Autore Topic: [AMIGA] Frontier -Elite II-  (Letto 1269 volte)

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Offline Nemo NemoN

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[AMIGA] Frontier -Elite II-
« il: 15 Dic 2004, 17:26 »
Rullo di tamburi, musica orchestrale, spazio profondo, buio, silenzio.
  Vento.
  Un paesaggio desertico rosa. Un pianeta con anelli all'orizzonte. Uno spazioporto senza anima viva. Solo, sei solo.
  Cosi' inizia Frontier, un gioco di David Braben, un sogno. Hai ereditato una navetta spaziale. Hai cento crediti sul conto in banca. Che fai?
  Puoi dire che mi frega, qui ho la ragazza, un lavoro, degli amici, tanti videogiochi che sollazzano il mio tempo e che realizzano le mie aspirazioni terrene... e spegnere l'Amiga (espanso a 1 mega di memoria).
  Oppure puoi acquistare una tanica di carburante e un po' di ossigeno liquido da rivendere a qualche anno luce da qui. E partire.
  Vai sul Bulletin Board, una sorta di simulazione di cio' che erano le reti informatiche negli anni addietro, e lo spulci per trovarci un'offerta di lavoro, una missione per conto del governo federale, un autostoppista galattico, una consegna da effettuare...
  Volti meticci ti appariranno da schermi consunti e polverosi. Dialoghi brevi, contrattazioni, scambi di informazioni che hai ottenuto su altri sistemi planetari che puoi vendere per qualche credito, stando attento a non dire bugie troppo evidenti.
  Scegli le merci meno costose e via verso sistemi in cui queste merci non possono essere prodotte, oppure sono illegali, ma attenzione ai controlli della polizia.
  Devi programmare bene la rotta, potresti perderti per sempre nel vuoto enorme che separa pianeti e vite umane. Devi armarti, ci sono sempre piratucoli da strapazzo o vere e proprie flotte pronte a depredarti di tutto.
  In futuro, quando sarai capace e ne avrai mezzi, potrai diventare un bounty killer, un agente federale, un estrattore di minerali da sperduti pianetini, un tassista interstellare o un pirata tu stesso. Se salvi spesso, diventerai tutto cio' e forse, un giorno, dopo mesi e mesi di gioco ininterrotto, dopo aver esplorato i territori della Federazione, quelli dell'Impero, i pianeti liberi, quelli comunisti, quelli retti da dittature religiose, dopo aver visitato la cara (carissima) vecchia (vecchissima) Terra, potrai, forse, incontrare ai limiti della galassia, una forma di vita non umana. Silenzio, stupore, tripudio.
  Sfortunatamente non ne ho mai visto nemmeno la traccia. Questo perché non possiedo la versione per PC, Frontier- the first encounters, e oggi, che ho un PC, non riesco a trovarla.
  In ogni caso, Frontier é un gioco mastodontico. Risale a un'epoca (forse é l'ultimo gioco di quell'epoca) in cui i designers anglosassoni non badavano troppo all'esperienza videoludica del singolo giocatore, della singola sessione di gioco, ma cercavano di programmare qualcosa che, come idea, era la realizzazione di un desiderio mentale, del tutto avulso dalle tensioni del corpo. Oggi i giochi sono innanzitutto corpo, la soggettiva degli FPS alla Wolfstein 3D ha portato il corpo nello schermo. Ieri i giochi erano mente, mente matematica, linee e punti, oppure mente desiderante. Desiderare lo spazio, l'infinito. E l'infinito di Frontier é sconcertante. Non sai che fartene. Sei li', in mezzo a un universo perfettamente simulato, migliaia e migliaia di sistemi planetari che girano, puoi andare a sondarli uno a uno, nella mappa tridimensionale scalabile zoomabile a piacere in tempo reale, passare da una visione particolare della singola stazione spaziale che orbita attorno a un satellite di Giove a una visione d'insieme della Galassia, con i suoi bracci tantacolari, che ruota nel cosmo.
  Una libertà schiacciante. Che senso ha la vita? é una domanda che ti viene spontanea, dopo che giochi un po' a Frontier. Solo, in mezzo al nulla. Puoi parlare con le persone, ma puoi anche non farlo. Non hai obiettivo, non hai scopo. Devi dartelo da te. E' la vera sfida della vita, scriveva Sartre.
  Immaginatevi SimCity al cubo, in tre dimensioni reali, non solo poligonali. Esistenziali.
  Una cosa, che un giocatore di Frontier non potrà dimenticare, mai, una cosa come il finale, l'ultima immagine di FFVII, é la musica, il valzer Kubrickiano che ci accoglie davanti alla stazione spaziale, dopo un viaggio lunghissimo, enorme, nei meandri del nulla. Casa. Non si sa da dove vieni, ma quella é casa, per te, l'hai eletta a luogo dove arrivare, dove tornare, anche se non ci sei mai stato.

  Voto: 10

  Ivan Mosca
hiedi e ti sarà dato. Dai e ti sarà chiesto. Che volere di più? E' l'interazione.