Autore Topic: L'indie e l'opinione degli hardcore  (Letto 9358 volte)

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Offline Floyd

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L'indie e l'opinione degli hardcore
« il: 29 Nov 2013, 22:12 »
volevo aprire questo topic da un po'.

Una piccola precisazione come cappello. No, non penso che qualitivamente i giochi indie siano in meglio di quelli mainstream. No, non ritengo il fenomeno indie totalmente positivo, la robba inutile che io trovo sperimentale e gratuitamente hipster / snob non manca, e il crowdfunding ha in più di una volta premiato gente mediocre che altrimenti sarebbe andata a lavorare.

Mi faccio poi poche illusioni sul numero di gente che possa cambiare idea sugli indie. Almeno in teoria (che poi nella pratica  non avvenga sempre è un altro discorso) si tratta di titoli fatti per soddisfare chi ha passioni ed esperienze simili al creatore, non titoli che fin dalla concezione devono accontentare (o più raramente, stupire e sorprendere come può averlo fatto un memento o un pulp fiction) milioni di persone. Ognuno di noi c'ha le sue aspettative (o se volete potete anche chiamarli "pregiudizi") che ci portano a essere diffidenti a priori verso l'indie o il mainstream.

detto questo, io credo che sia indubbio che nel 2013 il mainstream (inteso in questo caso non necessariamente come quello che vende, ma quello che viene prodotto all'industria tradizionale) non sia più quello degli anni 90 dal punto di vista della diversità. Basta andare a guardare quali titoli e generi venivano pubblicati su console e pc.

E non vengo certo qui a dire che è colpa del denaro o altro. La  cultura di massa cambia continuamente a seconda del periodo socio-economico e i motivi del cambiamento sono complessi e perlopiù fisiologici.

Fatto sta che questi cambiamenti sono avvenuti, e il videogioco mainstream adesso si è allontanato parecchio dal suo linguaggio delle origini ed è diventato sempre di più simile al tipico prodotto di massa occidentale.

E questo naturalemente non può accontentare tutti, in particolare quelli che non vedono un videogioco come un prodotto tecnologico usa e getta figlio del suo tempo, che tra 2 anni verrà dimenticato in favore del nuovo uncharted 30 iperpompato. E allora gli indie hanno coperto questo vuoto, sperimentando e riproponendo ciò che era stato dimenticato con le possiblità della tecnologia di oggi.

Però ancora oggi leggo sul forum anche da parte di persone che sicuramente hanno un'intelligenza e un'apertura mentale parecchio superiore alla media, commenti sull'impossibilità di prendere sul serio il fenomeno indie, visto come qualcosa per hipster, intellettualodi o peggio. Il che ci può anche stare, se non fossero spesso opinioni basate sull'aver giocato per sbaglio un paio di titoli quando ne escono decine al giorno.

Ecco io vorrei sapere cosa ne pensate. Secondo voi perchè ci sono tutti questi problemi anche da parte di giocatori di lunga data ad abbracciare il fenomeno indie ?  E perchè alcuni titoli spaventosamente pretenziosi nel mainstream non vengono ritenuti tali mentre titoli indie si ?

Offline atchoo

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Re: L'indie e l'opinione degli hardcore
« Risposta #1 il: 30 Nov 2013, 18:49 »
Non ho un'idea organica su indie & C., ma credo di aver provato più titoli del videogiocatore medio, apprezzandoli spesso e volentieri (anche perché scelti dopo essermi informato un po', mai a scatola chiusa).

Sul fatto che in alcuni casi ripropongano un approccio del passato sono anche d'accordo, pur essendo rare le analogie con i titoli AAA 16 bit (quanti titoli del calibro di un Cannon Fodder o di uno SWOS ci sono in ambito indie?). Di sicuro non è raro trovare in questi titoli un desiderio di sperimentare che in ambito mainstream è andato completamente perso.

Credo che a indispettire il giocatore di lunga data non sia il titolo indie in sé, che andrebbe perlomeno provato prima di essere criticato, ma il contorno. Spesso e volentieri sono più snob quelli che il gioco lo lodano e lo accostano, spalando merda, al prodotto mainstream analogo di quelli che ci hanno lavorato.

Offline Dan

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Re: L'indie e l'opinione degli hardcore
« Risposta #2 il: 30 Nov 2013, 20:12 »
Credo che a indispettire il giocatore di lunga data non sia il titolo indie in sé, che andrebbe perlomeno provato prima di essere criticato, ma il contorno. Spesso e volentieri sono più snob quelli che il gioco lo lodano e lo accostano, spalando merda, al prodotto mainstream analogo di quelli che ci hanno lavorato.
Questo. E' proprio l'idea che l'indie nasca per opposizione al mainstream che rende l'ambiente indi(e)sponente. Da una parte ci sono degli autori che, cavalcando l'idea del mainstream come una massa informe di contenuti per decerebrati, si improvvisano poeti dell'industria, spesso con risultati discutibili; dall'altra una fanbase pronta a idolatrarli come tali. E' un circolo vizioso di arroganza che disturba, almeno me. La verità è che non bisogna fare di tutta un'erba un fascio. E allora, da una lato bisognerebbe riconoscere che pure se un gioco è pensato per piacere a un'ampia fascia di pubblico ciò non vuol dire che al suo interno non possa custodire spunti interessanti; dall'altro, si dovrebbe ammettere che nello stesso ambiente indie esiste una sorta di "mainstream", che porta agli onori progetti probabilmente meno meritevoli di altri, ugualmente indipendenti, che non hanno la fortuna di imboccare una corrente modaiola o i canali di diffusione giusti.

Per come la vedo io, l'indie non andrebbe visto come una forma di ribellione al mianstream ma, semplicemente, come l'opportunità dei singoli (o di un piccolo gruppo) di potersi esprimere con questo medium, al di fuori dei grandi numeri del mercato. Il che, però, non li rende tutti automaticamente degli artisti validi.
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Hideo Kojima (1963-1998)

Offline Wis

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Re: L'indie e l'opinione degli hardcore
« Risposta #3 il: 30 Nov 2013, 21:26 »
Non ho capito, mi state dicendo che il vociare intorno ad un titolo influenza così tanto la vostra opinione sul titolo?
Che senso ha?
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Offline atchoo

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Re: L'indie e l'opinione degli hardcore
« Risposta #4 il: 30 Nov 2013, 21:40 »
Io non ho parlato per me, ma ho ipotizzato cosa possa indispettire/spingere al pregiudizio il giocatore di lunga data. Questo non vuol dire che il suo comportamento acquisisca un "senso", eh!
Comunque c'è gente che boicotta questa o quella produzione, indie o mainstream, per motivi meno "sensati" ancora.
« Ultima modifica: 30 Nov 2013, 21:42 da atchoo »

Offline Dan

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Re: L'indie e l'opinione degli hardcore
« Risposta #5 il: 30 Nov 2013, 22:10 »
Non ho capito, mi state dicendo che il vociare intorno ad un titolo influenza così tanto la vostra opinione sul titolo?
Che senso ha?
No, non influenza quella sul titolo, ma l'opinione su chi fa e chi idolatra un certo tipo di indie. Se il gioco merita, il problema non si pone.
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Hideo Kojima (1963-1998)

Offline Floyd

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Re: L'indie e l'opinione degli hardcore
« Risposta #6 il: 30 Nov 2013, 22:51 »
Citazione
Sul fatto che in alcuni casi ripropongano un approccio del passato sono anche d'accordo, pur essendo rare le analogie con i titoli AAA 16 bit (quanti titoli del calibro di un Cannon Fodder o di uno SWOS ci sono in ambito indie?)

bhe se non definisci AAA è difficile risponderti. Parliamo di qualità, influenza sull'industria, valori di produzione ? Poi perchè limitarsi al periodo 16-bit ? Di classici che sarebbero stati venerati fossero usciti sul finire degli anni 80/90 ce ne sono diversi a mio avviso. I primi che mi vengono in mente sono gemini rue, VVVVVV e FTL, che hanno un feeling gioco-pc dell'epoca.

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Spesso e volentieri sono più snob quelli che il gioco lo lodano e lo accostano, spalando merda, al prodotto mainstream analogo di quelli che ci hanno lavorato.

non ho mica capito sta frase, che vuol dire "prodotto mainstream analogo di quelli che ci hanno lavorato" ?

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Questo. E' proprio l'idea che l'indie nasca per opposizione al mainstream che rende l'ambiente indi(e)sponente. Da una parte ci sono degli autori che, cavalcando l'idea del mainstream come una massa informe di contenuti per decerebrati, si improvvisano poeti dell'industria, spesso con risultati discutibili; dall'altra una fanbase pronta a idolatrarli come tali. E' un circolo vizioso di arroganza che disturba, almeno me. La verità è che non bisogna fare di tutta un'erba un fascio. E allora, da una lato bisognerebbe riconoscere che pure se un gioco è pensato per piacere a un'ampia fascia di pubblico ciò non vuol dire che al suo interno non possa custodire spunti interessanti; dall'altro, si dovrebbe ammettere che nello stesso ambiente indie esiste una sorta di "mainstream", che porta agli onori progetti probabilmente meno meritevoli di altri, ugualmente indipendenti, che non hanno la fortuna di imboccare una corrente modaiola o i canali di diffusione giusti.

Si però dan, qua tu ammetti solamente cose negative sugli indie e solo cose positive sul mainstream, peraltro senza manco fare esempi precisi.  Io sinceramente a parte qualche raro caso tipo il tizio di FEZ (che pure mi sembra che abbia incontrato più critiche e piu' deficenti su twitter e altrove che lo insultavano) tutti questi autori e fan snob in giro non li vedo, se poi tu vuoi linkarmi altri episodi eclanti felici di leggerli.  Delle decine di autori indie che leggo continuamente perchè postano su neogaf o tgsource o altrove, la strangrande maggioranza si presenta come un semplice e simpatico appassionato di vg, deciso a far conoscere il proprio videogioco al mondo senza vantarsi di questo o di quello

quale sarebbe poi la differenza (al di là della qualità) con un gioco che adori come mgs, che è indubbiamente un gioco parecchio pretenzioso ? 

mi piacerebbe comunque sapere anche quale è il vostro bagaglio indie, ovvero quanti giochi avete giocato e quali ritenete i piu' importanti o cmq rappresentativi del genere.

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Per come la vedo io, l'indie non andrebbe visto come una forma di ribellione al mianstream ma, semplicemente, come l'opportunità dei singoli (o di un piccolo gruppo) di potersi esprimere con questo medium, al di fuori dei grandi numeri del mercato. Il che, però, non li rende tutti automaticamente degli artisti validi.

non li rende artisti validi ma li rende persone che hanno provato a fare qualcosa di diverso investendo personalmente tempo e risorse in contesti spesso parecchio difficili. Mi sembra che un certa stima rispetto a chi fa assasin creed o uncharted 30 rendendo l'industria ancora più massificata  se lo siano meritato. O sbaglio ?
« Ultima modifica: 30 Nov 2013, 22:55 da Floyd »

Offline Floyd

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Re: L'indie e l'opinione degli hardcore
« Risposta #7 il: 30 Nov 2013, 22:53 »
Non ho capito, mi state dicendo che il vociare intorno ad un titolo influenza così tanto la vostra opinione sul titolo?
Che senso ha?

per come la vedo io tantissime variabili esterne influenzano l'opinione  su un titolo. E certamente leggere tante opinioni negative o positive (e soprattutto opinioni positive o negative di chi ci fidiamo) su di esso è una di queste.

Offline Dan

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Re: L'indie e l'opinione degli hardcore
« Risposta #8 il: 01 Dic 2013, 00:43 »
Si però dan, qua tu ammetti solamente cose negative sugli indie e solo cose positive sul mainstream, peraltro senza manco fare esempi precisi.
In realtà no. Non ho né negato che nel mainstream ci sia la tendenza a replicarsi all'infinito, né che esistano indie interessanti. Ho solo detto che in alcuni giochi mainstream c'è anche una certa qualità e che nell'ambiente indie c'è pure una corrente di produzioni sopravvalutate.

Se vogliamo fare degli esempi di quanto dico, gli Assassain's Creed o gli Uncharted che citi non brillano certo per dei contenuti di spessore; eppure, non si può negare la perizia con la quale gli artisti dei due titoli hanno saputo creare esperienze "altre", nei non-luoghi e nei non-tempi tipici del mezzo. E' la gioia visiva di camminare sui tetti della Firenze e della Venezia rinascimentale, è la tensione di procedere sopra i vagoni di un treno in corsa a tutta velocità. Non sono cose scontate.

E quanto agli indie, posso fare l'esempio delle produzioni Tale of Tales. Un Fatale a caso, per esempio, dove l'ammiccamento letteral-artistico risulta stucchevole, quando pure non pare esserci la padronanza del mezzo. Ma, a parte loro, mi piace portare sempre l'esempio di Braid perché lo trovo emblematico. Un gioco (e sottolineo gioco) estremamente intelligente, il cui design da solo basta per metterlo fra le cose migliori prodotte negli ultimi anni; e tuttavia, il suo autore non ha resistito a infarcirlo di un meta-testo assolutamente superfluo, artificoso e poeticamente povero, come se ci fosse bisogno di contenuti del genere per elevare l'artisticità di un gioco. Ed è proprio in questo che molti indie peccano di presunzione, IMHO.

Fosse per me, abolirei del tutto i testi. Non tutti si chiamano Ron Gilbert. Un gameplay solido e un'estetica di valore è quanto basta a un titolo per essere artisticamente valido (mi vengono in mente Limbo e Machinarium, due giochi audio-visivamente ricercati e con un gameplay "onesto", privi di testi).

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quale sarebbe poi la differenza (al di là della qualità) con un gioco che adori come mgs, che è indubbiamente un gioco parecchio pretenzioso ?
La serie è diventata pretenziosa con MGS2. A ogni modo, anche qui, come sopra: io adoro MGS1 non per i suoi contenuti (che anzi reputo genuinamente naif), ma per l'estetica, il modo in cui padroneggia il mezzo e (mi ripeto) per la capcità di creare una convincente esperienza "altra".

Personalmente, sui contenuti (intesi come "testi") dei VG ho delle forti remore, si tratti di titoli mainstream o indie. Per me la narrativa in questo medium passa per l'interazione e il mezzo audio-visivo puro. La parola, scritta o parlata, è un qualcosa sulla quale non si dovrebbe fare troppo affidamento. Va dosata, usata con molta capacità e integrata con sapienza su un impianto già solido (Portal è un esempio eccellentissimo di integrazione fra queste parti). E se ci penso, alla fine, i titoli che trovo estremamente potenti nei contenuti sono quelli muti di Ueda.

Esitono le eccezioni, intendiamoci. The Walking Dead è tanto testo, ma funzionale a un certo tipo di effetto, con una connotazione a suo modo "interattiva" (scelte morali, senso di responsabilità, etc.). Ma appunto: è un'eccezione, straordinaria come alcune delle avventure grafiche del passato...ma sempre un'eccezione.
« Ultima modifica: 01 Dic 2013, 01:32 da Dan »
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Hideo Kojima (1963-1998)

Offline Xibal

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Re: L'indie e l'opinione degli hardcore
« Risposta #9 il: 01 Dic 2013, 02:55 »
tuttavia, il suo autore non ha resistito a infarcirlo di un meta-testo assolutamente superfluo, artificoso e poeticamente povero, come se ci fosse bisogno di contenuti del genere per elevare l'artisticità di un gioco.
Magari lo scopo non era elevare l'artisticità, ma semplicemente far passare una idea intimamente legata proprio alla meccanica del titolo, che è quella della possibilità di riavvolgere il tempo su se stesso.
A me il gioco è parso la biografia, ovviamente romanzata, di una piccola parte della vita di Albert Einstein, che emerge da una serie di lettere scambiate con la moglie, del tormentato rapporto con lei che rinuncerà agli studi per la famiglia, dei rimpianti che Einstein avrà per l'esito che parte di quegli studi ha portato, tra cui anche la perdita della moglie, e sintetizzato poi nella frase, cuore portante dell'ispirazione per  la meccanica e la tematica assieme di Braid: “La conquista dell’energia atomica ha cambiato tutto tranne il nostro modo di pensare… La soluzione a questo problema risiede nel cuore dell’umanità. Se solo lo avessi saputo, avrei fatto l’orologiaio”. Un amore scientifico che ti porta via quello umano, e alla fine ti accorgi che il primo è una donna mostruosa che non puoi controllare, e vorresti tornare indietro per rimediare.
E' una mia teoria ovviamente, ma ci sono parecchi indizi a riguardo nel gioco stesso (es, molti dicono che Tim sia uno studioso, in realtà è uno studente, studente di college, come testimoniano i vestiti), e personalmente non vedo niente di superfluo o artificioso, anzi è una delle cose meno invadenti e delicate che il mondo dei videogiochi ci abbia mai proposto, con una tematica che per una volta è il gioco e il gioco che racconta la tematica tramite le sue stesse meccaniche, senza pipponi, senza spiegoni avulsi dal contesto. Sarebbe stato presuntuoso se non gli fosse riuscito, ma al momento non mi vengono in mente altri esempi di una tale perfetta sovrapposizione tra mezzo e messaggio.
« Ultima modifica: 01 Dic 2013, 02:59 da Xibal »
"Hai mai visto un italiano tirare i fili?"
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Offline Floyd

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Re: L'indie e l'opinione degli hardcore
« Risposta #10 il: 01 Dic 2013, 03:33 »
Dan capisco quello che dici e concordo su di te soprattutto per quanto riguarda i giochi Tale of Tales, che per me , con tutto il rispetto dovuto a quelli a cui piacciono, sono robba banale usa e getta per l'hipster di turno.

però di nuovo, la stragrande maggioranza degli indie con tale of tales non c'entra nulla (almeno per ora, è chiaro che il filone "sociale/alternativo" sarà sempre di piu' in crescita), mentre nel mainstream se prendi un titolo a caso che vende la stragrande maggioranza (non voglio dire tutti) degli altri titoli mainstream gli somiglia.

trovo condivisibile anche per quanto riguarda i testi, trovo che pochissimi giochi indie occidentali abbiano testi all'altezza. Troppo, troppo spesso ci troviamo di fronte a titoli rovinati da tonnellate di inside-jokes (è il caso anche di the moon) e pretenziosità e citazioni varie inserite solamente per dare importanza al tutto (cosa che comunque non accade solo negli indie eh, dobbiamo essere onesti ). I jappi per i pochi esempi che ho a disposizione tradotti hanno (di solito) un approccio decisamente più rilassato e franco nei testi, sia per quanto il mainstream che gli indie. Ovviamente questo vuol dire che vengono tacciati di infatilismo da molti. Lasciamo perdere, in occidente siamo ossessionati con il mature e il dark.

però mi sembra che non sia sempre possibile scindere  il testo e il resto. Quando io vado in giro per le città di assasin creed sono continuamente interrotti da personaggi che dicono cose sceme e robbe noiose da fare. Questo fa parte dell'esperienza, non posso mica spegnere il cervello e dimenticarmi che esistano mentre guardo le architetture.

per mgs dan non puoi dirmi che non fosse un titolo ambizioso e pretenzioso all'epoca. Visto con gli occhi di oggi sicuramente è invecchiato dal punto di vista delle tematiche e dei dialoghi rispetto ad altri titoli di quegli anni (anche dello stesso kojima come snatcher e politecenatus) e appare ingenuo e naif, ma all'epoca come sai benissimo veniva preso seriamente come tipo di esempio "alto" della narrativa nel videogioco. E indubbiamente nel 1998 lo era, Kojima sapeva benissimo cosa stava facendo e in che contesto stava operando. Fermo restando che cmq non si tratta solo dei contenuti ma anche nella struttura narrativa, e da questo punto di vista sicuramente faceva cose che sono ancora fuori dal comune oggi.
« Ultima modifica: 01 Dic 2013, 04:07 da Floyd »

Offline atchoo

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Re: L'indie e l'opinione degli hardcore
« Risposta #11 il: 01 Dic 2013, 08:17 »
bhe se non definisci AAA è difficile risponderti. Parliamo di qualità, influenza sull'industria, valori di produzione ? Poi perchè limitarsi al periodo 16-bit ? Di classici che sarebbero stati venerati fossero usciti sul finire degli anni 80/90 ce ne sono diversi a mio avviso. I primi che mi vengono in mente sono gemini rue, VVVVVV e FTL, che hanno un feeling gioco-pc dell'epoca.
Ho usato male la punteggiatura, il periodo 16 bit si riferiva agli esempi tra parentesi.
Per AAA (in maniera sicuramente impropria, ma parliamo anche di giochi di 20-25 anni fa) intendo qualità, influenza e valori, in misura variabile, ma sufficiente. Uno Shadow Of The Beast o un titolo Cinemaware erano AAA come lo fu Cannon Fodder, secondo me.
Di roba di qualità ce n'è tanta, è vero, ma ai tempi la difficoltà era anche farla girare. Ora hanno a disposizione risorse e strumenti "infiniti", capirai che un confronto non può non tenerne conto.
Non è comunque l'argomento del tuo topic.

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Spesso e volentieri sono più snob quelli che il gioco lo lodano e lo accostano, spalando merda, al prodotto mainstream analogo di quelli che ci hanno lavorato.

non ho mica capito sta frase, che vuol dire "prodotto mainstream analogo di quelli che ci hanno lavorato" ?
Ammetto di aver scritto in maniera contorta.
"Sono più snob quelli che... di quelli che ci hanno lavorato".
Ma è un pensiero indiretto, nato dall'aver seguito per un annetto e mezzo forum e siti sull'argomento (più in ambito smartphone, comunque): gli sviluppatori con i quali ho avuto scambi d'opinione erano tutti disponibili e per niente montati. Altri frequentatori un po' meno.
Che poi gli sviluppatori siano artistoidi o hipster, beh, sono affari loro: a me interessa solo il gioco che propongono.
Quel pensiero l'ho scritto per cercare di rispondere alla tua domanda, che mi sono talvolta posto pure io.
« Ultima modifica: 01 Dic 2013, 08:27 da atchoo »

Offline DRZ

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Re: L'indie e l'opinione degli hardcore
« Risposta #12 il: 01 Dic 2013, 09:26 »
Fatto sta che questi cambiamenti sono avvenuti, e il videogioco mainstream adesso si è allontanato parecchio dal suo linguaggio delle origini ed è diventato sempre di più simile al tipico prodotto di massa occidentale.

Il videogioco mainstream è sempre stato simile al prodotto di massa occidentale (od orientale, stessa roba) perché E' un prodotto di massa occidentale (od orientale, stessa roba): negli anni novanta (ma anche ottanta, settanta, duemila, tremila, dodicimila...) i titoli mainstream sono sempre stati al novantanove per cento puntare sul cavallo vincente (che a seconda dei periodi può essere il platform con protagonista puccettoso, l'fps, l'rts, il gdr giapu, il clonazzo di Street Fighter 2 eccetera) e all'un per cento produrre qualcosa di nuovo che, in caso di successo, molto spesso diventa poi l'archetipo di una nuova categoria di cavalli vincenti.

Offline Floyd

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Re: L'indie e l'opinione degli hardcore
« Risposta #13 il: 01 Dic 2013, 10:08 »
per avvicinarsi al prodotto di massa occidentale intendo che una volta che c'e stata la tecnologia, il videogioco  si è allontanato dalla stilizzazione e la diversità dei generi del 2d e del primo tridimensionale per abbracciare stili grafici e generi più ristretti ma più vicini a ciò che vedi al cinema o alla tv.

a parte questo, anche le strategie commerciali sono cambiate con l'online di massa e la distribuzione digitale, ma questo è un altro discorso e non intendevo dire questo.

atchoo, io credo che di classici al livello di uno shadow of the beast o di cannon fodder ce ne siano diversi (anche perchè magari ce li ricordiamo male.. shadow of the beast grafica a parte che aveva di impressionante anche all'epoca ?). Poi chiaramente non possono avere l'influenza che hanno avuto i titoli sopracitati (che poi non che sia stata cosi enorme... un gioco fatto da una persona sola come terraria arriva a vendere 3 milioni di copie oggi ) perchè il mercato è cambiato. Un sea will claim everything, un'avventura grafica indie dall'universo veramente affascinante, nel 1989 lo avrebbero conosciuto tutti. Oggi è pressochè sconosciuto appassionati a parte.

c'entra poco a mio avviso quando si va a paragonare  il fatto che adesso è piu' facile far girare un gioco rispetto ad un certo hardware, quella riguarda la capacità tecnica e/o fondi a disposizione, non espressiva / artistica.
« Ultima modifica: 01 Dic 2013, 10:10 da Floyd »

Offline DRZ

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Re: L'indie e l'opinione degli hardcore
« Risposta #14 il: 01 Dic 2013, 10:33 »
per avvicinarsi al prodotto di massa occidentale intendo che una volta che c'e stata la tecnologia, il videogioco  si è allontanato dalla stilizzazione e la diversità dei generi del 2d e del primo tridimensionale per abbracciare stili grafici e generi più ristretti ma più vicini a ciò che vedi al cinema o alla tv.

Non sono particolarmente d'accordo, onestamente: quanti platform con grafica simil Mario (estetica cartoon, nemici tenerosi, un sacco di colori...) hai visto ai tempi del 2D? Quanti cloni più o meno riusciti delle avventure Lucas Arts? Quanti giochi di ruolo con sprite super deformed?

Io ricordo un mercato molto più omogeneo e incanalato di quello che descrivi tu: non mancavano certo le cose originali sia a livello estetico che dal punto di vista delle idee (così come non mancano ora), ma la maggior parte di quello che usciva era abbastanza conforme a quei due o tre concept forti.