Autore Topic: [GBA] Wario Ware  (Letto 756 volte)

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Offline Vitoiuvara

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[GBA] Wario Ware
« il: 27 Giu 2003, 20:58 »
Da bambini non avevamo bisogno di molto per divertirci. Bastava poco, molto poco. Una arrapante puntata di Mimì, una grossa sleppa di pane con spalmata sopra un colesterolico strato di Nutella e magari qualcosa a scelta tra un pallone (sconsigliato subito dopo la Nutella), un playmobil senza mano o un lego senza testa, un “omino” lego intendo. Ma non siamo più i bambini di una volta ed ora, infraciditi come siamo di progresso, abbiamo bisogno di qualcosa di più per divertirci..........e Mimì e stata sostituita da una bella fanciulla della quale spesso si fatica a distinguere le differenze pratiche di utilizzo di bocca e culo.

Da bambini non avevamo bisogno di L1,L2,L3 e nemmeno di un tasto Z colorato di viola. Ma sopratutto da bambini non ci serviva un tasto verde grande come una provincia mediamente abitata per schiacciare un bottone. Quello che ci davano, ed era poco lo riconosco, era poco ma bastava per tutto. Arteroscleriotici come siamo dei videogiochi, ci vantiamo di saper gestire una vita “mortabile” per un singolo proiettile,  ma non ci accorgiamo di come i “continue” infiniti e i “save point” ovunque ci abbiano rincoglionito.

Un bottone, uno solo, basta ancora. E’ questa la lezione di Wario Ware, prodotto tipico della snob Nintendo che con la puzza sotto il naso e con la presunzione di chi sa di avere la forza di dominare il mondo, manda a merendine la terza dimensione e chiama le altre due a raccolta. Il tempo, i secondi anzi, un bottone e il giusto momento per schiacciarlo. Dannatamente stupido nella sua descrizione  ma meravigliosamente videogioco nella sua realizzazione pratica. WW è “una partita e poi smetto”, è “solo un altra”, è “ah ma’ mò hai rotto il cazzo”. In fondo noi vogliamo solo far passare il tempo che occorre perché in televisione finisca una puntata di uno dei programmi della De Filippi, vogliamo divertirci.........magari anche uccidere qualcuno colpendolo al cervelletto ma possiamo farne a meno, penso.

Piccole sequenze, brevissimi attimi ludici, messe a disposizione dell’ignaro fruitore felice di tornare a sentire il bisogno di un ultima partita ancora........l’ultima, prima della successiva. 200 minigiochi, forse più forse meno chi può saperlo, diversi tra loro solamente per il giusto frangente cosmico nel quale è necessario pigiare il pulsante azione. 200 giochi tutti uguali, potrebbero affermare occhi e pollici superficiali e che affrontano con troppi pregiudizi l’essenziale essenza del “gioco” in quanto tale. E ancora, semplici sfide da masticare in due che fanno tornare alla mente il veleno dei tempi passati, quando non c’era l’IA dei compagni di squadra a difenderci da una pesante umiliazione, quando si era davvero soli l’uno contro l’altro.

E in mezzo a tanto ben di Dio videoludico, riferimenti ai bei tempi che furono. Come a voler ricordare continuamente allo spettatore quanto WW sia figlio del divertimento passato. Nascosti tra il terzo e il quarto round, so trovare zelda, mario, o metroid (quelli veri, quelli piatti) e tanti altri capolavori che riceveranno giusta gloria solamente quando saremo vecchi e i nostri figli studieranno la storia del Pong e del Tetris. Solo fotografie strappate e sfocate, d’accordo, ma tanto belle e evocative da costringervi all’emulazione diretta dei vostri ricordi.

 
Non ci serve una voce narrante che ci interrompe mentre giochiamo riempendoci la testa di minchiate referenziali sul potere che Tuttosport e Emilio Fede hanno sulla massa (perchè questo voleva dire, non è vero?), non c’è bisogno di un Joypad con un tasto infilato pure nel mio sedere che si attiva, mancò a dirlo, quando decido di profumare l’ambiente. E non ci servono nemmeno le motoseghe (uhm, forse quelle si), o una spiaggia immensa nella quale camminare in cerca di una donna. No, non ci serve neanche una radiolina che tramite radioaggiornamenti ci avvisa dei nemici e delle code in autostrada. Ci serve un bottone e.................e........ah si, divertimento.


FOTO: www.nintendo.it

Offline EGO

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[GBA] Wario Ware
« Risposta #1 il: 03 Set 2003, 00:14 »
Abituato com’ero a vedere Wario protagonista di platform (tra l’altro di ottima qualità), ho avuto uno shock non indifferente quando ho provato Wario Ware e ho capito di cosa si trattava. Chiariamoci, l’obiettivo di Wario è sempre lo stesso: fare un pacco di soldi nel più breve tempo possibile, per poter tornare a ripulirsi le cavità nasali con una mano e a fare zapping con l’altra senza più preoccupazioni economiche sulle spalle. Tuttavia questa volta il panzuto e mastrociliegico eroe(?) di Nintendo ha deciso di fare quello che faremmo tutti noi, ovvero creare un videogioco di successo e venderlo ad un pubblico mai così inconsapevole di ciò che lo attende. Il tutto with a little help from his friends.

Wario Ware si configura come una serie di stage, ognuno corrispondente ad un amico di Wario ed in tema con il suo carattere. In ogni stage dobbiamo affrontare una serie di minigiochi di natura assolutamente varia e quasi sempre diversi tra loro (salvo ripetizioni negli stage più avanzati), che si succedono a ritmo serrato; completandone uno si ottiene un punto. Raggiunto un punteggio prefissato, si affronta un mini-gioco “boss”. Semplicissimo, così come i giochi stessi, che si svolgono nell’arco di 5 secondi (un po’ di più per quelli cervellotici) e richiedono la pressione di un singolo tasto, al massimo due. Come complessità siamo agli albori del videogame, ma il divertimento che si ricava giocando a Wario Ware è assolutamente esagerato: ogni mini-gioco è spesso demenziale già nel suo presupposto (afferra la zampa di un cane con la mano, rompi dei mattoni con un colpo di karate, affetta un pezzo di carne, e moltissimi altri – circa 200!),  ma è come sono rappresentati graficamente che fa morire dalle risate. Alcuni utilizzano degli sprite in stile anni ’80, altri invece mettono in scena immagini renderizzate di grande effetto, altri ancora presentano dei disegni infantili, e c’è persino uno stage tutto dedicato a Nintendo, dove si giocano delle brevissime sezioni di vari giochi apparsi su quasi tutte le console della casa di Kyoto; in ogni situazione, le animazioni vanno viste per essere credute. Le scenette che hanno luogo in caso di successo o fallimento sono impagabili e vale la pena di continuare a giocare solo per rivederle, e come se già il tutto non fosse abbastanza comico, si aggiunge anche un sonoro fatto di effetti da cartone animato e frasi campionate di buona qualità e di sicuro effetto (leggendario l’”Excellent!!” che urla Wario in alcune occasioni quando superiamo un giochino con successo). Alcune musiche poi sono bellissime, una su tutte quella dello stage del ninja.

La difficoltà dei giochi aumenta col passare degli stage, ma il tutto è completabile in tre ore al massimo, e Wario potrà finalmente ottenere il successo (e il denaro) sperato. Troppo breve, dite? Non crucciatevi! Una volta vista la sequenza finale, il gioco offre incentivi a continuare a giocare che vanno oltre il semplice gusto di godersi ancora e ancora le varie situazioni. Infatti, la prima volta che affrontate uno stage, vedrete solo una parte dei giochi che vi può offrire. Dopo aver completato uno stage, però, è possibile giocarlo ad oltranza, anche oltre lo scontro col “boss”, e vedere quanti punti si riesce a fare prima che l’aumento di velocità e di difficoltà dei giochi ci faccia perdere tutte e quattro le vite a disposizione. Infine, ogni mini-gioco è selezionabile singolarmente, ed esiste un certo numero di punti da ottenere per ciascuno di essi. Completando tutti i requisiti del gioco, otterrete dei mini-giochi supplementari, alcuni dei quali possono persino essere affrontati da due giocatori. Di roba da fare ce n’è, ma soprattutto, farla è molto divertente.

Nell’attuale panorama videoludico Wario Ware si innalza sul podio del gioco più atipico ed originale dell’anno. La sua arma vincente è la sua sublime ironia, con cui prende in giro se stesso, gli altri giochi, Nintendo, ed in generale un settore sell’entertainment che ultimamente si sta prendendo un po’ troppo sul serio. La semplicità e varietà di questi mini-giochi è una ventata di aria fresca in un mercato ormai saturo di prodotti tutti simili tra loro e sempre più complessi, e ci riporta ad un tempo in cui per divertirsi bastavano pochi pixel ed uno o due pulsanti; in cui le partite duravano minuti, non ore; in cui “andare avanti” voleva dire vedere quanto si riusciva a resistere contro una CPU che, alla fine, avrebbe vinto comunque, ma non senza lottare. Prima di stufarsi di questo gioco passeranno settimane e, in ogni caso, è sempre bello poterlo tirare fuori ogni tanto e farsi una partitina giusto per passare il tempo. Che è poi quello per cui il gioco portatile era nato.

Un altro centro per il perfido alter-ego di Mario, dunque, ed un altro prodotto divertentissimo per GBA targato Nintendo. Irriverente, nostalgico ed incredibilmente esilarante, Wario Ware è attualmente, insieme con Ikaruga, la massima espressione del videoGIOCO. Da avere.

VOTO: 8