Autore Topic: [XBOX] Max Payne  (Letto 7177 volte)

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AndreaDF

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[XBOX] Max Payne
« il: 26 Ago 2003, 18:40 »
Rockstar Games deve essersi formata da un gruppo di malavitosi che si è messa a produrre giochi a tema. A metà strada tra il faceto e l’ironico, i protagonisti delle loro opere videoludiche si sono distinti per trasgressiva e lunatica propensione alla violenza. Anche Max Payne di Remedy, quindi,  fa del suo meglio per presentarsi come un action game, per chi ama sangue e armi virtuali.

Uscito originariamente per PC, Max Payne è entrato a pieno titolo nella storia dei giochi da provare almeno una volta nella vita. Al di là dei contenuti adulti, quello che il caro Max ha saputo donarci, come puro gaudio nel gameplay, è il bullet time. Semplicemente è un rallentamento dell’azione, un vero e proprio slow motion, in cui l’anti-eroe made in Rockstar ha tutto il tempo di anticipare il fuoco nemico e scaricare la sua dose di violenza digitale su bersagli semi immobili. Concettualmente realizzato con un piccolo espediente (il puntatore della direzione di fuoco si muove a velocità normale, mentre tutto il resto è rallentato), Max ha inaugurato una moda, in pieno periodo Matrix style. Se il merito del film è stato quello di  enfatizzare con la lente dello slow motion,  la violenza degli action movie, Max Payne ha fatto altrettanto con i videogiochi. Un rapporto simbiotico, ma allo stesso tempo ambivalente: se Matrix ha saputo raffinare un elemento filmico già esistente, Max lo ha reso in game. Un merito non indifferente.

L’uscita PC, rimane ad oggi imbattibile, per tutta una serie di considerazioni che girano intorno a mod e ai costanti aggiornamenti che ne hanno via via arricchito e perfezionato l’insieme.  Su console sono apparse due versioni, una per il nero monolito Sony e l’altra per la scatola marchiata X verde. Il titolo originale concepito da Remedy è passato, in questo modo, dal mouse al pad, presentandosi come era  in origine.

Max Payne, è la storia di un viaggio all’inferno, nell’inferno urbano della malavita newyorkese, in una spirale di violenza contorta tra mafia, esperimenti governativi su droghe sperimentali e vendetta personale. Dopo il massacro della sua famiglia, per mano di un gruppo di tossicomani, Max, che è un agente della DEA, fa il necessario per arrivare ai responsabili del suo lutto. Nessuna flessione morale, Max se ne sbatte altamente di ripulire le strade da pericolosi criminali e di porre fine all’illegalità, il suo scopo e lasciarsi dietro un mucchio di cadaveri, come su una strada di dolore infinito [Max Payne-Max pain], che lo trascina verso la catarsi finale. Il ghigno sghembo che appare sul suo volto foto realistico (altri non è che il volto Sam Lake, lo sceneggiatore della storia che vi vede protagonisti; una trovata dovuta anche al budget non elevatissimo a disposizione per realizzare il prodotto), fa da cornice ad eventi raccontati in stile fumettistico. La storia è narrata con delle strisce in cui sono sintetizzati i momenti topici della trama. Una bella idea che arricchisce il profilo noir di questo sanguinario poliziesco.
Max in preda al suo delirio tra adrenalina e droga, che in alcuni frangenti gli viene somministrata contro la sua volontà, entra ed esce dal game, arrivando anche a percepire, in un impulso di allucinata auto coscienza, di essere un fumetto, di essere un videogioco. Il rapporto tra utente e interfaccia si arricchisce di questa psicosi: Sam Lake, io, e il Max del dolore. Un esempio di Videodrome, di meta coagulazione tra giocatore e contenuto virtuale.

Tornando alla versione Xbox, il passaggio tra mouse a pad non è eccessivamente traumatico, ma la velocità di riflessi ottenibile con un semplice gesto dello scorrere della mano, qui ha a che fare con una levetta che finisce per essere troppo o troppo poco sensibile. A niente servono le facilitazioni di puntamento opzionali, che comunque mortificano l’esperienza che si appiattisce in modalità rallentata. Ma ad ogni modo, il titolo Rockstar rimane uno dei più godibili action game in circolazione. Nell’insieme un’esperienza originale e traumatica. I brevi e lineari livelli in cui l’unico scopo è il massacro, per riempire la barra del tempo che potremo consumare in modalità bullet time (la clessidra che funge da misuratore si riempie più sono i morti che lasciamo al suolo), sono un’apoteosi  di sparatorie senza sosta in cui i nemici, vi scaricano addosso tutto il piombo che hanno a disposizione. E la cosa prende, anche se le fasi platform sono frustranti, anche se la resa grafica non fa gridare al miracolo e le animazioni dei personaggi non esaltano per qualità e quantità.

Dal punto di vista tecnico, la versione Xbox è un pelino meglio della versione PS2. La grafica è leggermente migliore e il frame rate si attesta su livelli accettabili, ma i rallentamenti si fanno sentire anche qui, come sul monolito Sony, seppure in maniera meno fastidiosa. Una buona occasione per provare il titolo su console, anche se non è da considerarsi una scelta obbligata.    

Voto 7.



FOTO: www.xbox.com