Autore Topic: [PS2] TimeSplitter 2  (Letto 1407 volte)

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Offline Quimo

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[PS2] TimeSplitter 2
« il: 05 Apr 2003, 19:18 »
I Free Radical sfornano il nuovo metro di paragone per gli FPS. Nessun dubbio in merito. TimeSplitter 2 infatti, a differenza di tutti gli altri sparatutto in soggettiva disponibili sul mercato console, ha il grande pregio di incarnare una duplice anima: frenetico e adrenalinico nella modalità “Arcade” (ricorda titoli quali Quake III o Unreal Tournament), riflessivo e calibrato nella modalità “Storia” (quasi fosse un Half Life o un Project IGI). Si presta quindi ad essere giocato in multiplayer in una sessione al cardiopalma (la modalità è comunque accessibile anche da un solo giocatore, in quanto risulta possibile affrontare dei bot gestiti in maniera egregia dalla CPU, in tornei personalizzabili fino al minimo dettaglio) o in singolo in una avventura di lungo respiro che si snoda su più livelli, logicamente e temporalmente distinti, ma accorpati da una trama di fondo comune.

DVD nel tray della PS2. Optiamo per la modalità “Storia” (le altre possibilità sono “Arcade”, “Sfida” – una serie di prove di difficoltà crescente, collegate gerarchicamente, da affrontarsi con nemici, armi, località e obiettivi predefiniti – “Editor di mappe” e l’immancabile “Opzioni”). Si viene introdotti nella storia da una breve sequenza animata realizzata con il motore grafico del gioco. Veniamo a sapere che il nostro nerboruto alter ego virtuale è chiamato a recuperare le parti di un cristallo disseminate, dai soliti alieni cattivi, lungo il continuum spazio-temporale. Ogni livello, ambientato in una determinata epoca appartenente all’intervallo 1853 – 2401, nasconde un cristallo e richiede il completamento di missioni primarie / secondarie che si attivano durante lo svolgimento dei vari compiti da parte del nostro eroe. Ci lanciamo nella mischia: attraversamento del portale temporale e caricamento del primo livello ambientato in un avamposto militare siberiano (anno 1990).

Motore grafico di ottimo livello tecnico. Non presenta alcun rallentamento nell’azione. I modelli poligonali dei personaggi appaiono ben realizzati: hanno un aspetto caratteristico lievemente caricaturale che contribuisce a smorzare l’atmosfera seriosa tipica dei più blasonati sparatutto in prima persona. Le animazioni sono fluide e particolareggiate. I militari di pattuglia seguono il percorso di ronda attorno alla stazione muovendosi con estrema naturalezza. I cecchini, strategicamente appostati, attendono impassibili il passaggio dell’incauto esploratore (mirano con precisione inusitata dalle distanze più impensabili). Completano il quadro le immancabili telecamere di sorveglianza (a movimento alternativo – sul genere di quelle viste in MGS2) ed i pulsanti di allarme attivabili dal personale (di Ratchet & Clankiana memoria).  

Il gameplay richiede una esplorazione circospetta dell’ambiente, che si riflette in un uso intensivo del radar, della modalità accucciata e del fucile di precisione con zoom per aprirsi la strada tra le file nemiche. Dopo un certo spaesamento dovuto all’impiego del doppio stick della PS2, sentito soprattutto da chi è abituato alla tradizionale accoppiata mouse + tastiera di stampo PCista, si riesce a procedere agevolmente nei livelli e addirittura a mirare con scioltezza alla testa dei soldati nemici: operazione relativamente semplice se eseguita con il fucile di precisione puntato verso avversari distanti inquadrati con lo zoom, che comporta però inattesi risvolti adrenalinici se effettuata su molteplici avversari che incalzano il giocatore da vicino.

Il livello analizzato mescola sapientemente atmosfere già assaporate in altri titoli (Half Life, Quake, Project IGI, MGS2 ecc..) in una avventura che si rivela particolarmente ben strutturata, anche in termini di level design, e priva di “tempi morti” per la continua proposizione di obiettivi primari e secondari da completarsi in rapida sequenza. L’intelligenza artificiale degli avversari è notevole. Le differenti tipologie di nemici adottano stili di combattimento peculiari: i soldati si mantengono a distanza usando le armi a disposizione (ci sono dei militari armati di mitragliatore con annesso lancia-granate che ricordano molto gli omologhi marines di Half Life nelle modalità di “approccio” al giocatore) e riparandosi dietro colonne e scaffali. Di converso gli zombie attaccano in gruppo a testa bassa con rantoli ed inciampi da manuale. Non mancano i classici boss, gli enigmi chiave-porta proposti in varie alternative e la possibilità di interagire con l’ambiente della stazione (vetri che si infrangono, bidoni e casse che esplodono, telecamere che possono essere direzionate a piacere, mitragliatrici fisse con cui sfogare i propri istinti più biechi ecc…).

Insomma… una sfida impegnativa, anche per l’impossibilità di salvare durante il livello e per la scarsità di checkpoint da cui ricominciare in caso di morte prematura. Consigliato senza riserve.