Autore Topic: [XBOX] Panzer Dragoon Orta  (Letto 1373 volte)

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Offline Sol_Badguy

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[XBOX] Panzer Dragoon Orta
« il: 05 Apr 2003, 03:25 »
Publisher: Sega – Infogrames  ***  Developer: Smilebit  *** System: X-Box
PANZER DRAGOON ORTA

Sega raffina un gameplay classico ornandolo elegantemente con un apparato audiovisivo senza precedenti e l’esperienza ludica vola leggera e poetica come il battito d’ali di un drago


La scarsità di concept originali all’interno del panorama videoludico attuale è una realtà che i giocatori conoscono bene. Le major dell’intrattenimento elettronico continuano a portare avanti la politica del “riciclo delle idee”, riproponendo meccaniche di gioco collaudate (per non dire abusate)
da affiancare ai propi franchise di successo. Uno stallo? Forse, ma una possibile via alternativa viene proposta da Sega con questo Panzer Dragoon Orta (PDO).
Il prodotto Smilebit può essere facilmente catalogato dall’osservatore superficiale come ennesima riproposizione di meccaniche vetuste, supportate da una cosmetica pomposa. Giocando al titolo si può  constatare invece come tali affermazioni siano quanto di più falso, ed appare evidente il magico binomio che rende PDO un’esperienza stupenda: equilibrio e armonia.
La struttura di gioco è analoga a quella dei due precedenti episodi: la protagonista, Orta, vola sul dorso di un possente drago abbattendo nemici attraverso ampi livelli. La traiettoria di volo della cavalcatura è preimpostata “on-rail”, con libertà di movimento concessa nelle due dimensioni limitatamente all’area visualizzata su schermo. Unico elemento di mobilità nella terza dimensione è l’opzione di scatto in avanti e frenata, che permette di accelerare o decelerare momentaneamente la velocità del drago. Questo controllo di volo va abbinato continuamente alla rotazione di visuale della conducente. Essa è affidata ai trigger dorsali del pad, la pressione del destro o del sinistro porta lo sguardo (ed il mirino) di Orta a ruotare di 90° in senso orario o antiorario. Ciò è indispensabile per il puntamento dei nemici, i quali non arrivano solo di fronte ma da ogni direzione. Tutto questo conferisce all’ambiente di gioco una dinamicità a 360 gradi. Anche la cavalcatura alata non è un elemento statico, è forse poco dinamico “quantitativamente” negli spostamenti, ma è dinamico “qualitativamente” grazie a tre metamorfosi. Esse, oltre a cambiare l’aspetto della creatura, ne fanno variare le prestazioni in termini di tipo di attacco e velocità. La metamorfosi deve essere utilizzata incessantemente durante le battaglie e in maniera intelligente, scegliendo l’assetto più adeguato in funzione della situazione. Ciascun assetto può inoltre essere potenziato per cinque livelli, tramite assunzione di materiale biogenetico rilasciato da alcuni tipi di mostri abbattuti.
Poche aggiunte quindi rispetto ai predecessori a livello di meccanica ludica bruta ma implementazioni delicate, armoniche che coordinate in perfetta risonanza vanno a costruire una struttura  essenziale e al contempo versatile, in grado di offrire ampie possibilità strategiche.
Sicura di ciò, Sega gioca “a carte scoperte” introducendo, tra la pletora di bonus, anche la versione completa del primo PD.  Il parallelismo, giocando ai due, evidenzia le similitudini ma dà anche una lezione di gameplay, mettendo in luce come, tramite piccoli accorgimenti e aggiunte, sia possibile rinnovare ed aumentare di spessore una struttura di gioco, mantenendone (se non addirittura migliorandone) l’immediatezza.
Graficamente PDO è qualcosa di sublime, non solo sotto il profilo strettamente tecnico ma anche dal punto di vista artistico. La potenza grafica di Xbox si esprime nella sua magnificenza e non lo fa in maniera fine a sé stessa, lo spettacolo visivo è infatti un supporto adeguato ad un design geniale. Smilebit (come aveva già dimostrato con Gun Valkyrie) è in grado di armonizzare uno stile nipponico usato per personaggi antropomorfi con un gusto occidentale bizzarro ed inquietante, per sfondi e creature. Sono molti i riferimenti a grandi artisti contemporanei dell’illustrazione fantasy come Giger, Vicente Segrelles o Rohdney Matthews. Questo sodalizio produce l’immersione totale del giocatore in un mondo alieno in cui paesaggi, creature, civiltà e culture sono costruiti, sia tecnicamente che artisticamente, con cura maniacale. Dal punto di vista prettamente cosmetico, il gioco è veramente convincente: fiumi con riflessi in tempo reale, bump mapping, creature di dimensioni e numero ragguardevoli, contemporaneamente su schermo, senza causare rallentamento di sorta.
La colonna sonora non è da meno, con brani che variano dall’epico al tribale in funzione delle situazioni. Le musiche sottolineano contemporaneamente l’azione su schermo, lo splendore dei paesaggi ma anche lo stato d’animo della misteriosa protagonista che, nel corso dell’avventura, scaverà nel suo oscuro passato scoprendo le proprie origini.
Lo storyboard, pur trattandosi di uno shoot ‘em up, è curatissimo e vanta numerosi approfondimenti anche fuori dalla modalità di gioco principale. Questi vengono sbloccati come bonus sia sottoforma di appendici narrative, sia come veri e propri minigiochi.
Per quanto riguarda infine la longevità, essa, oltre ad essere favorita dai numerosi contenuti extra custoditi nella “Scatola Di Pandora”, ha anche il beneficio dei bivi presenti in ognuno dei 10 livelli della modalità principale  che ne stimolano la rigiocabilità.
In sostanza, PDO è un’esperienza poetica e delicata che giudicherei sinteticamente, parafrasando il celebre verso leopardiano, con:
“Il naufragar mi è dolce in questi cieli”

VOTO: 9,5
Sol Badguy
I'm having fun...