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Autore Topic: [Amiga] Time Bandit  (Letto 753 volte)

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Offline fulgenzio

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[Amiga] Time Bandit
« il: 18 Giu 2003, 00:07 »
Un gioco atipico, misconosciuto, affogato nel mare magnum delle produzioni Amiga, la macchina da gioco con (forse) la softeca più ampia della storia dei videogiochi.

Eppure a 15 anni dalla sua pubblicazione ,Time Bandit può ancora dire la sua. Perché ,come tutti i giochi semplici ed immediati ,non ha solo un glorioso passato alle spalle, ma un radioso futuro davanti a sè.
Time Bandit esce nell’aprile del 1988 nel periodo di pieno boom del gioiello di casa Commodore.

Gli occhi e le mascelle della maggioranza dei videogiocatori sono giustamente offuscati dalle meraviglie made in Psygnosis e Cinemaware che occupano pagine e pagine delle riviste del tempo, ma la piccola e presto fagocitata dal sistema Microdeal, propone al pubblico smanettone una versione rinnovata e ipertrofica del vetusto arcade made in Atari Gauntlet ,che lascia stecchiti i pochi coraggiosi che decidono di investire su questa perla di giocabilità e longevità (see.. magari! al quel tempo si andava tutti dal pusher/ pirata di fiducia…).

Time Bandit è un gioco di apparente e sconcertante semplicità: il giocatore interpreta un novello Guy Pearce che salta di epoca in epoca alla ricerca di tesori e ricchezze, eliminando mostri e nemici di ogni foggia e cercando di ottenere, in caso di partita a due, più punti dell’avversario.

Ci sono 16 quadri a loro volta suddivisi in base a sedici livelli di
difficoltà ,cosa che garantisce al singolo giocatore una modularità ed una scalabilità nell’approccio alla partita inconsueta e ben accetta.
All’interno di ogni mappa brulicano nemici da abbattere ,tesori da scoprire, enigmi da risolvere per raggiungere chiavi, sbloccare passaggi segreti e così via.In certi casi è possibile addirittura interfacciarsi con altri personaggi presenti sul terreno , per ottenere informazioni utili per risolvere gli enigmi o per avere dritte su come superare un passaggio dannatamente complicato.

L’ottima modalità a due giocatori, con condivisione dell’interfaccia base e divisione del schermo in split screen , è il simbolo della cura e della precisione certosina adottata dai programmatori: tutti gli elementi che servono sono sotto gli occhi dei giocatori e due ampie finestre di gioco garantiscono un’azione fluida e priva del benchè minimo rallentamento.

L’aspetto grafico ,a suo modo, lasciava basiti: così come in molti avevano dapprima storto il naso e poi adorato i piccoli ma dettagliati sprites di Kick Off ,così il minimalismo ostentato dalla produzione Microdeal , permetteva al giocatore di apprezzarne gli innumerevoli particolari nascosti e l’accurato design che coinvolgeva sia i personaggi che i fondali: questi ultimi, colorati e brillanti, rendevano ogni partita una gioia per gli occhi.

I programmatori si erano giustamente sbizzarriti a ricreare per ogni scenario alcune “chicche” e situazioni  tipiche e coerenti col periodo storico oggetto della partita: nello scenario romano si aveva a che fare con gladiatori e leoni impazziti , mentre nelle arene futuristiche erano i robot a dare fuori di matto.

Parafrasando il vecchio motto della compianta Microprose, Time Bandit era “a game easy to learn but difficult to master” e capace di resistere come pochi altri titoli dell’epoca alle macerie del tempo e all’obsolescenza.

Da recuperare in ogni forma e con ogni mezzo