Autore Topic: [Amiga] Wings  (Letto 1082 volte)

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Offline fulgenzio

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[Amiga] Wings
« il: 19 Apr 2003, 00:26 »
Tristezza. Sconforto. Sentimenti estranei al mondo dei videogiochi. Il gioco è per definizione  gioia, spensieratezza, evasione , frustrazione a volte ma non è mai foriero di stati d’animo negativi. Eppure anni fa un gioco, e che gioco, oltre al divertimento  mostrava anche l’altra faccia della medaglia: ti faceva partecipe dei fatti della vita, che non sempre è rose e fiori, che spesso tradisce e che ,soprattutto è una. E una sola. Quel gioco si chiamava Wings. ”Le nuove ali della Cinemaware” declamava la  copertina di Tgm. L’ultimo volo della casa americana , seppero poi i giocatori del tempo.
Wings è stato di fatto l’ultimo vero gioco della Cinemaware .La casa americana fu sopraffatta dal dilagare della pirateria e dai debiti dovuti anche ad una scarsa oculatezza nelle scelte di mercato , che la portarono ad ignorare  il mercato pc che stava lentamente ma inesorabilmente surclassando quello Amiga ; con la sua chiusura comiciò il declino del gioiello Commodore  e di un certo modo di fare videogiochi .Wings era un gioco emozionale. Ed emozionante. L’esperienza ludica era ricca e varia. Scenario: prima guerra mondiale;3 missioni-tipo :un combattimento con biplani poligonali (incredibile dictu all’epoca) con visuale in prima persona , raid  con visuale alla zaxxon e bombardamenti riciclati dal motore di It came from the desert (quando con l’aereo dovevi gassare i formiconi).Dopo una missione di prova cominciava la tua carriera nell’esercito angloamericano con i tedeschi come nemici ed il barone rosso come nemesi. La storia ed il susseguirsi della missioni veniva raccontata tramite un diario dalle pagine ingiallite ,ricco di anedottica sugli eventi che avvenivano alla base, che accompagnava il giocatore per tutto il gioco. O almeno fino alla sua morte. Wings era difficile e in molte missioni ,specie quelle della prima parte del gioco, in cui le sorti della guerra erano a favore dell’esercito nemico era più che probabile finire al creatore. Però, a differenza di quasi tutti i giochi precedenti, il giocatore tendeva ad immedesimarsi nel protagonista: in fondo il pilota aveva il tuo nome, alle missioni partecipavano tuoi commilitoni di cui avevi letto fatti e misfatti magari il giorno prima. E che impressione faceva vedere la testa del protagonista (la tua testa!) reclinata sulla spalla, esanime, mentre il biplano cadeva in picchiata ed il terreno si avvicinava a velocità sempre maggiore dopo che eri stato colpito alle spalle da un fokker sfuggito ai tuoi colpi.
Finita la partita ed  estratto il dischetto dall’Amiga un po’di magone lo si provava. Certo, bastava ricominciare dall’ultimo salvataggio per rinascere ,ed in molti altri giochi lo avevi già fatto ma con Wings non si riusciva a barare. Così un nuovo nome veniva iscitto nella tabella delle reclute e il tuo alter-ego precedente restava da stimolo ed incoraggiamento, specie se eri riuscito ad entrare nella speciale classifica che contava le vittime ottenute da ogni pilota. Tecnicamente superbo, Wings era la dimostrazione delle eccelse capacità dei programmatori Cinemaware,capaci di sfruttare un hardware che, ai tempi dell’uscita del gioco cominciava lentamente a mostrare i segni del tempo che passa.
La colonna sonora ,più ancora che la peraltro splendida grafica, era l’anima di Wings: al tempo stesso epica (soprattutto negli stacchi che introducevano la missione che si andava ad affrontare) e malinconcia. In particolare uno dei pezzi, che riproduceva il suono dell’armonica, ti ghiacciava il sangue nelle vene visto che  spesso era foriero di cattive notizie. I programmatori Cinemaware disseminarono il gioco di citazioni e chicche che davano alla già corroborante esperienza , un valore aggiunto inarrivabile: una su tutte ,l’ultimo combattimento del gioco, una missione uno contro uno che chiudeva il sipario su un’esperienza memorabile. Ed i biplani in parata della sequenza finale erano, più che un premio al giocatore, l’ultimo saluto di un gruppo che aveva fatto la storia. Piccola forse, ma per noi indimenticabile.