso che vedo laggiù, dove l’occhio appena arriva. Cerco la luce, la luce che illumini la mia vita, la mia anima; e non riesco che ad avvicinarmici, ogni tanto, per brevi momenti. Allora la luce mi scalda, mi avvolge,mi riempie; ma poi ritorna lontana, e il freddo mi assale.

Poi, di quando in quando, nei momenti di noia più nera, mi volgo indietro ed allora la vedo: quella calda luce dorata che mi sta sempre alle spalle, ma che ciò che ho davanti mi fa perdere di vista. Quando le vado incontro non fugge; quando mi ci immergo, nel mezzo della mia beatitudine non posso fare a meno di chiedermi che cos’è che sto ancora cercando, perché tutto ciò di cui ho bisogno l’ho già trovato molto tempo fa.

E’ tutto qui, in questa cartuccia dorata. L’ho perduto per qualche tempo, e ho cercato conforto nell’emulazione; ma non ne ho ricavato che un senso di amara nostalgia, perché l’esperienza era sintetica, sfalsata, banale. Ci ho giocato sul televisore, in stereo ed in RGB, con un Dual Shock in mano; l’esperienza definitiva, eppure non era la stessa cosa. Ma quando la cartuccia dorata entra nello scatoletto grigio, ed impugno il pad a mattoncino, assaporo l’immortalità. Non importa che il suono sia in mono, non importa se il videocomposito mi spacca la retina e mi impedisce di capire che quando Link prende l’anello blu la sua tunica diventa azzurrina e non bianca; la mia casa è qui, nell’Hyrule della prima ora, nella sua forma primigenia. E mi accoglie sempre come il figliolo sperduto.

Perfezione. The Legend of Zelda è perfezione. La grafica elementare rappresenta ogni cosa come dev’essere, come l’opera di un bambino che nessuno ha ancora educato a disegnare “come si deve”. Le tre musiche in croce danno tutta l’atmosfera di cui c’è bisogno, le sento loopare all’infinito e non mi infastidiscono mai. E’ un mondo che non mi stanco di esplorare nonostante lo conosca a memoria; e laddove la memoria tradisce, riscoprire è un piacere immutato. Qui brucio l’albero e trovo un negozio; qui salgo la scala e trovo un nuovo labirinto. E nel labirinto, trovo una mappa e una bussola; apro vie che non dovrebbero essere trovate a suon di bombe che non mi fanno male; uccido mostri e ogni porta si apre; accendo la candela per dileguare le tenebre; muovo un blocco e appare una scala; scendo in un sotterraneo e trovo un oggetto importante, magari l’anello rosso o la mitica freccia d’argento; varco una porta ed un vecchio blatera un suggerimento in un Engrish da far invidia a Zero Wing; entro in una stanza e un urlo mi avvisa che il guardiano è oltre la prossima porta. Una battaglia uno contro uno, una strategia diversa ogni volta. E oltre il guardiano, sollevo il frammento dorato che inseguirei per mille altri labirinti. La Triforza della Saggezza. La completo, ed affronto l’ultimo, immenso labirinto per scovare Ganon. Lo trafiggo con la freccia d’argento e salvo la principessa. “You have amazing wisdom and power”. L’ho fatto decine di volte, ed altre decine di volte lo rifarei. Perché è sempre la prima volta.

Un mondo enorme, di cui pochissimi conoscono tutti gli anfratti. Un inventario ricco quanto basta, una spada e uno scudo. E la voglia di scoprire, di esplorare, di vivere un’avventura che, come l’oro che la riveste, non arrugginisce mai. E’ la mia avventura: per questa ho imparato a giocare con impegno, per questa ho legato il mio destino a Nintendo, per questa ho continuato a giocare quando il NES ha fatto il suo tempo. E quando l’avventura sembra finita, ecco che si rinnova e ti sfida ancora, e ti offre ostacoli che prima non c’erano, e nuovi luoghi da esplorare. Incredibile. Meraviglioso.

Ed in mezzo all’avventura che ha dato inizio ad un genere e ad una saga, si riescono ancora a trovare elementi arcade: i nemici mi accerchiano, tutti diversi, ognuno con il suo metodo d’attacco, compresi gli odiosi Darknut che hanno lo scudo e una spada affilatissima, e i perfidi Wizzrobe blu, che svolazzano lanciando incantesimi; ne colpisco tre o quattro per volta, e morendo implodono come astronavi abbattute; alcuni si lasciano dietro un orologio e con questo li congelo tutti sul posto. Neanche fossimo in uno sparatutto. Il connubio perfetto di azione e ragionamento, la sintesi hegeliana fatta videogioco.

Arranco nella landa plumbea ed ogni tanto raggiungo la luce. Ma la luce vera, quella che non mi tradisce mai, mi segue sempre, in attesa che io mi ricordi di lei e mi volti. Mi chiede solo un pellegrinaggio purificatore ogni tanto, per ricordarmi che per quanti bei giochi possa avere oggi, The Legend of Zelda è IL gioco, il MIO gioco; quello a cui tornerò sempre, fin quando il videogioco farà parte di me. Quello che ha reso il designer S. “Miyahon” e il compositore “Konchan” delle leggende del videogioco. Quello che non importa come si vede, non importa come si sente, ha sempre qualcosa per me, e mi accoglie sempre come un amico ritrovato.

VOTO: 10