Autore Topic: [XBOX] Splinter Cell  (Letto 7820 volte)

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AndreaDF

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[XBOX] Splinter Cell
« il: 05 Nov 2003, 07:55 »
Ubisoft si presenta con questo titolo che vuole essere una rivisitazione del genere stealth. Partendo da una premessa scontata in cui ci ritroveremo nei panni del direi oramai “Solito eroe di turno”, questa volta saremo un certo Sam Fisher e dovremo sventare l’ennesima organizzazione-stato che rappresenta una seria minaccia terroristica. Personaggi inquietanti dell’ex Unione Sovietica e un attacco informatico all’unica grande potenza mondiale rimasta, gli USA, sono il condimento di una storia made by Tom Clancy.
Direi se pur con le dovute diffidenze di chi conosce il franchise del prolifico scrittore, non resta che buttarsi, anzi, infiltrarsi in questa vicenda. Trovando ad ogni modo una storia che seppur lineare rimane piuttosto avvincente.
 
Cominciando dalla parte tecnica. Splinter Cell presenta una qualità grafica di ottima fattura che non lesina qualche colpo di classe. Texture definite e ambienti ricchi di dettaglio sono manifesto di un appropriato sfruttamento delle qualità Xbox. Effetti luce e di ombra, soprattutto di ombra, sono il fulcro del gaudio visivo. Oltre ad essere corpo del gameplay, danno una profondità alla scena, veramente stupefacente. Considerando nell’insieme il design dell’opera grafica, caratterizzazioni ed ambientazione fanno da congruo appagamento visivo, anche per il videoplayer più esisgente. Da sottolineare l’ottima dimensionalità del dolby che in questo titolo, direi,  diviene una componente fondamentale. Il nemico si sente oltre a vedersi.    
A questo si può aggiungere una qualità delle animazioni impressionante, con movenze realistiche e ben calibrate, sia del protagonista che degli avversari. La possibilità di orientare la visuale a 360° apre una nuova prospettiva nel genere. Più che nuova amplia e ottimizza su 128bit quello che Tenchu aveva tentato, ancor prima che uscisse la prima avventura tridimensionale del mitico Solid Snake.

Dal punto i vista del gameplay, Splinter Cell non è affatto un gioco semplice. Essendo uno stealth game, non sfugge alla regola di presentare un’interfaccia utente decisamente poco user friendly. Ad aggiungere difficoltà all’apprendimento, ci sono i molti congegni tecnologici di cui, ad ogni missione, vedremo sempre più arricchirsi  l’inventario. Le prime fasi di gioco sono un vero inferno. Seguendo una linearità da tutorial, l’assenza di un radar (per intenderci alla MGS2), e il ritmo dell’azione, basato sul binomio percezione sensoriale e occultamento, rende l’esperienza estremamente frustrante. I nemici si allarmano ad ogni rumore sospetto, al primo scricchiolio della passerella di legno che state attraversando. La reazione è subitanea, e le conseguenze gravi, perché Sam non può incassare che pochi colpi prima del fatidico game over. Lo scoramento diventa inevitabile, quando con occhio all’indicatore di visibilità (che mostra il livello delle fonti luminose a cui si è esposti), ci si ritrova costretti alla paralisi, in una situazione che sembra non avere soluzioni. Il primo impulso è quello della toccata e fuga, cercando di decimare i nemici uno per uno, per poi ritornare nell’ombra. Ma questa tecnica alla fine non paga, né per il proseguo del gioco, né per l’appagamento che il gameplay è in grado di offrire.
L’esperienza da il suo acuto, invece, quando finalmente si comincia a trattenere la smania di arrivare a fine missione, cercando di vivere le situazioni come se si trattasse di un puzzle game. Quando si è in grado di gestire tutto il campionario che Sam e i suoi aggeggi offrono, e si arriva al fatidico coordinamento reazione-azione, studio e tattica, in quel momento lo spaesamento scompare.
Così accade che il passaggio che sembrava un vero suicidio, diventerà invece stimolo alla massima concentrazione. Pur mantenendo una struttura lineare dei livelli, e una narrazione che costringe il giocatore a guardare sempre avanti, limitando la fase esplorativa al semplice reperimento di qualche oggetto, niente è lasciato al caso. Tre mine di prossimità aggiunte all’inventario scassinando la porta di uno sgabuzzino, possono essere decisive nella soluzione di un passaggio successivo. Splinter Cell assume in questo modo il carattere di sfida allo sfruttamento del 100% di ogni secondo di gioco. La precisione e la pulizia sono il motivo per cui giocare. Scivolare all’interno di una stanza come un gatto, confondendosi con le ombre, usando gingilli come grimaldelli, cavo ottico e altre diavolerie varie, per prendere di sorpresa l’avversario o gli avversari, regala momenti di trepidazione parossistica sorretta dal maniacale.

Uscito come esclusiva Xbox nel Natale 2002, Splinter Cell, per le sue caratteristiche, rimane a tutt’oggi un’esperienza appagante solo sulla console di Zio Bill, dove la parte tecnica e gameplay trovano il loro vertice di equilibrio videoludico.

Voto: 8 su 10