Autore Topic: [ARCADE] Asteroids  (Letto 700 volte)

0 Utenti e 1 visitatore stanno visualizzando questo topic.

Offline Emalord

  • Assiduo
  • ***
  • Post: 1.100
[ARCADE] Asteroids
« il: 04 Lug 2003, 00:21 »
Tanto tempo fa, in una galassia così lontana che nemmeno si vedeva da qua, i videogiochi costavano 100 Lire. Anche i ghiaccioli a dire il vero, ma perdio qui siamo su TFP, mica pizza e fichi.
In quei tempi tutto era nuovo, tutto era bello, era l'epoca d'oro dei videogiochi. Bastava incastonare tre vettori su uno sfondo nerodilutto e tutto un mondo girava intorno a te, e alla tua fantasia.

Uno dei primi giochi di sempre, un esercizio di stile e formule matematiche, invase l'Italia con il nome di Asteroids. E mantenendo fede al nome, fu un colpo violento per la nostra psiche già deviata dai cartoni animati giapponesi.
A quei tempi era semplice realizzare i propri sogni: si lavava la macchina al papi, si prendeva la paghetta e via, ci si fiondava senza casco, senza patente, ma soprattutto a piedi, verso il bar più vicino, alla modica distanza di qualche kilometro in linea d'aria.

Asteroids vi metteva nei panni di un intrepido pilota, alla guida di un'intrepida astronave triangolarvettoriale.
A quei tempi mi pareva molto strano che non ci fosse nessun quadrato costruito sull'ipotenusa, ma ci feci presto l'abitudine, esulandomi  da tutte quelle meravigliose storie che mi raccontavano i fidi maestri di scuola.
Quando ero davanti al cabinato di Asteroids, tutto il mondo intorno a me scompariva. E mi fiondavo in uno spazio nerodilutto.

Un'astronave senza quadrati sull'ipotenusa, uno sfondo nero, un pulsante per i propuslori, un joystick per la direzione, un pulsante di sparo. Ah, la semplicità. Scordatevi le combo di King of Fighters, scordatevi la dalshimica difficoltà di realizzare le fatalities in Mortal Kombat. Asteroids era molto più complesso di Pong, ma era comunque molto più semplice di quanto si possa comunemente pensare.
Il gioco non si chiama Asteroids per caso, e parrebbe pure strano comandare un'astronave su uno sfondo nerodilutto solo per colmare distanze tra un'angolo e l'altro dello schermo, tanto per macinare anni luce. No, ad interrompere una monotonia da 100 Lire ci pensavano loro, gli asteroidi, i cattivi della situazione. Grandi, grossi, obesi vettorsassi che solcavano lo spazio buio e freddo con il solo scopo di fornire un Gameplay. Sassi generosi quindi, disposti a farsi un quattro, per un amico. E lo facevano, non crediate.
Tu, al comando della tua trelineica navetta, pensi sia facile sbarazzarti di quelle pericolose incombenze. Premi il pulsante di fuoco baldanzoso ed ebbro di arroganza e pensi "grosso sasso, mò ti distruggo". Ma lui, il grosso sasso colpito nell'onore, si spezza in sassolini più piccoli, più veloci, più letali. E capisci a cosa servono i propulsori: a fuggire da quel grappolo di rocce.
Asteroids, una simulazione di vigliaccheria?
No, semplicemente una simulazione di saggio spirito guerresco.
Arretri, ma non fuggi. Ti pieghi, ma non ti spezzi.
E mentre sei indaffarato a ruotare su te stesso a 360° per annientare qualsiasi cosa vaghi per lo schermo, un UFO che sembra uscito da un film di serie B entra in scena, e si mette a vomitare pixel.
E mentre maledici tutto quel caos, mentre dentro sei esaltato come un atleta sotto doping, altri Ufo entrano in scena, e come gli asteroidi sono sempre più piccoli, più veloci, più letali.
E quando ripulisci tutto lo schermo, quando torna il silenzio, ti accorgi che il gioco aveva pure una colonna sonora.
Semplici effetti sonori, ma intelligenti, a cadenzare un ritmo sempre più frenetico, mano a mano che le schegge impazzite aumentano. L'essenzialità ad uso del gameplay, e delle emozioni.

Oggi, quasi trent'anni dopo, sarebbe stupido riproporre un gameplay così datato.
Asteroids era una grande emozione, era un gioco innovativo, geniale ed impegnativo. Ma oggi i nostri neuroni non son contenti se non si realizzano combo assurde o se non si fanno 5 azioni diverse in 3 secondi netti.
Ma è giusto così. Asteroids era il gioco di noi bambini, che muovevamo i nostri primi passi in un mondo sconosciuto.

Dice il saggio: non puoi guidare la macchina, se prima non impari a camminare con le tue gambe.
E dice un altro saggio: prima di imparare a guidare l'auto, fatti un giro in bicicletta che inquini meno.
Anche se tutto questo non capisco cosa possa significare in questo contesto
Electric Blue Skies - Blog di Fotografia Videoludica - Seguici su Facebook o su Twitter