Autore Topic: La donna nei videogiochi: riflessioni?  (Letto 5884 volte)

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Offline Ruko

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La donna nei videogiochi: riflessioni?
« il: 12 Lug 2018, 17:31 »
Allora, volevo scrivere questo post come costola della discussione scaturita nel topic di Uncharted Lost Legacy.

L’idea è quella di condividere un argomento molto di moda e per certi versi politicamente corretto, vale a dire il ruolo, la raffigurazione/rappresentazione e l’utilizzo delle donne all’interno dei videogiochi.

Trovando la questione abbastanza pretestuosa (un po’ come le cosiddette “quote rosa” in qualsiasi contesto di responsabilità), da donna devo dire di avere una posizione poco popolare in tal senso.
Vale a dire, non amo imbattermi e giocare in modelli estetici e narrativi che raffigurino la donna comune di tutti i giorni e questo per una serie di ragioni.

Per formazione sono legata al videogioco come luogo dell’interattività e del divertimento inteso come bontà e qualità delle meccaniche. Pur giocando molti videogiochi narrativi, sono perplessa da quella “evoluzione del medium” che dovrebbe sottrarre a cinema e alla letteratura cose a cui il videogioco si adatta ma che in realtà non lo rappresentano troppo. L’istanza narrativa infilata a forza in molti vg ha proporzionalmente innalzato l’urgenza di raccontare realisticamente (o meno) le donne anche in questo contesto. Io la vivo come una forzatura o, peggio, come qualcosa di non necessario. Visti risultati, ovviamente. Non mancano pregevoli eccezioni ma il saldo è ancora fortemente negativo.

Nell’impossibilità di affrontare ed esaurire concetti complessi (vista l’utenza e la sua età media) e riprendendo quanto detto sopra (il vg dovrebbe sospendere le sue peculiarità per "raccontare") , secondo me la quasi totalità dei titoli propone modelli, svolgimenti e soluzioni narrative troppo semplici per poter essere soddisfacenti.

Forse è un problema di età, forse è una collisione con quanto si esperisce in altre forme comunicative, come la letteratura e il cinema. Penso al rigovernare una cucina nei giochi di Cage, l’empatia affettiva di Elena in Uncharted 4, le proiezioni mentali di Senua, Chloe e Nadine, ciarle tra donne misticheggiate da uomini e pertanto stridenti, e così via. Sono punteggiature di realismo che a mio modo di vedere sfiorano determinate problematiche, ma in modo inane e deludente. Non c’è davvero spazio per una riflessione integrale sulle questioni, di un punto di vista nuovo, di una narrazione che apra alla dialettica, solo pretesti narrativi più o meno ben scritti.

E allora ben vengano le gambe chilometri di Bayonetta, capaci di essere rappresentativa di un genere e di giocare con i cliché. Benedetta la scelta di Quiet e del suo aspetto da hentai, la sua storia è twist per i benpensanti e la sua funzione metacomunicativa molto più concettuale di quanto ammissibile dal suo silenzio. E quanto mi manca quella Lara fisicata e sprezzante delle origini, figlia di un pensiero maturo sulla cristallizzazione dell’eroina da comic americano, soprattutto se paragonata a quella studentessa da Erasmus che piagnucola e geme nei reboot, dalle fattezze più realistiche ma anche più dozzinale. E se gioco a Dead or Alice Xtreme Beach Volley non mi sento di colpevolizzare corpi sintetici che mostrano un fisico che la donna comune non avrà mai, soprattutto se impreziositi dal tema dei costumi e della moda.

Di fondo bisogna accettare, senza vergogna o svilimento, che il videogioco appartiene fieramente alla cultura giovanile e immaginifica degli anni ’80, di cui ne mutua le polarità, le stereotipizzazioni e il carico iconografico dell’eroina, della donna forte, dell’Heroic Fantasy, del rock, del metal e di tutto quello che non è e non sarà mai. Bello proprio per questo, come luogo della sospensione della realtà e del sogno ad occhi aperti. E con questo io dismetterei anche lo sguardo maschilista e patriarcale che vuole la donna solo oggetto del desiderio e come tale rappresentata, è un carico categoriale che dall’epoca del giudaismo ci fa considerare il puro e l’impuro e il suscitare il desiderio e la bellezza come un motivo di colpa.  Questo universo immaginifico non deve “maturare”, solo rielaborarsi.
Perché io, ad una falsa profondità preferisco una dichiarata leggerezza e superficialità.

A questo punto volevo sapere qual è la vostra opinione in merito, non del post, ma della figura della donna nei videogiochi.
"No no, io non la sposerei mai una così, troppo appariscente, troppo esibizionista, non fa per me..." (cit. S. su WA)

Offline Ruko

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Re: La donna nei videogiochi: riflessioni?
« Risposta #1 il: 12 Lug 2018, 21:42 »
 :D

« Ultima modifica: 12 Lug 2018, 21:53 da Ruko »
"No no, io non la sposerei mai una così, troppo appariscente, troppo esibizionista, non fa per me..." (cit. S. su WA)

Offline Freshlem

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Re: La donna nei videogiochi: riflessioni?
« Risposta #2 il: 12 Lug 2018, 21:51 »
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ah aspe'.

Della mia opinione ti sbatte sega, quindi chiedo:

E di Catherine che dici?
Sia per come è rappresentata che per il ruolo ricoperto nella storia
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Offline Ruko

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Re: La donna nei videogiochi: riflessioni?
« Risposta #3 il: 12 Lug 2018, 21:53 »
:D

ah aspe'.

Della mia opinione ti sbatte sega, quindi chiedo:

E di Catherine che dici?
Sia per come è rappresentata che per il ruolo ricoperto nella storia
Perché mi sbatte sega della tua opinione? Anzi!
"No no, io non la sposerei mai una così, troppo appariscente, troppo esibizionista, non fa per me..." (cit. S. su WA)

Offline Freshlem

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Re: La donna nei videogiochi: riflessioni?
« Risposta #4 il: 12 Lug 2018, 23:08 »
ma il mio pensiero a rigaurdo è lineare quasi quanto un encefalogramma piatto.

Mi spiego: nel bene e nel male quel che vediamo nei viggì sono per lo piu sterotipi classici (il principe azzurro o idraulico baffuto che salva la principessa del caso) rielaborati in chiave moderna.

Tu dici
Perché io, ad una falsa profondità preferisco una dichiarata leggerezza e superficialità.

ma nella mia ingenuità non credo che ci sia sempre l'intento di una "falsa profondità", guardando ad esempio Uncharted LL, io non la vedo (mi perdoni Sig.ra Ruko, io soffro di miopia).

Posto che lo sto ancora giocando e che quindi la mia opinione possa ancora cambiare, ma a me pare che a parte qualche cliché nel dialogo (che comunque son presenti anche nei vecchi Uncharted, solo che erano i cliché dei "bro"),dicevo, a me pare tanto che potevano metterci un uomo invece di Chloe e nulla nella storia sarebbe cambiato.
Mi è sembrato più un esigenza di copione per motivi di continuità (o non-continuità) che altro.

A me, per contro, piace di più una Chloe con un culo verosimile che la classica ragazzina hentai super maggiorata e con un bacino stitico.

Bayonetta mi fa sorridere, perchè gioca sugli stereotipi ma senza scendere nell'offensivo. O almeno, per quella che è la mia percezione. Ha un equilibrio nelle cose, non scende nel cattivo gusto e non umilia la donna.

Di Quiet non so cosa dirti: dopo aver visto il trailer della parodia porno (con una controparte praticamente identica), ho quasi la certezza che Hideo avesse firmato un contratto con quelli di Brazzers antecedentemente alla pubblicazione del gioco.

Non mi offende,magari ho capito male il messaggio io, ma si, mi pare abbastanza maschilista. Anche se volutmente esagerata, secondo me è un po' di cattivo gusto. Non mi ha offeso per carità, anzi..sia chiaro che tette e culi mi piacciono TANTO.

Ma se parliamo nel contesto della donna nel videogioco in modo serio...ecco, Hideo a me pare un morto di seghe.

Ti chiedevo di Catherine, perchè secondo me riesce a inquadrare abbastanza fedelmente una situazione piccante in modo intrippante senza prendersi troppo seriamente.

Vedremo con il nuovo The Last Of Us cosa succederà. Quel titolo -secondo me- sarà un ottimo candidato a questo topic.
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Offline Ivan F.

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Re: La donna nei videogiochi: riflessioni?
« Risposta #5 il: 12 Lug 2018, 23:18 »
Il videogioco si presta (o quantomeno comincia a prestarsi) a rappresentare gran parte delle figure femminili che ci si può "permettere" di raccontare in forma letteraria o cinematografica. Può farlo con degli strumenti propri, ovviamente.

Quindi capisco il riferimento all’origine del mezzo, ma il passo avanti si può fare, è stato fatto, e sicuramente se ne faranno ancora.

Il punto, per quanto mi riguarda, è un altro. E riguarda non solo i videogiochi. Ovvero, che oggi può accadere che la rappresentazione di una figura femminile più "moderna" non sia onesta. Perché non c’è uno scrittore dietro, ma un PR. Non c'è una volontà narrativa, ma altro.

Insomma, è il videogioco che viene trascinato nel vortice del #meetoo. Quello lo trovo insopportabile. Ma per il resto ben vengano oneste figure femminili di qualsiasi genere, dallo stereotipo di Dead or Alive all’eccesso di Bayonetta, fino a quella bruttona della protagonista di First Light.

No, la bruttona era quasi fastidiosa.
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Offline Ruko

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Re: La donna nei videogiochi: riflessioni?
« Risposta #6 il: 13 Lug 2018, 09:53 »

ma nella mia ingenuità non credo che ci sia sempre l'intento di una "falsa profondità", guardando ad esempio Uncharted LL, io non la vedo (mi perdoni Sig.ra Ruko, io soffro di miopia).

Posto che lo sto ancora giocando e che quindi la mia opinione possa ancora cambiare, ma a me pare che a parte qualche cliché nel dialogo (che comunque son presenti anche nei vecchi Uncharted, solo che erano i cliché dei "bro"),dicevo, a me pare tanto che potevano metterci un uomo invece di Chloe e nulla nella storia sarebbe cambiato.
Mi è sembrato più un esigenza di copione per motivi di continuità (o non-continuità) che altro.
A me, per contro, piace di più una Chloe con un culo verosimile che la classica ragazzina hentai super maggiorata e con un bacino stitico.
Aspè, mi spiego meglio, è un discorso affrontato in modo più diffuso nel topic di ULL.
Abbiamo visto Chloe in versione figa e pompata nel secondo capitolo (e da lì la leggenda del suo famoso "culo") e per me si trattava di un personaggio perfetto. Poi sono accadute due cose: l'immissione del modello The Last of Us (persone realistiche in un contesto realistico) e l'invecchiamento dei personaggi all'interno del gioco stesso (con tutto quello che viene narrato in U4), per questo c'è stata un revisione stilistica.
Insomma, al posto della donna esotica, erotica e letale mi sono trovata una 40enne ben messa che piazza battute alla Sex and the City con Nadine su quanto Nathan possa pompare a letto. E francamente di tutto questo a me non frega nulla, visto che mi cambi l'iconografia del personaggio in virtù di una velleità narrativa che (soggettivamente, ovvio) non mi cattura perché mi sembra livellato al telefilm avventuroso del pomeriggio di Italia uno. Con l'aggiunta, secondo me colpevole, di filtrare una figura femminile attraverso dinamiche amicali maschili. "E' simpatica perché sembra un uomo."
Per cui, esplorare ambientazioni esotiche e scalare templi immersi nella giungla con una che pare la mia amica Lucia di Civitanova Marche che 3 volte a settimana fa pilates e non si perde un'aperitivo beh, insomma...non mi esalta tanto.
Gusti.  :)
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Bayonetta mi fa sorridere, perchè gioca sugli stereotipi ma senza scendere nell'offensivo. O almeno, per quella che è la mia percezione. Ha un equilibrio nelle cose, non scende nel cattivo gusto e non umilia la donna.
Lì c'è un bel lavoro dietro, soprattutto per le scelte parodistiche e la consapevolezza del corpo come feticcio consapevole di esibizionismo e voyeurismo.
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Di Quiet non so cosa dirti: dopo aver visto il trailer della parodia porno (con una controparte praticamente identica), ho quasi la certezza che Hideo avesse firmato un contratto con quelli di Brazzers antecedentemente alla pubblicazione del gioco.

Non mi offende,magari ho capito male il messaggio io, ma si, mi pare abbastanza maschilista. Anche se volutmente esagerata, secondo me è un po' di cattivo gusto. Non mi ha offeso per carità, anzi..sia chiaro che tette e culi mi piacciono TANTO.

Ma se parliamo nel contesto della donna nel videogioco in modo serio...ecco, Hideo a me pare un morto di seghe.
Di questo ne abbiamo discusso molto nel topic del gioco. Secondo me Quiet è un bel modo di conservare le specificità (e forse i limiti) del nostro contesto pur inserendo un messaggio molto forte nelle pieghe del racconto. La donna ridotta in silenzio, vittima di violenza senza alcuna giustificazione, che si sacrifica ma che al contempo è narrata e idealizzata attraverso gli occhi del maschio. Trovo che la sua storia sia un fortunatissimo incontro tra esigenze anche divergenti, facendone un personaggio ambiguo ed affascinante.
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Ti chiedevo di Catherine, perchè secondo me riesce a inquadrare abbastanza fedelmente una situazione piccante in modo intrippante senza prendersi troppo seriamente.
Non lo conosco, ho capito qual è dalla copertina ma all'epoca mi buttai su Lollipop Chainsaw. Ps3 vero?
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Offline Ruko

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Re: La donna nei videogiochi: riflessioni?
« Risposta #7 il: 13 Lug 2018, 10:36 »
Il punto, per quanto mi riguarda, è un altro. E riguarda non solo i videogiochi. Ovvero, che oggi può accadere che la rappresentazione di una figura femminile più "moderna" non sia onesta. Perché non c’è uno scrittore dietro, ma un PR. Non c'è una volontà narrativa, ma altro.

Insomma, è il videogioco che viene trascinato nel vortice del #meetoo. Quello lo trovo insopportabile. Ma per il resto ben vengano oneste figure femminili di qualsiasi genere, dallo stereotipo di Dead or Alive all’eccesso di Bayonetta, fino a quella bruttona della protagonista di First Light.
Qui si apre un altro filone della discussione che rimanda poi a quello che dicevo nella parte finale del mio post.
Ci ripensavo proprio ieri quando è venuta fuori la notizia delle riprese televisive dei mondiali sugli spalti da vietare in caso di belle fanciulle. Fanciulle che, immagino, proprio perché avvenenti e proprio perché all'interno di una vetrina planetaria come quella di un simile evento sportivo, abbiano come scopo e come personale gratificazione proprio quella di farsi ammirare.
A me piace che si facciano vedere, lo trovo un bellissimo spettacolo generalmente non volgare e sottolinea la straordinarietà dell'evento. Bellissime donne che possono permettersi di farlo.
Perché è sessista allora? Probabilmente perché una buona percentuale di pubblico, sia maschile che femminile, vede, in una figura procace e vestita in modo succinto, una "troia". Lo pensa e censura dentro di sé questo comportamento. Il #metoo si pasce di queste proiezioni mentali. Ma se non riesce la società civile a parlare e a disquisire della cosa, come potranno i videogiochi?
E questo (parlando genericamente ovvio) proviene da secoli e secoli di colpevolizzazione della figura della donna in contesti sociali e religiosi, soprattutto in merito a libertà personali. Sembra che una donna non possa esibire se stessa e bearsi del suo aspetto e sembra ancora che essa non possa godere di alcune prerogative legate alla soddisfazione personale e sessuale.
L'uomo che desideri sesso lo fa per naturale disposizione.
La donna che desideri sesso è paragonata ad una zoccola. O, nella migliore delle ipotesi, una ninfomane il cui comportamento è da stigmatizzare.
Il problema è che poi, alla conta delle cose, fenomeni diversi si accavallano per diventare poi inestricabili.
Il produttore di un film prova a sedurre una bella attrice. Questa resiste. Il produttore le dice che non avrà la parte in un film se non accetterà di fare sesso con lei. Lei accetta e fa sesso con lui, è un loro segreto, avrà la parte e la cosa finisce lì.
Quel "lei accetta" nella mentalità comune si trasforma in "era d'accordo". No, non era d'accordo e la tardiva denuncia ha senso, ma ormai è impossibile ricostruire la verità.
Ma questo come si accorda con le decine e decine di donne che deliberatamente e colpevolmente utilizzano il proprio corpo per ottenere lo scopo che si sono prefissate? E che ricorrono alla menzogna qualora non vedano corrisposte le proprie ambizioni?
E in questo discorso come innestare la violenza di genere?

Il videogioco si occuperà di questo? Io non credo, al massimo in qualche linea narrativa scadente di David Cage oppure in qualche cutscene simpatica di GTA in cui si fa ironia caustica sulla cosa. Ma in un contesto in cui anche una tetta mostrata può essere un problema tutto questo verrebbe comunque usato per quel #metoo che paventi. Forse Silenti Hill è riuscito a mostrare metaforicamente tutto ciò ma ecco, serve la forma del mascheramento.

Io ho già trovato strumentale la scena lesbo del trailer di The Last of Us 2, in quella forma e in quel modo. Non so, a me i tempi non sembrano maturi e il contesto inadeguato.
Molto meglio i seni sballonzolanti di Dead or Alive, fanno meno danni.
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Offline MaxxLegend

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Re: La donna nei videogiochi: riflessioni?
« Risposta #8 il: 13 Lug 2018, 11:34 »
Allora, affrontai questo tema in una vecchia puntata di Retrospectives in cui dicevo alcune delle cose che sostiene Ruko, ma le esponevo maluccio e fui abbastanza criticato per quella puntata, tanto che poi la dovetti anche cancellare dal server.

Parlare di certi argomenti ti espone ad ogni sorta di critica, è un po' la classica coperta che la tiri da una parte e ti scopre dal'altra, pure se le tue intenzioni sono buone e ci vai coi piedi di piombo dirai SEMPRE qualcosa che può essere mal interpretato o travisato da chiunque.

Ruko ha vita più facile, in quanto donna (e che donna) non può essere tacciata di maschilismo anche se dice alcune delle cose "scomode" che dicevo io stesso nel podcast.
Tra le altre cose, in particolare, il fatto di approvare la figura della non della "damsel in distress" ma della "superdonna" (supersexy, superforte, superfurba) perché il videogioco è principalmente territorio del fantastico e della spettacolarizzazione, dove spesso non c'è spazio per una scrittura profonda e introspettiva, e allora così sia: tanto anche le figure maschili nelle stragrande maggioranza dei casi sono "superuomini".
Poi mi lanciavo anche su una breve riflessione sul "potere sessuale" della donna nella realtà di oggi ma mi sono beccato i peggio insulti.

Personalmente -in quanto scrittore da due soldi e pergiunta mancato- auspicherei un connubio tra spettacolarizzazione e profondità narrativa, io dico che SE PO' FA', anche se quasi nessuno lo fa e si sceglie solo una delle sue strade, spesso la prima.
« Ultima modifica: 13 Lug 2018, 11:39 da MaxxLegend »
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Offline Brothers Killer

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Re: La donna nei videogiochi: riflessioni?
« Risposta #9 il: 13 Lug 2018, 13:21 »
Mi rifaccio a quanto scritto su un altro forum. Il discorso riguardava TLoU2, ma penso possa riguardare pure questa discussione:

1) Questo discorso sul fatto che non ci sia libertà creativa ha delle prove oppure si basa solo su una manciata di giochi/film con protagonisti omosessuali/femminili in mezzo alla montagna in cui succede esattamente l'opposto? Ma soprattutto siete davvero certi che ci sia qualcuno che IMPONE certe cose?
Faccio l'esempio per eccellenza, il reboot di Ghostbuster da molti criticato per il suo essere al femminile è stato fatto così perché c'è la lobby femminista che vuole dominare il mondo o perché, molto probabilmente, hanno voluto provare ad attrarre un utenza di riferimento diversa, fallendo miseramente nell'obiettivo? Perché il discorso è quello, le critiche all'opera ci possono stare, ma NON per le intenzioni. Insomma il problema del reboot al femminile di Ghoostbusters non è mica che è al femminile, ma che per farlo al femminile (obiettivo di marketing, non imposto da una presunta lobby femminista, è equivalente al voler rendere una storia adulta per teenager) hanno calcato la mano su elementi che hanno pregiudicato la qualità del film. Ma questo riguarda i personaggi, la storia, i loro comportamenti in un modo che non ha NULLA a che fare con la scelta di farlo al femminile. E ripeto, questa cosa può essere giudicata tanto fastidiosa quanto la scelta di trasformare la Bella e la Bestia così:
https://www.youtube.com/watch?v=3ACUvsmaR40
Le critiche vanno fatte al contenuto, non alle intenzioni, e le intenzioni non sono mai contorllate da presunti lobby gay lesbo femministe

2) Ogni persona ha il SACROSANTO diritto di realizzare la sua opera come vuole, non ci sono cazzi, se io voglio fare un film in cui ci sono solo donne mi deve essere concesso e non c'è nessuna spinta presunta femminista dietro, se io voglio infilare una donna in Assassin's Creed perché, in una saga in cui gli alieni hanno mandato sulla terra una mela magica nascosta dal papa che bisogna affrontare a cazzotti, penso che una protagonista femminile possa attirare maggiormente l'utenza femminile (obiettivo di marketing, non delle lobby femministe) ho il diritto di farlo. Se Druckman crede che il futuro di TLoU sia raccontare la storia concentrandosi sul punto di vista di Ellie piuttosto che quello che di Joel, e vuole che Ellie sia lesbica per lo stesso motivo per cui nel caratterizzare il personaggio decide che ha il codino al posto dei capelli afro e gli occhi di un colore al posto di un altro... Beh, ha diritto di farlo. Ha scelto di raccontare una storia esplorando una nuova direzione (per lui) e ha il sacrosanto diritto di farlo. Se sarà fallimentare di certo non sarà perché Ellie è lesbica ma per come avrà trattato il personaggio, ed è qualcosa che si può dire solo a gioco uscito.


Riassumendo: sì, a volte i publisher possono spingere forzatamente per una maggior rappresentanza di genere/razza per soli motivi di marketing. Mi infastidisce però che si noti solo quello e non tutte le centinaia di altre cose, magari più fastidiose, che fanno sempre per motivi di marketing. Inoltre, a prescindere da dove arrivi l'impulso per fare una cosa del genere, il giudizio va sempre fatto AL PRODOTTO, non alle intenzioni. Insomma mi va bene che nell'open post critichi Senua, Chloe o qualunque personaggio femminile che cerchi di essere più complesso e meno stereotipico del solito fallendo (almeno secondo la tua opinione) ma non vedo perché demonizzare il trend che invece non riesco a non vedere come positivo. Il problema è semplicemente il modo in cui personaggi sono scritti/rappresentati, non il tentare di farlo. Anche perché citi esempi di personaggi che pur ricadendo nello stereotipo riescono a farci qualcosa di sovversivo/ironico, ma per ogni personaggio così quanti centinaia di altri personaggi piatti esistono? (posto che poi nonostante capisca cosa Kojima volesse fare con Quiet trovi la riuscita davvero tanto tanto tanto pessima, davvero non capisco come si possa considerare quello accettabile e poi sputare su Senua)
Insomma il problema che ho con il discorso che avviene nelle comunità online è che ci sono fazioni opposte che si etichettano a vicenda come omofobo / razzista / maschilista da una parte e SJW dall'altra, perdendo quello che dovrebbe essere il punto della discussione, ovvero l'effettiva realizzazione di ciò che si va a criticare. Non ha mai senso per me fare un processo alle intenzioni. Neil Druckman ha detto più volte di essere uno strenuo ammiratore di Anita Seerkesian e di voler scrivere storie a maggioranza femminile e con personaggi complessi seguendo il suo impulso di voler fare qualcosa di diverso, ma se poi i personaggi faranno schifo è colpa sua che li ha scritti male, mica dell'impulso, magari avrebbe scritto una cosa pessima pure facendo personaggi maschili.

Riallacciandomi al primo post, come esempi notevoli di personaggi femminili che raccontino una storia con una certa intensità usando i mezzi propri del videogioco di recente suggerisco Celeste: di base sarebbe una storia sulla depressione con una componente metaforica parecchio dozzinale, ma il modo in cui questa si intreccia con la componente platform del gioco permette di elevarlo al di sopra di quella che è la sua idea di base e sceneggiatura, rendendolo uno degli esempi notevoli di narrazione del media per come sia il gameplay ad esprimere qualcosa piuttosto che aspetti ritrovabili in altri media come trama/sceneggiatura/estetica/musiche (o meglio il modo con cui il gameplay si intrecci con queste).
« Ultima modifica: 13 Lug 2018, 13:24 da Brothers Killer »
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Re: La donna nei videogiochi: riflessioni?
« Risposta #10 il: 13 Lug 2018, 14:51 »
A questo punto volevo sapere qual è la vostra opinione in merito, non del post, ma della figura della donna nei videogiochi.

Nimrod, Tris, Pong: il videogioco nasce asessuato. La sua restante evoluzione con personaggi esplicitamente maschili e femminili è più formale che sostanziale dato che per la maggior parte delle meccaniche ludiche, avere come protagonista un uomo piuttosto che una donna non modifica l'esperienza di gioco in sé. Rimangono ovviamente escluse le avventure con una narrazione fortemente incentrata sulla storia, e solo nel caso il genere - maschio o femmina - porti in dote possibilità e limiti che asserviscano la coerenza degli eventi; per lo stesso motivo, sono esclusi i giochi di ruolo. Per qualsiasi altro genere: che si parli di un pilota o di una pilota, di un soldato piuttosto di una soldatessa, di un esploratore anziché di una esploratrice, è del tutto ininfluente su cosa si possa fare o cosa sia precluso all'interno dell'universo di gioco.

Dal mio personalissimo punto di vista di fruitore, così come ho empatizzato con i personaggi femminili descritti da Jane Austen, allo stesso modo mi sono sentito direttamente coinvolto tramite le azioni di Lara Croft o Samus Aran. Vince la qualità dell'esperienza; e pure la qualità è asessuata.

Rovesciando il punto di vista: quanti pittori maschi hanno dipinto esclusivamente, o quasi esclusivamente, figure di donne?

Sposterei l'attenzione dall'oggetto al suo creatore. Quante donne vorrebbero accedere a un lavoro attinente lo sviluppo dei videogiochi, e non ci riescono non tanto per incapacità o demeriti ma proprio in quanto donne?

Offline Drone_451

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Re: La donna nei videogiochi: riflessioni?
« Risposta #11 il: 13 Lug 2018, 15:09 »
Faccio l'esempio per eccellenza, il reboot di Ghostbuster da molti criticato per il suo essere al femminile è stato fatto così perché c'è la lobby femminista che vuole dominare il mondo o perché, molto probabilmente, hanno voluto provare ad attrarre un utenza di riferimento diversa, fallendo miseramente nell'obiettivo?

L'han fatto perchè la moda attuale impone le quote rosa in qualsiasi cosa. Quindi si prendono film a quota 100% maschile tipo ghostbusters o ocean's eleven e si fanno le versioni 100% femminile. Non importa il risultato l'importante è che sia tutto al femminile.

COD ha introdotto i personaggi femminili nel multiplayer, con molta discrezione a dir la verità, non c'è il minimo spunto di sensualità, tutto supercastigatissimo.

Ora Battlefield segue, ma inopportunamente, presentando un trailer ridicolo con la componente femminile in primo piano
Nella mia prima Battle Royale eravamo in 100 milioni ed io sono arrivato primo!

Offline The Dude

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Re: La donna nei videogiochi: riflessioni?
« Risposta #12 il: 13 Lug 2018, 15:18 »
Sposterei l'attenzione dall'oggetto al suo creatore. Quante donne vorrebbero accedere a un lavoro attinente lo sviluppo dei videogiochi, e non ci riescono non tanto per incapacità o demeriti ma proprio in quanto donne?
Nei nostri bandi se il regista è donna si prende 10 punti in più.
Se la maggioranza degli autori sceneggiatura è donna 15 punti.

Bel modo di includere le quote rosa, per nulla strumentale.

Offline Brothers Killer

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Re: La donna nei videogiochi: riflessioni?
« Risposta #13 il: 13 Lug 2018, 15:28 »
Faccio l'esempio per eccellenza, il reboot di Ghostbuster da molti criticato per il suo essere al femminile è stato fatto così perché c'è la lobby femminista che vuole dominare il mondo o perché, molto probabilmente, hanno voluto provare ad attrarre un utenza di riferimento diversa, fallendo miseramente nell'obiettivo?

L'han fatto perchè la moda attuale impone le quote rosa in qualsiasi cosa. Quindi si prendono film a quota 100% maschile tipo ghostbusters o ocean's eleven e si fanno le versioni 100% femminile. Non importa il risultato l'importante è che sia tutto al femminile.

COD ha introdotto i personaggi femminili nel multiplayer, con molta discrezione a dir la verità, non c'è il minimo spunto di sensualità, tutto supercastigatissimo.

Ora Battlefield segue, ma inopportunamente, presentando un trailer ridicolo con la componente femminile in primo piano

Si, ma quel reboot poi fa schifo per le quote rosa imposte? Che ci sia del marketing che punta a quelle cose per cercare di espandere il target è un conto, ma da qui a dire che lo scempio è dovuto all'idea in sé, e non alla realizzazione, e quindi critiche aprioristiche schifate per il reboot al femminile, è tutta un'altra storia.

Per Battlefield ad esempio io ho avuto più problemi per la katana nel trailer di annuncio che non per le donne  :D
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Re: La donna nei videogiochi: riflessioni?
« Risposta #14 il: 13 Lug 2018, 15:38 »
Nei nostri bandi se il regista è donna si prende 10 punti in più.
Se la maggioranza degli autori sceneggiatura è donna 15 punti.

Bel modo di includere le quote rosa, per nulla strumentale.

Aborro questi metodi, sono l'altra faccia del sessismo.