Autore Topic: [ARCADE] Pong  (Letto 2154 volte)

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Offline Emalord

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[ARCADE] Pong
« il: 03 Lug 2003, 20:07 »
PONG è videogioco.
PONG è la sintesi della sostanza ludica, dove per sostanza si intende sintesi.
In altre parole, PONG è sintesi²
Due racchette [liofilizzate], una palla [bloccoquadrata], uno scopo [malcelato], un gioco.
PONG è il tennis dei poveri: se la palla supera la linea di difesa avversaria, è punto. Ma soprattutto bisogna rincorrerla per i prati. Da qui la definizione "dei poveri"
Di PONG stupisce ancora oggi la tecnica: lo stylish game ante litteram colpisce per bicromatismi classici [sfondo nero, attrezzatura tennistica e definizione dei confini di campo in un dixanico bianco], linee nette e pulite, un sonoro essenziale ma che fa il suo dovere deliziandoci con dei PING alternati a ping e ad altri ping. Bello come una pingonia di Mozart.
Il controllo sulle racchette, che possono muoversi solo in direzione sudnordica | altobassica, è preciso, anche se talvolta i controlli sembrano rispondere con un leggero ritardo. Peccato per la sola possibilità di ribattere ai colpi avversari con linee rette o diagonali. La possibilità di ribattere con colpi ad effetto o con il Tiro del Falco avrebbe aumentato di molto la gamma di soluzioni d'attacco.
Di classe, e tecnicamente all'avanguardia, l'introduzione in Full Motion, assolutamente assente. Peccato, sarebbe stata all'avanguardia, visto che si era ancora negli anni '70 [.....]
PONG è il gioco in multiplayer per eccellenza. Fino a due giocatori possono sfidarsi in eccitanti e madidedisudoriche sfide, per un prodotto ancora oggi simbolo del Gioco, quello con la G maiuscola. Come il mago G.

Offline Cryu

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[ARCADE] Pong
« Risposta #1 il: 04 Lug 2003, 22:43 »
PONG è videogioco.
PONG è il germoglio del virgulto videoludico, dove per virgulto si intende germoglio.
In altre parole, PONG è un gioco vecchio.
Due racchette [binario-dotate], una palla [la quadratura del cerchio], uno scopo [lo scopo del gioco], un gioco [il gioco dello scopo].
PONG è il tennis dei ricchi: di quelli che 30 anni fa potevano impegnare della moneta din-don-dante in un cassone elettronico per partite di pochi minuti. Da qui la definizione "dei ricchi".
Di PONG stupisce ancora oggi la tecnica: il DOAX ante litteram, concettualmente parlando, ammalia grazie ad un impiego lucidissimo dei contrasti di colore [sfondo nero, racchette, campo e biglia di un bianco yordico] di cui ha fatto certamente memoria Ikaruga. Linee nette e pulite, assolutamente anti-aliased, nella geniale intuizione di proporsi solo orizzontali e verticali, e mai oblique.
Un sonoro sempre all'altezza, che accompagna l'azione con dei toc alternati a dei toc e ad altri toc. Bello come una toccata di maro... ehm, di mandolino.
Il controllo sulle racchette, vincolato a spostamenti freudianamente verticali, è preciso, anche se talvolta la racchetta sembra rispondere con un leggero ritardo. Tanto per rimanere in ambito freudiano.
Peccato per la mancata implementazione dei colpi top-spin e back-spin, cosa che probabilmente impedirà a questa proto-simulazione di tennis di passare alla storia.
PONG è il gioco in multiplayer per eccellenza. Roba che in confronto Winning Eleven FE è un solitario. Fino a quattro giocatori possono beneficiare edonisticamente dei match. Due alle prese con le racchette, uno a farsi ipnotizzare dalla pallina, e uno a meditare sulla - logicamente freudiana - imperterrita verticalità della rete.
Questo e molto (?) altro in un prodotto ancora oggi simbolo del Gioco godurioso, quello con la G maiuscola. Come il punto G.
Che poi, a pensarci bene, non so neanche se ci ho mai giocato a PONG. Ma per darsi un tono non è sufficiente recensire un gioco di 30 anni fa infarcendo l'articolo di neologismi e bizzarre espressioni racchiuse tra parentesi quadre?
"non e' neppure fan-art, e' uno screenshot di un gioco, ci sono mesi e mesi di sudore di artisti VS uno scatto con un filtro instagram sopra."

Offline DarknessHeir

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[ARCADE] Pong
« Risposta #2 il: 06 Lug 2003, 11:53 »
Pong è videogioco.
Pong è il centro della circonferenza videoludica, dove per circonferenza si intende mettiti a dieta.
In altre parole... Ma Pong è un gioco? State scherzando?
Due racchette [da neve, magari, rettangolari non affondano], una palla [una tegola], uno scopo [fare qualcosa quando non si ha di meglio da fare] un gioco [sì, 'cumm' no!]
Pong è il tennis degli orbidi: quelli che trent'anni fa impiegavano un luigi d'argento per giocare con un gioco inutile, quando gli altri si divertivano [di più] in centinaia di altre maniere che tra l'altro erano pure gratis. Da qui la definizione "degli orbidi".
Di PONG stupisce ancora oggi la tecnica: l' Half Life 2 ante litteram lascia esterrepiti per l'incredibile potenza del motore grafico, che a 3515666 frame al secondo manda a video il nero del campo ed i 12345678910 colori diversi delle racchette, alternandoli tanto velocemente che i nostri occhi di comuni mortali li vedono come semplice bianco. Dell' impiego lucidissimo dei contrasti di colore ha fatto memoria la livrea della Juventus. Infatti lo sviluppo del gioco è stato lungo e travagliato: il concept originale venne steso nel lontano 1725.
Il controllo sulle racchette, vincolato a spostamenti erettilmente verticali, è preciso, anche se talvolta la racchetta sembra non tornare più su dopo essersi ammosciata. Tanto per entrare in ambito freudiano.
Un sonoro sempre all'altezza, che accompagna l'azione con dei ejjah alternati a dei ejjah e ad altri whaaa mandati ai giocatori. Bello come una toccata di maro... ehm, di mandolino, dove per mandolino si intende la forma ideale del poposteriore della ragazza ideale. E per toccata di maro... si intende l'atto di colui che pensa al mandolinico didiedietro.
Peccato per la mancata implementazione della modalità "Dante Must Die", cosa che probabilmente impedirà a questa preto-simulazione di tonni di passare alla storia.
PONG è il gioco in multiplayer per eccellenza. Roba che in confronto il solitario per Windows è un solitario (d'oh!). Fino a cinque giocatori possono beneficiare stoicamente di questo gioco sale/pepe dalle racchette Yang su sfondo Yin, dalla palla latte su sfondo cacao, dall'azione panna su sfondo cioccolato. Comunque, due giocatori giocano, il terzo prepara un gelato panna/cioccolato, il quarto un nesquik latte/cacao. Ed il quinto danza furioso tra centinaia di granelli sale/pepe.
Questo ed altro in un prodotto ancora oggi simbolo del gioGo grande, gigante, gentile. Quello con la G (la seconda) maiuscola. Come il GGG (Ronald Dahl).
Pong è il        e il nero. Il    zo e la fi    .
Che poi, io non ho mai giocato a PONG. Ma per darsi un tono non è sufficiente sfottereunochesfotteunaltrocherecensiceungiocodi3 0annifa infarcendolarticolodineologismiebizzarreespressio niracchiusetraparentesiquadre?
"Macchissenefotte", sembra rispondere il mio GameCube (dove per Cube NON si intende una raccolta e sviluppata eredità della quadrata pallina Ponghiana).
La 'rinuncia' uccide l'uomo. E quando l'uomo decide di non rinunciare, attraversa la soglia della sua umanità e diviene un uomo consapevole."
Da Hellsing, volume 3  "Inside you must be free/ to find your destiny/ lose yourself/ find yourself/nothi

Offline Emalord

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[ARCADE] Pong
« Risposta #3 il: 07 Lug 2003, 20:55 »
PONG è videogioco.
Ed in quanto tale, nè Cruy nè Darknessheir possono parlarne ad-hoc.
Perchè Cryu è miope [fallando la parte -Video-] e DH non saprebbe distinguere un gioco da una mietitrebbia [fallando la parte -Che ne sai tu di un campo di grano-].
Due racchette [una a Cryu ed una a DH], una palla [le loro controreci], uno scopo [scassare i maroni], un gioco [al massacro].
PONG è il tennis dei poveri [di spirito]: se la palla supera la linea, Cryu se ne lamenterà a prescindere che il punto sia a favore che contro, mentre DH si alterna tra catatònia e rutto libero ogni 2x3.
Da qui la definizione "dei poveri" [di spirito].
In ogni caso, non si sa come, entrambi ne escono sconfitti.
Di PONG stupisce ancora oggi la tecnica: lo stylish game ante-litteram stupisce per l'esemplare distesa di linee bianche su sfondo nero, riflettendo perfettamente la splendida essenza cromatica delle menti dei due concorrenti. Bianco il Cryu, che ha un reset permanente nel suo cerebro, lindo ed esente da impurità varie [i pensieri], Nero il DarkenssHeir, nero come la pece fin dal suo nome e-figuratevi-quindi-il-casino-nella-sua-mente.
Il sonoro è una semplice successione di PONG-PONG-PONG, e sembra provenire direttamente dalla testa dei fantastici due, amplificazione del suono del loro unico neurone che rimbalza da una parete temporale all'altra, perfetta sintesi del gioco stesso. Un cerchio che si chiude.
Il controllo sulle racchette è perfettamente tarato sull'abilità dell'ambo ludico: viste le limitate risorse mentali, le racchette richiedono solamente di essere spostate dall'alto in basso, senza spostamenti avanti|indietro, che avrebbero letteralmente prosciugato le risorse neuroniche del DarknessCryu. Nonostante questo, le racchette rispondono a volte con ritardo, segno che la RAM cerebrale è già sovraccarica di lavoro con il semplice su|giù.
PONG era il multiplayer per eccellenza, prima che questi due invasati ne dimostrassero l'eccessiva profondità e difficoltà.
Il Gioco con la G maiuscola, a seguito di queste considerazioni, è utilizzato ora solo nelle scuole per Geni [con la G maiuscola], tipiche del sistema educativo yankee, mentre è stato ritirato da qualsiasi altro circuito ludico in quanto sembra favorisca l'impotenza e sfinisca l'autostima.

Offline Floyd

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[ARCADE] Pong
« Risposta #4 il: 08 Lug 2003, 07:36 »
Pong è ...
No. Pong non è videogioco. Come può esserlo? I videogiochi sono nati (e morti) con GiocoStazione.
Pong è un delirante l'omaggio all'eternità, dove per eternità si intende quanto ancora Ema[piccolo]lord dovrà aspettare Terranigma.
In altre parole, Pong è una buona scusa per prendere in giro chi ti pare | passarla quasi liscia | ottenere un link nella home di TFP più facilmente del solito | far fare una review al già bannato Floyd [Gottfredson].
Due racchette [le mani candide di Zelda] una palla [liofilizzata] lo scopo [Acorn doveva salvare la pellaccia] Acorn [la pellaccia la salvò].
Pong è il tennis dei nerds. I veri videogiocatori giocavano a tennis con le levette di Spacewar, utilizzando l'universo nella sua concettualità metafisica come campo da gioco, gli asteroidi come palline da tennis, e le navi di Star Trek come racchette. Da qui la definizione epostoica di nerd che equi|valgono i videogiocatori di Pong.
Di Pong stupisce ancor odiernamente la realizzazione tecnica, che può definirsi invero un traslitterazione ante litteram di ICO. Yorda è qui preistoricamente rappresentata come una figura multi(de)forme/multiestesa | distesa | contesa su un nemico esageratamente grande per accorgersi di lei. Qui appare immodestamente visibile la rivoluzione infrastrutturale del (video)game: I'avversario si evolve da mero attaccaplayers a vera e propria piattaforma ludica. Dj Ico ci avvolge nel proprio minimalismo, regalandoci momenti di rara grandeur nel campo umoristica primitiva | pre-esistenziale. Quasi come gli epigoni dei Red Crayola. Pong è musica | rumore | Musicarumore.
Pong è anche assimilabile a Miyamoto [i bambini che ci giocavano], a Miyazaki [i bambini] e perfino i videogiocatori [che ci giocano].
I movimenti fisici delle racchette seguono le innovazioni dei navigatori del trecento [Nord & Sud di amighiana memoria, West Sergioleoniano], il ritardo apofisico riflette le teorie sulla relatività di Einstein.
La mancanza degli effetti tennistici non deve ingannare: Essi infatti saranno  più tardi implementati nel mai proprio rimpianto Virtua Tennis, del mai troppo rimpianto Dreamcast, dalla mai troppo rimpianta Sega, del mai troppo rimpianto Arcade, dei mai troppo rimpianti old style games, delle mai troppo rimpiante stupidate dei fan DC.
Pong è il gioco multiplayer per antonomasia. Cfr. Es. La divina nemesi è capace di giocarci da solo, passando da un joypad all'altro a velocità infracardiaca.. E' una sfida multiplayer [perché la neo-fruizione è bi-interattiva], ma anche contro se stessi [perché il pensiero è unico e indivisibile]. Anche contro qualsiasi legge della logica. Fonti non confermate affermano che si tratti di un allenamento spirituale per il cromatistico Ikaruga.
Pong è anche il primo rappresentante del G-Gaming, qualsiasi cosa voglia dire, e fortunatamente anche l'ultimo.
Pong è ?
No. Pong non è videogioco. Come potrebbe esserlo? questa non è neanche una recensione.
Pong è un delirante omaggio all'eternità, dove eternità non sta sicuramente ad indicare la permanenza mia in questo forum per abbassamento della soglia dell'intelligenza.
In altre parole, Pong è una buona scusa per recensire un gioco che non hai mai giocato | per farlo andando sotto i caratteri stabiliti | per finalmente trovare un utilizzo per tutti quei termini abnormi raccolti in 6 anni di riviste | per continuare fino a quando raggiungerò i caratteri stabiliti | Obbiettivo raggiunto/ o quasi.

Offline Vegita.ssj

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[ARCADE] Pong
« Risposta #5 il: 08 Lug 2003, 17:57 »
Pong è vita.
Elevarsi al ruolo di recensore del suddetto capolavoro artistico è un’ atto che in pochi potrebbero e dovrebbero permettersi…
Invece qui abbiamo in gara ben sei (sette col sottoscritto) partecipanti che aspirano al ruolo di recensore di Pong..
A partire da signori che si sbeffeggiano ( ovvero l’ ultimo sbeffeggia il penultimo) per approdare ad un masochista che riesce a doppiarsi da solo in un circuito dove fino a prova contraria è stato egli stesso il primo: si vede che aveva ancora qualcosa da dire e tutto quello che è stato non gli è bastato…recensione incompleta come si suol dire….
Ma il signor P. è un gioco che non si fa recensire da comuni mortali, non permette a nessuno di gettare su carta il suo contenuto artistico/strategico; nessuno che non ne sia riuscito a cogliere il significato intrinseco fra un scambio e l’ altro di battute.. P. è emozione pura; nel suo essere così crudo nasconde stile e perfezione che nella loro fusione portano alla luce tutto quello che il signor P. ha da offrire.
C’ è chi afferma che P. è il luogo dei ricchi o dei poveri, niente di più sbagliato, P. è fuori dal tempo e furori dalle comuni etichette sociali.
P. non può essere indagato dai signori di cui sopra dal punto di vista tecnico perché i nostri signori non riescono a superare quello che l’ occhio umano non vede o non vuole vedere, sintesi di comparto tecnico spettacolare e spartano che raggiunge vette dalle quali sarà difficile tornare giù una volta dominate.
P. è sintesi degli opposti, a cominciare dal nero che domina immancabilmente la scena ma che pur nella sua mastodonticità deve lasciar posto ad un bianco che rappresenta l’ unico modo con cui interagire con un mondo così complesso.
Due rettangoli bianchi che sono relegati al ruolo di schiavi nel loro semplice e cupo movimento sull’ asse delle ordinate che non possono far altro che attendere con impazienza il proprio turno, quasi come a voler dimostrare che l’ uomo è “libero” (asse delle ordinate) ma che la sua libertà è limitata per qualcuno che osserva dall’ alto. Ed ecco che quindi quelle che vengono considerate semplici racchette si trasformano in una metafora sulla condizione statica della vita umana.
Poi c’ è lei, la libertà vera, quella pura; un quadrato perfetto che viaggia costantemente da un lato all’ altro del mondo con la consapevolezza che sarà lei a giudicare chi dei due sarà il vincitore e che non c’ è fretta: “la pazienza è la virtù dei forti”.
Una semplice pallina contesa che si trasforma in scopo della vita, chi la manca ha perso, ha perso un occasione di poter essere libero, di poter sciogliere le catene..

Il sonoro non esiste e se è presente rappresenta l’ essenziale proprio per manifestare la sua voglia di comunicare al mondo che non tutto è governato dai sensi e che qui è il viaggio dell’ immaginazione che la fa da padrone. Ma questa è un’ altra storia..

P. non è solo questo, è molto di più e se qualcuno vi chiederà un giorno il perché al giorno
d’ oggi non ci sia un capolavoro che sia riuscito a bissare il suo successo non rispondetegli, non merita risposta; proponetegli una partita, fategli vivere questa esperienza e sarà lui, alla fine, a dirvi
“Ma V********o”.
Con buona pace per chi la merita..

Ringrazio mio nonno per la cartuccia (sempre che sia uscito per l’ Atari 2600), altrimenti ho usato il mame, fate un pò voi. In ogni caso, un MUST..
E come disse Totò ( o Peppino, non ricordo) ho detto tutto.

p.s. Emalord ha creato risvegliato inconsapevolmente il cuore di videogiocatori vecchio stampo e non è giusto che venga sbeffeggiato dai suoi successori di turno.
Ash le ha prese di brutto da melaQuit che lo ha ingiustamente relegato ad un semplice cut&paste..

Io, bhe non lo so…spero solo di non fare la fine di Teo che non la meritava…

Offline Mr.Yo

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[ARCADE] Pong
« Risposta #6 il: 08 Lug 2003, 19:29 »
Non ricordo che giorno fosse, sotto certi aspetti era probabilmente un di' come un altro.
Pioveva, e nemmeno questo è tanto insolito o eccezionale.
La televisione era accesa, ma non proiettava registrazioni da sottoporre agli spettatori. Stava interagendo.
Due persone, sedute in qualche modo a terra, fissavano lo schermo quasi come se dietro ci fosse qualcosa.
La fitta pioggia creava una sorta di barriera sonora, risucchiando il trambusto del traffico.
Quello che questi due ragazzi stavano ascoltando era un brusio mormorato dalla collisione delle gocce piovane contro il cemento e l'asfalto. Inoltre c'era un suono, ritmico, a volte asincopato. Era un suono elettronico.
I due individui stavano interagendo con un controller. Sembrava fossero loro a decidere con che cadenza proporre quel suono.
Osservando bene lo schermo si poteva intuire una relazione tra la vibrazione elettronica, voce solista su un tappeto d'acqua, e il movimento di tre fasci di luce monocromatici.
A sinistra e a destra c'era un neon verticale di dimensioni ridotte, rispetto alla visuale proposta dal tubo catodico, che si muoveva dall'alto al basso. A volte questi neon sembravano inseguire i movimenti l'un l'altro, a volte stonavano il loro passaggio reciproco.
Ma il semplice movimento non era la causa di quel lento assolo ritmico che rimbalzava sulle pareti della stanza, colpendo oggetti che ne deviavano la direzione e seguendo quasi sempre lo stesso percorso, nell'immobilità dei due giovani.
C'era un fascio di luce di forma quadrata, indubbiamente più piccolo degli altri due. Questi si muoveva in diagonale e in orizzontale.
Il suono monocorde proveniva proprio dall'impatto di questo fascio di luce: impatto che non sempre avveniva. E in questo caso il suono veniva risucchiato, dalla mente di chi vedeva questa golia bianca indigesta scivolare all'esterno del proprio rettangolo verticale.
E' stato segnato un punto. Ma non c'era molto tempo per esultare, l'irrequieto quadratino si rimateriallizzava a breve, curioso di sapere la sua prossima destinazione.
Nell'aria di quella stanza con le finestre chiuse si avvertivano altre vibrazioni anche se non di tipo uditivo. Erano la materializzazione dello sforzo mentale: seguire la scia, deviare il quadratino luminoso, sperare di indovinare una traiettoria impensata dall'avversario, presupporre l'offensiva manovra e interagire di conseguenza.
I due amici si sfidavano così in un singolar tenzone minimalista nel comparto audio visivo e dalla limitata interattività. E pur presupponendo una pochezza di movimenti, seppure la temperatura dell'ambiente non fosse elevata di per sé, dopo una porzione di tempo si riusciva a percepire una goccia di sudore che solcava la tempia, bizzarra, a volte spostandosi in direzione del bulbo oculare dando quasi l'impressione di una lacrima.
La lacrima scaturita da un ricordo lontano, quella della prima volta, quella che oggi non si materializza, ma scivola virtualmente all'interno del corpo anima dell'essere umano; quella che quando tocca il fondo riporta alla mente il suono offuscato percepito in quella stanza. Pong.

Offline pedro

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[ARCADE] Pong
« Risposta #7 il: 08 Lug 2003, 21:59 »
Pong è il papà dei videogiochi, è quello che ha aperto la strada, che ha fatto capire al mondo cosa i VG  sarebbero potuti diventare in un futuro di megacorporazioni e realtà virtuali, di case intelligenti e di villaggi vacanze sulla Luna.

Ma i suoi meriti si fermano qui, perché una cosa è meglio chiarirla subito: Pong fa schifo.
Oggi, come trent’anni fa.
Ludicamente parlando, non so neanche se sia degno di essere chiamato videogioco.
La grafica, fa schifo.
Niente animazioni, niente sprite, non uno straccio di caratterizzazione.
Sembra di vedere una pseudo schifezza naif.  Diseganta da uno juventino, per di più.
Bianco e nero, nero e bianco, non bastava non avere i soldi per la TV a colori, doveva ricordarmelo anche il videogioco.
Se non vi avessero detto che dovevate immaginarvi una partita a tennis, non avreste saputo nemmeno cosa stavate guardando.
Il sonoro, non c’è tuttora. O meglio ci sarebbe, nella misura in cui si possano definire suoni quei “tic tac” gracchianti che escono dal televisore.

Ma soprattutto è più di ogni altra cosa, giocare a Pong è una tale rottura di palle che al confronto la visione de “ La corazzata Potemkin” in versione director’s cut vi sembrerà la liberazione dalle fiamme dell’inferno. Ribatti, aspetta che la palla, o presunta tale, ritorni.
Brrr, che emozione.

Con tutto quello che uno poteva fare per passare il tempo, doveva starsene proprio lì davanti, tutto il giorno?
Ancora oggi, non capisco come ci siano persone che abbiano potuto passare pomeriggi interi di fronte a quella “cosa”.

Va bene l’effetto novità.
Va bene i limiti dell’hardware.
Va bene i tempi “eroici”.

Ma eravamo tutti dei maledetti, brufolosi, fieri, orgogliosi, appassionati, amabili nerd del cazzo.
«Allora dev'essere molto pericoloso essere un uomo.» «Lo è, signora. E solamente pochi ce la fanno. È un mestiere difficile, e al fondo c'è la tomba.»

Offline Sol_Badguy

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[ARCADE] Pong
« Risposta #8 il: 20 Lug 2003, 01:16 »
PONG

Essenzialismo

Pong è albore del videogioco. Pianeta Terra, anni ’70: su uno sfondo nero, due rettangoli bianchi in grado di muoversi solo verticalmente, guidati dai riflessi dei giocatori, si scambiano un quadratino bianco… si costituisce così il primo, storico tentativo di simulare elettronicamente una partita di tennis.
Pong è feticcio videoludico. Pianeta Terra, anno 2003: sullo sfondo di una comunità interessata ai videogiochi in continua crescita, un paio di ex-nerd, guidati da sentimento di rivalsa storica, ostentano la propria cultura ludica sfoggiando Pong, come gli adolescenti del centro sociale ostentano la propria cultura politica sfoggiando la maglietta del Che Guevara… si costituisce così il primo, triste tentativo di identificare la figura dell’ hard core gamer.
Pong è paradosso. Pianeta Terra, arco di tempo compreso tra anni ’70 e 2003: sullo sfondo di quasi 30 anni di evoluzione videoludica, una persona (io), guidata da semplice curiosità, si avvicina a Pong e gli fa schifo, ma successivamente si appassiona ai videogiochi… si costituisce così il primo, esistenzialista tentativo di autodefinirsi come videogiocatore.


Esistenzialismo

Non riesco a dormire: perché mi piacciono i videogiochi ma Pong mi ha fatto sempre schifo? Forse perché Pong è protovideogioco. Del resto di “video” ha ben poco (ai tempi, gli “schiacciapensieri” a cristalli liquidi possedevano una “cosmesi” migliore) e in quanto a “gioco” non è che brilli per divertimento (la velocità d’azione può essere seguita anche da un narcolettico e la varietà è paragonabile al rancio dei militari). Quello di cui il titolo innegabilmente si fregia è invece di essere stato tra i primi ad aver costituito l’episteme stessa del videogioco: trasformare in divertimento dei comandi meccanici, tradotti in segnali di azione/reazione, variamente interpretati esteticamente su un monitor. A questo punto paragono il mio essere giocatore, all’essere lettore attento e critico di un saggio letterario: sviscero l’opera, ne analizzo la struttura, ci medito sopra, la vivo. Ne posso godere a pieno anche ignorando le origini dell’alfabeto in cui il saggio è scritto. Origini che magari affondano le proprie radici nei geroglifici di “Hunga Bunga secondo” il quale, pur avendo accennato per primo una forma di comunicazione scritta, aveva ben poco da dire al mondo. Estrapolo questo pensiero, lo rielaboro, giungo alla conclusione: sono utente-critico di videogiochi, non sono storico di videogiochi. Riesco finalmente a dormire.


Razionalismo

In sintesi Pong è uno dei primi processi di “try & error” che ha dato il via allo sviluppo dei videogiochi. Dire che sia stato un glorioso “try” o un noioso “error”, dipende dallo spirito con cui si è vissuta ai tempi l’esperienza (proto?-)ludica. In ogni caso Pong ne esce beffardo come storico vincitore, perché sia tentativi che errori portano al miglioramento… e questo i videogiocatori lo sanno bene.
I'm having fun...