Mi sa che mi conosci poco, Gaissel. Sono proprio lontano dall'avere la prospettiva "o vivi come un'automa o non hai diritto". Tutt'altro.
Il punto è che non si può considerare legittima la protesta illegale che blocca il cantiere di un'opera pubblica perché "quel tizio sta difendendo la propria terra". Perché a quel punto dovremmo ritenere legittima qualsiasi protesta che blocchi un'opera pubblica per un motivo personale. Io sono un convinto sostenitore della democrazia: la legge prevede risarcimenti per coloro ai quali vengono espropriati dei terreni. Ed è importante che sia così perché è il punto d'incontro fra bene comune e diritti privati. Il tizio che lotta per la sua terra e il suo sostentamento verrà risarcito per i terreni che dovrà cedere? Se sì, mi dispiace ma non ha il diritto di bloccare i lavori. Ha il diritto di opporsi per vie legali e politiche, ma non ha il diritto di bloccare i lavori.
Su questa vicenda di dubbi ne ho tanti. Non sono per niente convinto dell'importanza di questa linea, e credo che l'idea stessa sia frutto di una visione a dir poco ottimista dei bisogni commerciali su quella tratta. Però questi problemi si affrontano per via politica, non quando i cantieri sono aperti. Queste tematiche sono terreno di battaglia al momento di votare, non quando ci sono le ruspe.
Se un domani si farà il ponte sullo stretto di Messina sarò il primo a dire che è un'idea del cazzo, deleteria e dispendiosa. Ma non supporterò chi sfonderà i cantieri. Perché quando si è trattato di decidere, quando Berlusconi ha tirato fuori questa bella idea demente, la maggioranza dei siciliani lo ha votato in massa. La decisione è stata presa.
Bisogna prendersi le proprie responsabilità: quando votiamo (o non votiamo), quando supportiamo un partito invece di un altro, quando tentiamo (o non tentiamo) di convincere amici e parenti a supportare un'idea politica, quando chiediamo conto ai nostri rappresentanti riguardo al loro operato, stiamo realizzando la democrazia. E' meno spettacolare di una protesta in loco, ed è molto più difficile, perché richiede la persuasione di molte più persone. Senza contare che è noioso e burocratico e non dà risultati immediati. Ma è la democrazia.
E quando si porta avanti una protesta bisogna stare attentissimi a che immagine si dà di sé. Perché, giornalisticamente, l'immagine di uno che cade da un traliccio è e sarà sempre più forte di una che fa un discorso. Non si può essere ingenui. Chi organizza una protesta deve sapere come funzionano i mezzi di comunicazione molto più di come sabotare un cantiere o come scappare da una carica della polizia. Per dire, se io facessi parte di un movimento di protesta fracasserei di legnate un cretino che si mette a insultare i poliziotti, perché in due minuti può distruggere un lavoro di mesi. Che piaccia o no, la comunicazione funziona così.