Autore Topic: Lingua e inclusività. Parliamonə  (Letto 20261 volte)

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Offline slataper

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Re: Lingua e inclusività. Parliamonə
« Risposta #165 il: 25 Set 2021, 12:11 »
Ma già so come finirà: scrivere diventerà territorio di battaglia politica, se scrivi 'tutti' e non 'tutt*' sei un nostalgico del ventennio, e viceversa con insulti annessi.
Per me noi non vivremo cambiamenti significativi nell'uso quotidiano, forse i nostri figli sì.
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Re: Lingua e inclusività. Parliamonə
« Risposta #166 il: 25 Set 2021, 12:12 »
Il problema più che altro lo vedo nel parlato, scrivere tutt* o tutt(é*) ti puoi adattare, ma dire tutt(rrrrr) a mo' di rascata la vedo più tosta.



*mi sfugge il tasto dello** schwa sulla tastiera

**poi perchè lo schwa e non la schwa, romperanno il cazzo anche qua

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Re: Lingua e inclusività. Parliamonə
« Risposta #167 il: 25 Set 2021, 12:16 »
Sono tutte merdate.
:no:

Sono schwaccate :educated:

Offline armandyno

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Re: Lingua e inclusività. Parliamonə
« Risposta #168 il: 25 Set 2021, 12:22 »
Sono tutte merdate.
La lingua nasce dalla gente comune non dalle regole grammaticali e sintattiche.

Citazione da: https://accademiadellacrusca.it/it/consulenza/un-asterisco-sul-genere/4018
... ogni lingua, a meno che non si tratti di un sistema “costruito a tavolino” come sono le lingue artificiali (un esempio ne è l’esperanto), è un organismo naturale, che evolve in base all’uso della comunità dei parlanti: è vero che molte lingue hanno subìto un processo di standardizzazione per cui, tra forme coesistenti in un certo arco temporale, alcune sono state selezionate, considerate corrette e destinate allo scritto e all’uso formale e altre censurate e giudicate erronee, o ammesse solo nel parlato o in registri informali e colloquiali; ma in questo processo la scelta (che può anche cambiare nel corso del tempo) avviene sempre nell’àmbito delle possibilità offerte dal sistema.

Non stiamo parlando di introdurre una nuova parola, si tratta di forzare i fondamentali.

« Ultima modifica: 25 Set 2021, 12:25 da armandyno »


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Re: Lingua e inclusività. Parliamonə
« Risposta #170 il: 17 Nov 2021, 08:46 »
Mammamia ho fatto fatica a leggerlo l'articolo per come è scritto, fa veramente schifo. Soprattutto non riesco a capire per sodatica che intende.
« Ultima modifica: 17 Nov 2021, 10:07 da Devil May Cry »

Offline Gaissel

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Re: Lingua e inclusività. Parliamonə
« Risposta #171 il: 17 Nov 2021, 11:19 »
È uno scritto interessante invece, forse un po' troppo letterario nello stile e specialistico in certo lessico, ma schifo proprio no.
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Re: Lingua e inclusività. Parliamonə
« Risposta #172 il: 17 Nov 2021, 11:25 »
Non discutevo il contenuto, interessante è interessante e infatti sempre detto che il napoletano su questa questione è "avanti" visto che ci mangiamo da sempre le vocali (certo non perchè ci preoccupiamo del sesso).
Per come è scritto fa schifo.

Online atchoo

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Re: Lingua e inclusività. Parliamonə
« Risposta #173 il: 17 Nov 2021, 11:33 »
Sfaccimmə?

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Re: Lingua e inclusività. Parliamonə
« Risposta #174 il: 17 Nov 2021, 11:33 »
Anche. Soprattutto Cazzimmmə  :yes:

Offline Gaissel

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Re: Lingua e inclusività. Parliamonə
« Risposta #175 il: 17 Nov 2021, 16:54 »
Citazione
Credo che ci siano due modi di usare il linguaggio e scegliere le parole, se si vuole – ognuno nel suo piccolo – «migliorare il mondo». Uno è quello di intervenire sulla lingua e sui termini che possono essere offensivi o discriminatori, malgrado il loro consolidato uso diffuso, e forzarne l’eliminazione e la sostituzione con formule meno familiari ma più rispettose. Grazie ad approcci di questo genere da parte soprattutto di chi crea modelli di uso della lingua – i media per primi, ma anche la politica, la scuola e le istituzioni pubbliche – soltanto nell’ultimo decennio quelle che dapprima a molti sembravano forzature incomprensibili o eccessive sono già diventate del tutto comuni e accettate, quando non condivise. Riuscendo a «migliorare» la lingua dal punto di vista del suo rispetto per tutti. È un cambiamento «dall’alto» e promosso da una minoranza, che crea attriti iniziali, ma spesso funziona pur esasperando a volte quegli attriti. Le giustissime e preziosissime scelte del «politicamente corretto» negli scorsi decenni hanno eliminato grazie al cielo dal linguaggio termini e modi di definire gli altri che oggi consideriamo inaccettabili: ma hanno evidentemente anche dato armi e argomenti alle peggiori demagogie reazionarie – quelle che chiamano «buonismo» la bontà, che si dicono vittime di persecuzioni, che «non si può più dire niente», eccetera – permettendo loro di sobillare e compattare ignoranze identitarie e di accentuare divisioni.

Un secondo modo di usare il linguaggio per migliorare le cose è sfruttare al meglio la sua efficacia naturale, quella di comunicare, di farsi capire e di capire: ovvero avere questa priorità per spiegarsi e per spiegare le cose, usando i termini più condivisi e compresi, limitando le forzature e giungendo a un cambiamento linguistico attraverso un cambiamento culturale piuttosto che viceversa: estendendo il più possibile l’uditorio e ottenendone fiducia e attenzione, a costo di rallentare l’esclusione dal vocabolario di formulazioni costruite in secoli di società maschiliste, omofobe, razziste

Che bell'uomo quel Sofri.

TFP Link :: https://www.ilpost.it/2021/11/17/cerchiamo-di-capirci/
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Offline Xibal

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Re: Lingua e inclusività. Parliamonə
« Risposta #176 il: 18 Nov 2021, 06:38 »
Non discutevo il contenuto, interessante è interessante e infatti sempre detto che il napoletano su questa questione è "avanti" visto che ci mangiamo da sempre le vocali (certo non perchè ci preoccupiamo del sesso).
Anche nel dialetto abruzzese è così.
Il fatto è che, in entrambi, e molti altri, l'espressione linguistica non è, e non può essere, distinta da quella popolare di cui si fa voce, e il dialetto, di tutti i tipi, è uno dei bacini più floridi di quell'ironia folcloristica a cui piace giocare con le differenze, i luoghi comuni, persino le debolezze, accentuandole, invece di livellarle, fino al grottesco e surreale, in un gioco solo apparentemente feroce, che ricorda un po' i motteggi arguti con cui si misurava l'intellighenzia nelle corti, e in cui offendersi equivaleva a mostrare la propria inferiorità intellettuale e di spirito, ma che in realtà trova nell'ironia, soprattutto autoironia, una via catartica per accettare la propria condizione come condizione del mondo, che siamo tutti immancabilmente, e differentemente, inadeguati, e per questo, uguali di fronte alla medesima sorte.
Ci si abbracciava, ridendone assieme, nella consapevolezza di essere messi tutti male.
Che senso avrebbe, dunque, prendere un elemento fonetico e strapparlo al suo contesto, al terroir in cui è nato e si è sviluppato, spogliandolo della sua matrice linguistica, per adattarlo forzatamente ad un contesto in cui, come imperativo categorico da cui pare non si possa sfuggire, dobbiamo stare tutti ugualmente bene? (e chi ricorda l'omonima pellicola, sa' che non è un caso che sia una menzogna che si racconta solo ai morti)...
« Ultima modifica: 18 Nov 2021, 08:04 da Xibal »
"C'è qualcosa di terribile nella realtà, ed io non so cos'è. Nessuno me lo dice" (Deserto Rosso)

Offline Cryu

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Re: Lingua e inclusività. Parliamonə
« Risposta #177 il: 13 Gen 2022, 12:23 »
TFP Link :: https://www.valigiablu.it/professioni-nomi-femminili/?fbclid=IwAR2hKxxa3a2sMI9cM69_hHyOTrMovIN1xSWV7jLBgI6znAD41E80fXdBC-A

Bell'articolo. Molto preciso, motivato e documentato.
Non sono uno che si appassiona per i cambi di targhetta da assessore ad assessora, ma qui dettaglia bene perché questo caso è corretto e altri invece no.
"non e' neppure fan-art, e' uno screenshot di un gioco, ci sono mesi e mesi di sudore di artisti VS uno scatto con un filtro instagram sopra."
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Offline Kairon

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Re: Lingua e inclusività. Parliamonə
« Risposta #178 il: 15 Gen 2022, 21:48 »
Non ho capito però perché qualcuna preferirebbe farsi chiamare professora anziché professoressa o presidenta anziché presidentessa.

Offline eugenio

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Re: Lingua e inclusività. Parliamonə
« Risposta #179 il: 07 Feb 2022, 14:23 »
Petizione. Lo schwa (ə)? No, grazie. Pro lingua nostra

Citazione
Siamo di fronte a una pericolosa deriva, spacciata per anelito d'inclusività da incompetenti in materia linguistica, che vorrebbe riformare l'italiano a suon di schwa. I promotori dell'ennesima follia, bandita sotto le insegne del politicamente corretto, pur consapevoli che l'uso della "e" rovesciata" non si potrebbe mai applicare alla lingua italiana in modo sistematico, predicano regole inaccettabili, col rischio di arrecare seri danni anche a carico di chi soffre di dislessia e di altre patologie neuroatipiche.

I fautori dello schwa, proposta di una minoranza che pretende di imporre la sua legge a un'intera comunità di parlanti e di scriventi, esortano a sostituire i pronomi personali "lui" e "lei" con "ləi", e sostengono che le forme inclusive di "direttore" o "pittore, "autore" o "lettore" debbano essere "direttorə" e "pittorə", autorə" e "lettorə", sancendo di fatto la morte di "direttrice" e "pittrice", "autrice" e "lettrice". Ci sono voluti secoli per arrivare a molti di questi femminili.

[...]

Lo schwa e altri simboli (slash, asterischi, chioccioline, ecc.), oppure specifici suoni (come la "u" in "Caru tuttu", per "Cari tutti, care tutte"), che si vorrebbe introdurre a modificare l'uso linguistico italiano corrente, non sono motivati da reali richieste di cambiamento. Sono invece il frutto di un perbenismo, superficiale e modaiolo, intenzionato ad azzerare secoli e secoli di evoluzione linguistica e culturale con la scusa dell'inclusività. [...]

Firmate qui, se condividete questo appello, [...]