Autore Topic: PLAYSTATION Official  (Letto 6549 volte)

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Offline MaxxLegend

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Re: PLAYSTATION Official
« Risposta #75 il: 04 Mar 2019, 13:58 »
Ecco, non ho fatto in tempo a scrivere il post che...

Ommerda.  :no:
Era un Prodigio vero.  :(

PS: Bella pe' repubblica che aveva messo la foto di un comico che lo imitava. Sono cose belle.   :|
« Ultima modifica: 04 Mar 2019, 14:00 da MaxxLegend »
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Re: PLAYSTATION Official
« Risposta #76 il: 09 Mar 2019, 12:58 »
In uno slancio di nostalgia, alquanto "TFP", ho rimesso su questo gioco



Perché ne conservavo un ottimo ricordo.
Non l'avessi mai fatto.

Intendiamoci, l'idea, è pur sempre presa da uno degli OAV più mirabili e romantici mai fatti. Ma mi domandavo, mentre cercavo di dialogare con i controlli, come avessi giocato e finito sta roba tempo addietro.
Definirlo un legno imperiale, è poca cosa. Ma ripensandoci, anche Vampire Hunter D aveva l'impostazione "tank" dei vecchi Resident Evil. Cioè è pur sempre un classico sistema di controllo quadro-direzionale.
Sono morto praticamente al corridoio est, che sarebbe l'equivalente di morire al secondo zombie di Re.
La cosa che più mi ha impressionato è vedermi completamente scoperto, incastrato tra telecamere fisse che non mi facevano nemmeno percepire la profondità, animazioni assolutamente inaccettabili, vi basti pensare che sguainare la spada è penoso oltre ogni dire, talmente lento che i nemici fanno in tempo a colpirti numerose volte. L'assenza persino del tutorial mi ha lasciato basito.

Insomma, in definitiva, anche questo Vampire Hunter D, pur essendo realizzato per come è realizzato, cioè non esattamente in maniera cristallina, mi ha messo dinnanzi ad una amara realtà, specchio deformante e deformoso del giocatore che fui, prima di diventare umano insomma. Come ho potuto giocare (e rigiocare!) sto legno di gioco? Un tempo ero un vampiro, ma poi i giochi casualoni mi hanno iniettato un antidoto?
O sono diventato un vecchiodemmé?

"Ti prego D, riportami mia figlia, è imprigionata dentro un gioco di merda, con collisioni oscene, un game level austroungarico, un penoso sistema dei controllo, un tasso di difficoltà che a paragone Bloodborne è un giro all'asilo di Sif, lo puoi fare? Ti pagherò..."

"Vecchio, prenderò il tuo denaro, e lo userò per vagine umane"
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Offline Ivan F.

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Re: PLAYSTATION Official
« Risposta #77 il: 09 Mar 2019, 18:16 »
Qui dentro sta emergendo una nuova forma morbosa definibile PlaySadoMasochismo.

Ma senza la parte "sado".

Offline MaxxLegend

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Re: PLAYSTATION Official
« Risposta #78 il: 09 Mar 2019, 18:24 »
....Sono morto praticamente al corridoio est, che sarebbe l'equivalente di morire al secondo zombie di Re
...
Io riprendendolo sono morto al primo, fai te.. Oggi il contesto è diverso, quando si torna indietro nel tempo bisogna acclimatarsi con i controlli bislacchi di quando il poligono era ancora grezzo..
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Offline Mr.Pickman

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Re: PLAYSTATION Official
« Risposta #79 il: 13 Mar 2019, 15:24 »
Un altro gioco, un altra sofferenza #PlaySadoMasochismo

No, beh quasi, dai :D

Mi sono sempre andato ad impelagare con giochi malfatti, strani o assolutamente geniali, lo sapete, o magari no. Sto gioco comunque fa parte di quest'ultima categoria, trattasi di genio e sregolatezza come pochi. Vi piace Nobi Nobi Boy? Vi garba Katamari? Allora qua impazzirete, letteralmente.

Ai to Yuujou no Neko Monogatari Jingle Cats Love Para Daisakusen no Maki



Un tempo sto gioco lo chiamavo "Il gioco dei gatti giappo per PSX"...mi ci vollero anni per trovare titolo, autori, e ogni cosa riguardante questo delirio. Anche se Jingle Cats che la stessa Sony pubblicò in Giappone nel 1998, aveva ottenuto un rilascio internazionale, questo è esattamente il tipo di gioco PSX destinato all'oscurità perenne e all'adorazione di un piccolo gruppo che casualmente, o meno, ci si imbatte sopra. 

Cos'è sta roba in poche parole??

Facile, si tratta di un simulatore surreale di animale domestico.
Non è molto simile a vivere con un gatto vero e proprio che gira per casa, eppure sembra perfetto nella sua imitazione. Del resto lo sappiamo: molti rapporti con i nostri cari animali domestici sono più che altro dei puzzle insolvibili. "Vuole mangiare adesso?" "Ma che fa?" "Ma che caz...vuole questo cane che ulula?" "Cos?! Mi ha morso?! Ma cosa"
Il rapporto con le nostre amate bestiole è spesso all'insegna del tentativo, più che altro. Ammesso che non passiate 20 ore sui portali di animali, in quel caso riuscireste a decodificare ogni più piccolo segnale del vostro animaletto, e con indomita perizia, ovviate ad ogni sua esigenza.

Questo gioco è sostanzialmente questo: attraverso il tentativo, impariamo a giocare a questo puzzle a dir poco surreale. Dopo aver selezionato due gattini da un gruppo di otto, ognuno dei quali è una versione a fumetti puccettosa super-kawai di un felino domestico di razza mista, ecco che ci vengono fatti cadere in una casa che sembra uscita da Klasky-Csupo. Le prime battute sono all'insegna del "Ma cosa devo fare esattamente?" Lo scopo di Jingle Cats è accendere l'amicizia felina.
Eh lo so che sembra strano. Ve lo avevo detto. Nel primo livello, capire le poche regole del gioco e le conseguenti predilezioni dei gatti è la base con cui dialogherete per tutto il gioco. Intendiamoci, è un esercizio di sperimentazione costante, apparentemente illogico, più che altro. Non è chiaro insomma cosa diavolo sta succedendo quando la pallina gialla (come il gatto scelto) rotola e niente si muove su schermo. Così come non è chiaro rilevare subito pattern esatti per smuovere i gatti.
I due cats, si aggirano per casa, a volte stanno fermi. "Perché? Provo a fargli un grattino? Li alimento? Li lavo? boh!"
L'intero gioco è visto in grafica bidimensionale: una cucina attrezzata, una camera da letto, un salotto caldo e confortevole, le animazioni sono bellissime, gli FX sono tutti campionati da miagolii autentici. Come minimo. Nel gioco noi siamo solo una mano disincarnata che può interagire con la casa o con i gatti: accarezzarli, raccoglierli, offrire giocattoli come un topo, dar loro da mangiare e cose simili. Provare a raffica le opzioni disponibili, senza un reale coinvolgimento emotivo non porterà quasi a nulla. La prima volta ci volle del tempo per capirlo, ma il vero punto di svolta avviene quando capiamo cosa hanno in comune questi gattini e come manipolare la casa stessa per tenerli insieme, a quel punto, le cose iniziano a funzionare, e piuttosto bene.
Questo è insolitamente vicino all'esperienza di un gattofilo per eccellenza pur sembrando oltremodo bizzarro. Dopo aver sperimentato abbastanza, e aver capito le meccaniche del gioco puzzle, quando il misuratore d'amore micioso diverrà pieno, sarà sufficiente cliccare sull'opzione del cuore piccolo nel nostro menu e se i gatti si amano davvero, goderci la loro prima esibizione on stage.

La nostra ricompensa sarà una delle canzoni più famose di Ian Gillian e dei Deep Purple, ovvero Smoke on the Water cantata in mi-agolio minore.

Ve lo avevo detto :D
 
TFP Link :: https://youtu.be/sEQU8HLBbkw




« Ultima modifica: 13 Mar 2019, 15:44 da Mr.Pickman »
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Offline Il Pupazzo Gnawd

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Re: PLAYSTATION Official
« Risposta #80 il: 14 Mar 2019, 12:49 »
Pickman presidente!
Qquesto me lo cerco la prossima settimana che sarò in Giappone. Sperando non sia troppo raro e caro. Mi son già messo l'imagine a disposizione sul cell da mostrare al commesso di turno :)

Offline MaxxLegend

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Re: PLAYSTATION Official
« Risposta #81 il: 14 Mar 2019, 13:20 »
Jingle Cats, spettacolo :D :D
I Deep Purple Miagolanti sono nella leggenda. :D
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Offline Drone_451

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Re: PLAYSTATION Official
« Risposta #82 il: 15 Mar 2019, 10:53 »
Ma voi non avete avuto un'infanzia normale dove giocavate a Tomb Raider sulla PS1?
|_ ..|._.|_ _ _|_.|.|...._|.....|._ _ _ _

Offline MaxxLegend

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Re: PLAYSTATION Official
« Risposta #83 il: 15 Mar 2019, 11:37 »
Tomb Raider sempre giocato su PC.
Mio primo gioco PSX: Felony 11-79 (ovvero Runabout).
Se no sono strambi non li vogliamo.
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