Autore Topic: [DC] Virtua Tennis 2  (Letto 791 volte)

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Offline pedro

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[DC] Virtua Tennis 2
« il: 21 Mag 2003, 09:54 »
VIRTUA TENNIS 2

Sviluppatore:   Sega/Wow Entertaiment
Genere:          Sportivo
Giocatori:        1/4


Virtua Tennis 2, seguito per DC di uno dei migliori coin-op del ’99, è un gioco dal sapore antico.
Pur garantendo la possibilità di giocare con atleti reali (no, la Kournikova non c’è), VT2 non gode di nessuna licenza ufficiale, offre pochissime opzioni e si giova di un comparto tecnico sì di tutto rispetto, ma che al giorno d’oggi non soddisfa nulla più che gli standard tecnici minimi richiesti a un titolo del 2003. Intendiamoci: non c’è traccia di aliasing,  le texture sono ottime, i colori brillanti come si addice a un titolo arcade e il sonoro non irrita più di tanto il giocatore. Anche le animazioni sono ben fatte (eccetto forse quella del “tuffo”), così come i modelli poligonali degli atleti (16 in tutto, equamente divisi tra uomini e donne). Inoltre, gioco si concede qualche tocco di classe di tanto in tanto, come gli sguardi dei giudici seguono la pallina durante uno scambio.
Al di là delle scontate modalità “Arcade” ed “Exibition”, il cuore pulsante del gioco è l’opzione “World Tour”, che vede il giocatore impegnato nella scalata alla classifica STP (l’equivalente videoludico del circuito professionistico ATP). Per raggiungere il suo scopo, il giocatore plasma il proprio avatar alla stregua di quanto si farebbe in un comune GDR, scegliendone il sesso e le caratteristiche tecnico-fisiche;  una volta portate a termine queste formalità nulla lo trattiene più dal buttarsi nella mischia. Durante  le stagioni –virtuali!- che seguiranno, l’aspirante numero uno dovrà guadagnarsi il titolo vincendo i vari tornei in giro per il mondo, stando sempre attento ad allenarsi per crescere tecnicamente.
Già, perché in VT2 il talento non è gratuito. Tra una competizione e l’altra infatti, il nostro sarà impegnato in una serie di minigame che, se portati a termine con successo, ne potenzieranno le abilità (servizio, voleè e così via),  mettendolo in condizione di affrontare i tornei più difficili e remunerativi.
Già, perché se in VT2 nemmeno il talento è gratuito, figuratevi l’equipaggiamento… e una buona racchetta è il punto di partenza se volete scalare le classifiche.

Stando a quanto detto finora, VT2 sarebbe solo un buon gioco, privo però delle qualità necessarie ad elevarlo dalla moltitudine di titoli simili che escono ogni anno sul mercato, magari forti di una licenza di richiamo o di un comparto tecnico di assoluto riferimento.
Ma VT2 emerge, con prepotenza, perché ha qualcosa che gli altri non hanno.

VT2 è un gioco dal sapore antico, dicevamo, perché in VT2 il terreno su cui il giocatore è chiamato alla sfida non è il manto erboso di Wimbledon, nè il fondo argilloso degli US Open: in VT2 si gioca sul terreno del gameplay; in quello stesso, glorioso impianto di gioco calcato in passato da mostri sacri come Final Match Tennis per PC-Engine e Super Tennis per SNES. VT2, come i titoli a cui si ispira, è un gioco che richiede un periodo di apprendimento pressoché nullo -per la felicità di chi non vive di soli videogiochi-, e contraddistinto da un gameplay semplice semplice. Infatti, oltre alla leva direzionale si usano solo due tasti: uno per i colpi “piatti”, uno per quelli “tagliati”. La pressione contemporanea dei due pulsanti, invece, genera il famigerato lob, o “pallonetto”.
VT2 sta tutto qui, o quasi.

Il “quasi” è rappresentato da quell’unica cosa, questa sì, che il gioco regala:  la sensazione di tornare a casa, quella sensazione tipica che  prova chi è stato via per un po’, ma che finalmente si ricongiunge alle persone e ai luoghi che gli erano cari.
Con la sua semplicità e il suo approccio leggero VT2, moderna madeleine videoludica, riporta il giocatore a quegli interminabili pomeriggi d’estate passasti davanti al monitor, quando Super Tennis era il “tennis virtuale” e l’unica cosa che contava veramente era giocare. Niente scuola, nè lavoro o fidanzate, solo la preoccupazione di procurarsi le merendine e un paio di amici da sfidare. Pazienza, poi, se l’IA non è perfetta, o se i colpi non finiscono quasi mai in rete o fuori dal campo; perché con VT2 sono tornato bambino, anche se solo per un po’.
Perché giocare a VT2 è, concedetemelo, métaretrogaming.

E scusate se è poco.


VOTO: 9
«Allora dev'essere molto pericoloso essere un uomo.» «Lo è, signora. E solamente pochi ce la fanno. È un mestiere difficile, e al fondo c'è la tomba.»