Ma credo anch'io. E alcune dichiarazioni degli sviluppatori sopra riportante non promettono niente di buono. E ho come il sentore che i "reduci" che collaborano a questo genere di titoli siano sergenti mezzo invasati o colonnelli in pensione che della guerra hanno fatto una religione o l'emblema della loro virile giventù, più che un dramma imposto da altri.
Io m'ero lasciato trasportare dal discorso più generico, ecco.

E in generale, credo sarebbe interessante che il videogioco fosse utilizzato anche come strumento per la rielaborazione e la condivisione di esperienze. Magari nel futuro neanche troppo remoto, con mod, editor e programmini ad hoc, non sarà più utopia pensare a, chessò, un Palestinese che invece di scrivere un autobiografia sulla sua infanzia ne fa un'esperienza interattiva. E', per adesso, più un problema di linguaggio che altro.